La psicologia dei colori: ecco cos’è e come ci influenza

Lorenzo MigliettaLorenzo Miglietta

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Psicologia dei colori

Ti sei mai chiesto perché il logo della Ferrari è rosso? O perché le scatole della Barilla sono blu? O, ancora, come mai la M del McDonald’s è gialla?

Dietro ciascuno di questi colori, spesso, ci sono strategie ben precise. Strategie di marketing, di posizionamento del brand o di pubblicità.

Ma tutte queste strategie sono basate sulla psicologia dei colori e cioè sull’effetto che i colori generano in noi.

In questo articolo te ne parlo per bene e ti vado anche a mostrare un caso studio di quanto la psicologia dei colori possa influenzare le nostre scelte.

Pronto a partire? Ok, andiamo!

La psicologia dei colori

Cosa ne sarebbe degli introiti di McDonald’s se il Ceo decidesse di riverniciare la celebre “M” con un marrone scuro?

Io scommetto che calerebbero parecchio. Non solo perché le persone non riconoscerebbero più la M gialla ma anche perché una M marrone non trasmetterebbe lo stesso effetto psicologico.

E questo, ovviamente, è dovuto alla psicologia del colore.

In un vecchio articolo su come scegliere il colore per un logo, ho definito la psicologia del colore in questo modo:

La psicologia del colore afferma che il colore è una sensazione che viene recepita dal nostro cervello e che provoca determinati sentimenti ed emozioni.

La nostra relazione con i colori che ci circondano è strettamente legata al modo in cui li abbiamo percepiti nel corso della nostra vita e determinati colori ci trasmettono ben specifiche sensazioni perché il nostro cervello, in automatico, le associa grazie alla nostra esperienza su di essi. Chiaro?

Se sei un graphic designer (o vuoi diventarlo) quindi, devi capire che la scelta del colore è un fattore cruciale per determinare la buona riuscita di un progetto.

La psicologia dei colori nella grafica

Come ti spieghiamo nel nostro corso completo sulle basi della grafica, ABC graphic design, i colori rappresentano una sorta di linguaggio non verbale che riesce a fare leva sulla mente umana e a comunicare sensazioni ben precise, prima ancora che l’occhio codifichi la parola scritta.

Un logo di colore verde, ad esempio, mette l’osservatore in una condizione emotiva ben precisa, che facilita la trasmissione di un messaggio inconscio, prima che la parola venga effettivamente letta.

Questo perché l’essere umano associa al verde i ricordi e le emozioni legate alla natura, ai prati, ai boschi, ecc.

I colori, quindi riescono ad agire ad un livello intimo della mente e ad orientare una scelta, spesso compiuta in modo quasi automatico, proprio per via di una componente biologica comune a tutto il genere umano.

Ad esempio hai mai notato come il Rosso sia uno dei colori più comuni nell’ambito delle aziende alimentari? O il Blu nei loghi istituzionali? O il Giallo tra le compagnie petrolifere? O il Grigio tra le aziende automobilistiche?

Ciascuno di questi colori, a seconda del contesto, dei propri ricordi o a seconda dell’estrazione culturale, genera determinate emozioni. Se sei interessato ai colori nel logo design ti consiglio di leggere questo articolo.

Giusto per chiarire il modo in cui i colori parlano alla nostra mente e orientano le nostre scelte, ho recentemente fatto un esperimento su Instagram del quale ora ti voglio parlare.

Andiamolo a vedere!

Caso Studio: la psicologia dei colori nei sondaggi su Instagram

In vista della creazione di questo articolo (e di questo video qui sopra) ho creato una serie di esperimenti, di test, nelle storie di Instagram della pagina di Grafigata.

In questi esperimenti ho fatto una serie di sondaggi a cui le persone potevano votare scegliendo una tra due opzioni.

I risultati sono stati davvero interessanti e ora te ne parlo per bene.

Il primo test: psicologia inversa

La settimana scorsa ho pubblicato su Instagram un semplicissimo sondaggio in cui chiedevo agli utenti di cercare di pareggiare una percentuale senza sapere cosa avessero votato gli altri prima. Era una specie di gioco che si presentava così:

In pratica, ho chiesto ai partecipanti di provare ad indovinare cosa avessero votato gli altri e di votare l’esatto contrario.

Se ogni singolo utente, cioè, riteneva che gli altri votanti avessero scelto l’opzione rossa, avrebbe dovuto selezionare quella verde e viceversa.

I risultati del primo esperimento: colore o usabilità?

Al termine del breve esperimento, il 59% del campione (di un totale di circa 1300 votanti) ha scelto l’opzione rossa, mentre il 41% ha scelto quella verde.

Ecco i risultati

Quindi: le persone hanno pensato che il verde andasse per la maggiore e ha quindi votato l’opposto, per cercare di riequilibrare le sorti del sondaggio.

Come sospettavo, quindi, la maggior parte degli utenti ha ritenuto che il verde fosse la scelta “migliore“.

