I 6 principi fondamentali del graphic design

Una delle domande che più spesso viene fatta dai giovani designer che vogliono migliorare e da chi si sta approcciando alla grafica è “come posso migliorare come graphic designer?”.

Ed è una bella domanda. Io stesso me la sono fatta più volte. E continuo a farmela, spinto dalla curiosità (la caratteristica più importante per un designer).

Per rispondere, mi piacerebbe riflettere su come tutti noi abbiamo imparato a scuola materie complesse come la matematica o le lingue straniere. La prima cosa che si fa, quando si approccia una nuova lingua o una nuova materia è impararne le basi.

Recentemente ho pian piano ricominciato a imparare il Francese, come sfizio personale, e ho ovviamente cominciato studiando cose come i nomi, i pronomi, i numeri, la pronuncia e la struttura della frase. Insomma mi sono concentrato sulle basi.

La stessa cosa è con il graphic design.

Uno non nasce graphic designer, ci diventa. Impara ad esserlo. E per imparare bisogna studiare, bisogna applicare rigorosamente quello che si è studiato e concentrarsi, innanzitutto, su quelli che sono i principi fondamentali del graphic design.

In questo articolo, aiutandomi con i migliori trattati degli ultimi cento anni sul design, ho individuato proprio quelli che sono i 6 principi fondamentali del graphic design.

I 6 principi fondamentali del graphic design

Ma prima di andarli a vedere, è bene partire ancora di più dalle basi.

Linea, direzione, forma, dimensione, texture, colore e luminosità (o valore). Questi sono i 6 elementi alla base della grafica e del design.

Se si vuole quindi approcciare il mondo della grafica (del design e anche dell’arte) a partire da zero, probabilmente bisogna partire da qui.

Se questi elementi base vanno quindi a costruire il pavimento delle conoscenze da graphic designer, i 6 principi fondamentali di cui vado a parlare adesso, saranno i mattoni. Gli elementi con cui costruire tutto quanto 😉

Principio n. 1: la base di tutto è la tipografia

La tipografia e lo studio dei font dovrebbero essere una delle basi fondamentali per ogni designer e sicuramente una delle primissime cose da conoscere per un giovane designer.

Si può capire molto sulle qualità di un designer dai caratteri che sceglie di utilizzare. E da come li utilizza.

Si può capire molto su un designer dai caratteri che utilizza. Click To Tweet

La tipografia è una delle basi fondanti della grafica. Si possono creare interi progetti semplicemente usando caratteri tipografici e combinandoli tra loro. Si può trasformare completamente un intero progetto grafico maneggiando meglio i font utilizzati. La dinamica con cui si utilizzano i testi, può diventare anche il vero aspetto creativo di un progetto.

Uno dei poster della serie Dubonnet, progettati da Cassandre

Come migliorare la conoscenza su font e tipografia?

La prima cosa da fare è studiare la terminologia e la dinamica dei font (leggi cos’è un font e quali sono gli elementi di un font). Bisogna sapere come funzionano cose come kerning, tracking e cosa sono contrasto e x-height, tra le tante cose.

Diventa fondamentale, ovviamente, anche essere capaci a scegliere ed abbinare i font. A tal proposito leggi la mia guida alla scelta del font e quella su come abbinare i font.

Proprio perché la tipografia è uno dei pilastri fondamentali della grafica, ho creato l’unico corso per designer dedicato ai font e alla tipografia, Font-Ninja.

Scopri Font-Ninja

Principio n. 2: le griglie non sono costrizioni ma punti di partenza

“Il grid system (l’insieme delle griglie) è un aiuto, non una garanzia di successo. Permette di farne tutta una serie di utilizzi, tra i quali il designer può trovare una soluzione adatta al suo stile personale.
Ma bisogna imparare come usarle le griglie; è un’arte che richiede pratica.”
Joseph Müller-Brockmann, nel libro “Grid Systems in Graphic Design”

In italiano, in ambito grafico, spesso la parola “griglia” viene sostituita con “gabbia”. Questo genera un effetto negativo: ci dà l’idea che si tratti di qualcosa che imprigiona la creatività.

In realtà le griglie non sono costrizioni. Non sono “gabbie”.

Le griglie, nel graphic design, sono esattamente l’opposto! Sono il campo da gioco all’interno cui giocare. Sono il foglio bianco da cui partire in modo ordinato. Sono il punto di partenza di ogni progetto di design.

O, perlomeno, così dovrebbe essere.

Molto spesso, invece, molti, troppi designer ignorano una progettazione ordinata attraverso un utilizzo efficace delle griglie.

Proprio a tal proposito, ho scritto uno degli articoli più approfonditi di Grafigata riguardo le griglie. Leggi come si usano le griglie nella grafica.

Principio n. 3: usa lo spazio bianco per creare equilibrio

Lo spazio bianco va considerato come un elemento attivo, non come uno sfondo passivo
– Jan Tschichold

Gli spazi bianchi, intesi come spazi “vuoti”, aiutano a stabilire equilibrio ed armonia visiva all’interno di un progetto grafico. Servono a collegare concettualmente vari elementi tra loro e ad aumentare leggibilità e fruibilità di un progetto.

