Bisogna tracciare o no i testi quando si stampa? Risposta definitiva

Lorenzo MigliettaLorenzo Miglietta

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bisogna tracciare o no i font

In questo articolo voglio rispondere, in modo definitivo, ad una domanda che viene spesso fatta nel settore della grafica: bisogna o non bisogna tracciare i font di un documento prima di andare in stampa?

Di questo articolo trovi anche la versione video (estratta dal corso ABC Graphic Design):

Preparando questo articolo (e questo video) mi sono accorto di quanto, online, ci siano pochissime informazioni a riguardo.

Non solo! Mi sono accorto che le poche informazioni online su quest’argomento sono confuse e, molto spesso, piene di errori.

Quindi: bisogna o non bisogna tracciare i testi (se si vuole stampare un documento)?

Spoiler veloce se hai fretta: no, non si deve fare nel 99% dei casi.

Prima di rispondere nel dettaglio, però, faccio una piccola spiegazione su che cosa significa tracciare un testo e sul perché questo è un dubbio e una domanda molto comune.

Cosa si intende per “tracciare i testi” di un documento

In pratica, “tracciare i testi” (o “tracciare un font” o “convertire un testo in tracciato”) significa tracciarne i contorni.

E cioè trasformare quell’elemento da testo modificabile, appunto, come testo, a grafica vettoriale non più modificabile come testo.

Su Grafigata.com abbiamo due tutorial su come tracciare un font correttamente sia utilizzando Illustrator e sia utilizzando InDesign, se sei interessato al “come”:

Come detto, qui voglio invece approfondire la questione del perché, del se e del quando farlo 🙂

Perché si chiede di convertire un testo in tracciato per stampare?

Molto spesso, gli stampatori, i tipografi o i pre-stampatori impongono al progettista grafico di tracciare tutti i testi di un documento prima di mandarlo in stampa.

Questa cosa viene chiesta dagli stampatori perché quando si esporta una grafica vettoriale in pdf, quella grafica apparirà identica nel pdf su ogni computer.

Mentre invece un testo è basato sull’utilizzo di un font, che è un file e che quindi può portare a problemi di incorporabilità (cioè, su un computer diverso può non apparire quel font nel pdf).

In realtà, nella maggior parte dei casi, tracciare un testo è inutile, superfluo e, oltretutto, dannoso. Vediamo perché.

Perché non è necessario tracciare un testo prima di stampare o esportare il PDF

Voglio risolvere la questione attraverso 3 punti.

Il primo punto su cui dobbiamo fare chiarezza è la cosiddetta incorporabilità di un font in un documento pdf. Mi spiego meglio.

1. L’incorporabilità di un font in un documento PDF e le licenze dei font

In realtà, un font viene tranquillamente incorporato in un pdf (e può quindi essere visualizzato su qualunque computer attraverso quel pdf) nella maggior parte dei casi.

Questo perché l’incorporabilità di un font all’interno di un pdf dipende esclusivamente dal tipo di licenza inclusa in quel font.

In pratica:

  • Se hai acquistato o scaricato un font con la possibilità di incorporarlo in un pdf, beh, riuscirai a farlo.
  • Se invece quel file ha un licenza che lo rende non incorporabile, beh, ovviamente non lo riuscirai ad incorporare.

E quindi, teoricamente, dovrai convertire il testo in tracciato, in quel caso.

Dico teoricamente perché, in realtà, quello che stai facendo è probabilmente illegale secondo la licenza di quel font. Perché se quella licenza vieta l’incorporazione di un font ne vieta anche la trasformazione in tracciati. 

Ma non voglio addentrarmi nel discorso delle licenze di font. Anche qui, ti rimando ad un articolo che ho scritto a riguardo.

Come sapere se un font è incorporabile o meno?

Semplice, si può andare a vedere tra le proprietà del file.