Ma c’entrava davvero solamente il colore in questo risultato?

Qualcuno ha giustamente obiettato che l’opzione rossa si trovava nella parte destra dello schermo e che, quindi, fosse più accessibile per tutti coloro che non sono mancini (cioè la maggioranza della popolazione).

Questo risultato era quindi influenzato dal colore o dalla usabilità?

Bisognava fare altri test.

Secondo esperimento: scelta diretta del colore, senza trucchetti

Ho quindi replicato il test in maniera più semplice, chiedendo a chi segue la pagina Instagram di Grafigata di scegliere tra una “X” di colore verde e una rossa.

Mentre, nel corso del primo test, i partecipanti dovevano cercare di indovinare cosa avessero votato gli altri e bilanciare le percentuali attraverso il loro voto, qui si trattava semplicemente di scegliere velocemente tra rosso e verde.

Quello che volevo fare, in realtà, era capire se fosse più influente il colore o la disposizione dei pulsanti nel risultato.

Il risultato è stato abbastanza chiaro.

Nonostante il verde si trovasse ancora nel lato sinistro (quello “scomodo” del display), infatti, il 55% dei votanti ha preferito l’opzione verde.

Il verde è risultato il colore prediletto in entrambi i sondaggi, a prescindere da dove fosse collocata l’icona da cliccare per validare la scelta.

ATTENZIONE: questo però non significa che l’usabilità e la disposizione dei pulsanti non abbia alcuna influenza ma che, probabilmente, è inferiore a quella del colore.

Ho voluto comunque fare altri test per confermare le mie teorie.

Gli altri 3 test sulla psicologia dei colori su Instagram

Il terzo test: invertiamo le X!

Giusto per fugare gli ultimi dubbi relativi alla comodità, ho riproposto il secondo sondaggio andando ad invertire la posizione delle due “X”: verde a destra e rossa a sinistra.

Il risultato, questa volta, è stato di 63% a favore del verde e del 37% a favore del rosso.

Test 2 a sinistra e Test 3 a destra
(con il risultato 3 rovesciato perché ho rovesciato il sondaggio su Insta)

Se confrontiamo questo risultato con quelli precedenti possiamo trarre due conclusioni importanti:

  1. Il colore influenza la scelta.
  2. E anche la posizione dei tasti la influenza. In modo però confermativo, rafforzativo della decisione: il tasto a destra è sia verde che a destra, deve per forza essere giusto.

Risultato? Il verde vince di nuovo

Quarto test: i quadratini colorati

Successivamente ho replicato l’esperimento, andando a sostituire le “X” con delle emoji che accentuassero in modo netto la colorazione da prediligere.

Al posto di due “X”, ho quindi inserito due quadrati colorati, sempre verde e rosso, e invitato gli utenti a scegliere il loro preferito.

Con mia sorpresa, il risultato è rimasto molto più in bilico rispetto ai sondaggi, precedenti, con una prevalenza del verde pari al 52%, rispetto al 48%.

Analizzando i risultati, ho constatato che qui sono subentrati tre fattori, in grado di orientare la scelta.

Il primo fattore è che, poiché questo sondaggio è stato proposto immediatamente dopo al precedente, è molto probabile che alcuni utenti abbiano operato scelte differenti perché “stufi” di selezionare l’opzione verde e di vederla sempre vincere.

Esiste infatti una tendenza nell’animo umano a parteggiare per chi sta perdendo; provate ad immaginare di assistere ad una partita di calcio tra due squadre che vi sono del tutto indifferenti, per quale tifereste?

Probabilmente per quella che sta perdendo, dato che la rimonta esalta il nostro spirito e accende la competizione.

La seconda ragione è legata, ancora una volta, al posizionamento delle icone: qui il rosso era a destra (come nei primi due test) e quindi più facilmente accessibile.

Il terzo motivo risiede proprio nella scelta delle emoji: i quadratini colorati permettevano al rosso di esprimere tutto il suo potenziale, mentre le “X” risultavano quasi alla stregua di un fattore limitante.

Mentre il rosso delle “X” risultava un po’ sbiadito, per via della forma esile, il rosso dei quadratini era più acceso ed intenso, suscitando emozioni più forti rispetto al suo precedente corrispettivo.

Il verde, comunque, ha “vinto” anche qua

Quinto (ed ultimo) test: rendere scomodo votare il verde

Alla fine di questa serie di test ho provato a spingere il concetto di comodità al suo estremo, riproponendo la stessa scelta tra rosso e verde su base verticale.

Ponendo la “X” rossa sopra la “X” verde, l’invito a prediligere la prima opzione era qui palese, dato che l’occhio umano si trova maggiormente attratto, per sua stessa natura, da tutto ciò che si trova in alto.

Con questo schema che prevedeva la “X” rossa al centro dello schermo e quella verde quasi nascosta, il rosso è finalmente riuscito ad affermarsi, ma solo di misura.