Io sono un utente Windows, quindi ti mostro ora brevemente come farlo su Windows. Su Mac c’è sicuramente (credo) un’opzione simile.

Bisogna andare nella cartella Fonts all’interno di C>Windows>Fonts e andare a cliccare su un file di font col tasto destro, scegliere Proprietà e poi andare nella scheda “Dettagli”.

Lì vedrai l’opzione “incorporabilità tipi di carattere”. Ecco, quella è l’opzione che ti dice quello che ti serve sapere.

Ci sono 4 tipi di opzioni di incorporabilità dei caratteri:

  • Anteprima/Stampa
  • Modificabile
  • Installabile
  • Non incorporabile

Le prime tre opzioni indicano 3 livelli di possibile licenza di font: dal più restrittivo (Anteprima/Stampa) al più permissivo (Installabile). 

L’opzione “Non incorporabile” indica invece,  ovviamente, che non si può incorporare il tuo font nel tuo PDF.

Puoi solo utilizzare il font per lavorare al computer all’interno dei tuoi software.

Si tratta spesso di una clausola che i type designer o le fonderie inseriscono in caratteri di prova, magari quando di una famiglia di caratteri hai la possibilità di scaricarne un peso gratuitamente come anteprima.

Sapendo queste cose, cerca sempre di stare attento e di utilizzare nei pdf solo caratteri che sai di aver acquistato o per cui sai di avere la giusta licenza e livello di incorporabilità.

Cosa succede se si esporta un PDF con dentro un font non incorporabile?

Semplice: chi riceve quel pdf e non ha quello stesso font installato vedrà quel pdf con un font diverso, uno di quelli di default dei vari sistemi operativi come Arial o Myriad.

E questo, capisci bene, che è un grosso problema. Perché magari hai lavorato ad un layout ben preciso e, ovviamente, cambiare font comporta che quel layout che hai progettato si incasini completamente.

Quindi, proprio per evitare queste situazioni, purtroppo frequenti, visto che molti designer scaricano font illegalmente o non controllano le licenze,  gli stampatori chiedono A PRESCINDERE di tracciare i contorni di tutti i testi.

E lo fanno per tutelarsi e per togliersi la menata di dover controllare per ogni documento che i font siano correttamente incorporati e corrispondenti a quelli voluti dal designer.

Come vedremo tra poco, però, tracciare i contorni di un testo ne comporta un peggioramento qualitativo.

2. La questione dei vecchi software di stampa (RIP) e le incompatibilità

In molte discussioni online ho visto molti stampatori dire che esiste un’altra situazione in cui è necessario tracciare i caratteri tipografici per stampare un documento pdf e cioè quando si ha a che fare con software di macchinari di stampa piuttosto vecchi.

In realtà, quando il font è correttamente incorporato nel pdf è estremamente improbabile che si verifichino problemi con i testi.

Quello che può accadere è che alcuni vecchissimi RIP (raster image processor, i software usati dalle macchine di stampa) possano avere problemi di compatibilità con i profili di alcuni PDF.

Ma questo può essere ovviato facendosi dire dallo stampatore quale profilo di esportazione scegliere. Non tracciando i font!

Certo, ogni tanto, in casi molto rari, possono comunque capitare errori, rari, ma ci sono. In quei casi, tracciare i testi è un modo di aggirare quegli errori che viene usato in situazioni di “emergenza”.

3. Convertire un testo in tracciati ne peggiora la qualità. Ecco come

Perché insisto così tanto su sta cosa? Sull’usare la tracciatura dei testi come extrema ratio?

Perché il problema, in generale, di convertire i testi in tracciati e il motivo per cui non bisognerebbe mai farlo, è che, quando lo si fa, quei testi perdono alcune caratteristiche fondamentali per la loro leggibilità.

L’hinting e l’anti-aliasing

In particolare, l’hinting è il parametro più importante che si va a perdere.

L’hinting, in pratica, è una tecnica della tipografia digitale che rende i caratteri tipografici più leggibili, sia su schermo che in stampa, evitando che appaiano bordi “pixellosi” o sagomati in modo otticamente non preciso.

Quell’effetto pixelloso si definisce “Aliasing” ed esistono alcune tecniche di Anti-Aliasing, appunto, per prevenire la cosa, tra cui l’Hinting.

In pratica, è un modo per dare istruzioni al computer su quali pixel esattamente andare ad “accendere” per far si che venga restituita la migliore resa possibile di un’immagine bitmap.

La forma dei caratteri, e quindi gli specifici pixel da attivare, cambiano in base alla dimensione del font, così da garantire una perfetta resa anche in piccole dimensione e in bassa risoluzione.

Quando si trasforma questo testo da testo a tracciato, tracciandone i contorni, tutte queste informazioni di hinting contenute nel file del font vanno perdute.

Questo causa un deciso peggioramento della qualità del font e anche un cambiamento della forma di moltissimi glifi che, specialmente in piccole dimensioni, cambiano davvero tantissimo.

Questa è un’immagine (presa da qua) che prova esattamente quello che intendo. Guarda la differenza tra le e, ad esempio, in dimensioni di 6 pt. O anche gli errori di stampa e delineatura nella o e nella s minuscola.

Il testo non è più modificabile dopo la conversione (ovviamente)

Inoltre, bisogna ricordare che, una volta che si crea il contorno di un testo, quel documento, quel testo non è più modificabile (quindi, ovviamente, ricordati di salvarne una copia col testo modificabile nel caso lo facessi).

Il file diventa pesantissimo, tra le altre cose

Un’ultima problematica è che un PDF col testo trasformato in tracciati è molto più pesante e occupa parecchio spazio su disco in più.

Per dire: un documento di 500 pagine di testo normale può pesare circa 2 megabyte. Uno di 500 pagine con testo contornato ne peserà 200.

Conclusione: non tracciare i testi dei tuoi documenti a parte RARI casi

Quindi, per concludere, non tracciare MAI i testi dei tuoi documenti a meno che, dopo aver mandato un pdf per la stampa, non ti venga chiesto espressamente dallo stampatore.

E, anche lì, chiedi come mai. È emerso qualche problema che lo rende necessario? Altrimenti rifiutati e linkagli questo articolo.

Perché, consapevoli che si tratta di una pratica che peggiora la qualità di stampa del testo e consapevoli che in molti centri stampa viene chiesto a prescindere, per abitudine sbagliata, almeno saprete come rispondere a frasi come “eh perché si fa così”.

Non si fa così. Si fa solo in caso di problemi irrisolvibili diversamente.

Nel caso ci fossero problemi, ad esempio relativi al colore con cui stampare il testo o all’impostazione delle tinte piatte, infatti, è sempre meglio riaprire il file originale, fare le modifiche e riesportarlo in PDF.

Quindi è sempre meglio che sia il designer a modificare il file e non il prestampatore a riaprirlo in Illustrator per mettere qualche toppa qua e là.

So bene che nella maggior parte dei casi gli stampatori si trovano ad avere a che fare con file assurdi. Ma tracciare i contorni di tutti i testi deve essere una soluzione d’emergenza da usare solo in rarissimi casi. Non la prassi.

La stampa è una delle più grandi lacune per molti designer. Come imparararne le basi?

CMYK, tinte piatte, Total Area Coverage, Fogra39, gamut. Se queste parole, per te, rappresentano concetti strani che non hai mai davvero compreso, allora hai delle grosse lacune sull’argomento.

Ma queste lacune le puoi colmare senza problemi 😉

Uno dei 7 moduli di ABC Graphic Design, il corso online avanzato per imparare le basi della grafica, è proprio dedicato al mondo della stampa.

Scopri qui tutti i dettagli sul corso.

Alla prossima,

Lorenzo.

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