In barba ad un posto privilegiato sul display, che avrebbe dovuto valere probabilmente anche un 60/70%, l’icona rossa ha infatti raggiunto solo un 54% che attesta, ancora una volta, la preferenza degli utenti per il verde.

Nonostante il rosso abbia finalmente trionfato, cioè, la sua vittoria è risultata nettamente inferiore alle aspettative, dato che la sua posizione privilegiata sul display avrebbe dovuto indurre gli utenti a cliccare in massa sulla “X” rossa e a snobbare la “X” verde, messa in palese posizione subalterna.

Conclusione del test: il verde ha vinto perché eravamo nel contesto di un sondaggio

Ringraziando tutti coloro che hanno partecipato ai miei sondaggi, siamo arrivati al punto della questione che ci stava a cuore: la psicologia del colore influenza quotidianamente le nostre scelte.

La predilezione per il verde, in tutte le condizioni possibili e immaginabili, ha mostrato come gli utenti tendano a scegliere in modo quasi istintuale quella colorazione, rispetto al suo corrispettivo rosso.

Tutti i test sono stati effettuati volutamente in assenza di contesto proprio per ridurre la scelta ai minimi termini, senza altri fattori che entrassero in gioco.

Risulta infatti evidente che se i nostri colori fossero stati declinati ad un oggetto o un logo ben preciso, avremmo avuto esiti del tutto differenti.

In questo caso, però, eravamo all’interno di un sondaggio! E, all’interno di un sondaggio, il contesto è che verde = giusto e rosso = sbagliato.

Le persone quindi hanno votato di più il verde proprio per questa associazione mentale all’interno del contesto.

E questo concetto del contesto è di fondamentale importanza.

Perché non è assolutamente detto che il verde vince sempre sul rosso, anzi! Ma in questo contesto, in un sondaggio, sì: il verde vince.

Perché la psicologia dei colori funziona in base al contesto in cui osserviamo un colore.

Proprio perché, in natura, cose ben diverse tra loro possono avere lo stesso colore.

Il rosso può essere sangue, può essere un delizioso frutto o può essere un incendio. E ciascuna di queste cose genera forti emozioni ben diverse l’una dall’altra.

La psicologia dei colori influenza le nostre scelte

Dai miei sondaggi possiamo dunque trarre una conclusione importante: la psicologia dei colori ci influenza nelle nostre scelte, sia nelle preferenza di un colore astratto dal contesto, sia per quanto riguarda  il modo in cui i colori si adattano ad un contesto.

Per diventare un graphic designer devi costantemente valutare entrambi i fattori e devi imparare a scegliere quando e come impiegare un determinato colore per trasmettere un messaggio chiaro al cervello di chi osserva.

Come ti ho anticipato, esiste una componente evolutiva che ci porta ad agire in base a scelte cromatiche, ma ne esiste anche una che deriva dall’educazione e dall’esperienza.

Per questa ragione, un bambino piccolo rifugge la verdura (i cibi verdi sono associati a qualcosa di potenzialmente velenoso nel nostro cervello), ma adora addormentarsi in una cameretta dalle pareti verdi o scarabocchiare su un banchetto acqua marina.

L’equazione tra rosso e pericolo, della quale ti ho parlato nel mio articolo Come scegliere il colore di un logo, cessa di valere se lo stesso discorso viene riferito ad una mela o ad una macchina sportiva, perché qui il ruolo dell’esperienza è più marcato rispetto a quello giocato dalla nostra componente antropologica.

La piena comprensione dei due fattori, biologico e ambientale, alla base della psicologia dei colori ti permetterà di colpire a bersaglio sicuro ogni volta in cui ti troverai indeciso sulla scelta da operare.

Come imparare a sfruttare la psicologia dei colori nella grafica?

Ben lungi dall’essere un semplice elemento decorativo di un progetto, il colore è parte integrante di ogni aspetto della nostra realtà e del nostro lavoro.

Il colore parla al cervello prima ancora che la parola e l’immagine vengano codificate dalla mente e si trasformino in messaggi chiari.

I miei test hanno mostrato come ci sia una componente istintuale che ci porta a preferire il verde al rosso, in assenza di parole o forme che subentrino a cambiare il valore della nostra scelta.

Se tutto questo ti ha appassionato, nel nostro corso completo sulle basi della grafica, ABC graphic design, ti guideremo passo per passo nella scelta del colore più adatto ad ogni tipologia di progetto, chiarendoti nel dettaglio il ruolo che il colore gioca nel processo comunicativo.

All’interno del corso, diviso in 6 moduli principali, uno di quei moduli è proprio dedicato a come usare il colore nella grafica.

La scelta del colore adatto, in tutte le sfumature, è un fattore dal quale nessun graphic designer può prescindere, sia che si tratti del colore di un logo, sia che ci troviamo intenti a colorare progetti complessi.

Altri articoli e libri utili

Alla prossima,

Lorenzo.

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