Imparare a gestire gli spazi bianchi e a sfruttarne le dinamiche è davvero molto importante per creare design di qualità. 

Certo, si può prendere ispirazione da siti come Behance, guardando i progetti di altri designer. Ma è molto più efficace a lungo termine sviluppare il proprio buon gusto. La propria capacità di gestione dello spazio bianco.

Si può ad esempio iniziare imparando come gestire lo spazio bianco all’interno dei testi, nella tipografia.

Come scrivo in quest’articolo sullo spazio bianco, nella tipografia, ci sono micro whitespace (spazi bianchi) e macro whitespace. I macro sono, ad esempio, i margini di una pagina o il padding in un sito web. I micro, sono cose come kerning, tracking e interlinea.

Imparare a gestire bene i micro whitespace è già un grande passo avanti. Uno degli aspetti più difficili nella tipografia, ad esempio, è la gestione del kerning (o crenatura, cioè lo spazio tra i caratteri in un font). Un aiuto in questa direzione è questo giochino, Kern Type, che ho scoperto in cui bisogna sistemare le lettere in modo da farle avere il giusto kerning.

Io ho fatto 92/100, ti sfido a fare meglio! 🙂 Scrivi nei commenti a questo articolo il tuo risultato!

Un altro metodo per allenare il tuo occhio nella gestione degli spazi bianchi, che ho trovato qui, è quello di: prendere un progetto di grafica famoso, disegnare l’asse delle x e delle y, semplificare gli elementi del progetto in forme base, analizzare come questi elementi sono bilanciati tra loro e infine riorganizzarli tenendo conto degli spazi e delle relazioni tra di loro.

Il consiglio è di fare grande attenzione a come gli spazi vuoti influenzano gli elementi e gli equilibri.

Principio n. 4: le dimensioni creano gerarchie visive

Per l’occhio umano, qualcosa di dimensionalmente più grande a livello visivo, risulta più importante: è qualcosa cui prestare maggiore attenzione.

Quando si vogliono creare gerarchie visive, quindi, la gestione degli elementi visivi è di fondamentale importanza.

Non è un caso che, nei libri o nei siti web, i titoli di capitoli e paragrafi siano più grandi del testo. Ancora una volta, infatti, dalla tipografia si può imparare molto. Distribuendo nel modo giusto i testi all’interno di un manifesto, si ottiene la giusta trasmissione di messaggio all’osservatore.

All’interno di un progetto di design, qualsiasi esso sia, gli elementi più grandi sono quelli che risaltano maggiormente e che, quindi, risultano più importanti.

Se si progetta la homepage di un sito web, bisogna fare in modo di “far andare” lo sguardo dell’utente verso gli elementi più importanti o che vuole trovare. Se un sito di ricerca di viaggi inserisce la barra di ricerca molto piccola in alto a destra, quel sito otterrà risultati scadenti.

Mentre invece, se il sito darà il giusto risalto dimensionale, sfruttando anche spazi bianchi e griglie, allora l’effetto sarà radicalmente opposto:

Screenshot del sito Rome2Rio

Principio n. 5: i colori trasmettono significati ed emozioni

Chi ha studiato arte lo sa: i colori fanno la differenza. E nel graphic design hanno un ruolo primario.

I colori possono trasmettere i significati di quello che si sta comunicando. E lo fanno attraverso le emozioni.

Scegliere una palette di colori diventa quindi una fase molto importante all’interno del processo creativo. In questo articolo do 10 consigli pratici su come scegliere una palette di colori. Ma i punti chiavi possono essere riassunti in questi:

  • Scegli i colori in base al target con cui stai parlando. Ciascuna persona, o gruppo di persone, reagisce in modo diverso ad un colore in base alle proprie esperienze, la propria situazione emotiva e le dinamiche culturali.
  • Identifica in modo dettagliato lo scopo dei colori che devi scegliere. Quali obiettivi vuoi raggiungere? Che messaggio vuoi trasmettere? Sono domande cruciali a cui rispondere per far in modo di trasmettere i giusti significati e le giuste emozioni.
  • Semplicità. Non scegliere troppi colori e sceglili in modo ordinato e coerente. Un colore di sfondo, un colore primario e un colore per far risaltare alcuni elementi, generalmente bastano.

Un modo per allenarsi a creare palette di colori efficaci è quello di prendere spunto da ciò che offre la natura. Utilizza app come Adobe Color per generare palette fotografando ambienti, scenari naturali o altro.

Allo stesso modo, puoi prendere spunto dai grandi maestri dell’arte, dal cinema o da altri designer.

Palette di colori del dipinto “Notte stellata” di Vincent Van Gogh

Palette di colori del film “Le avventure acquatiche di Steve Zissou” di Wes Anderson.

Principio n. 6: il design è bello se è utile

Il graphic design – che soddisfa bisogni estetici, rispetta le leggi della forma e le esigenze dello spazio bidimensionale; che parla usando la semiotica, il sans-serif e la geometria; che astrare, trasforma, traduce, ruota, dilata, ripete, riflette, suddivide e raggruppa – non è un buon design se poi risulta inutile.

Il graphic design – che evoca la simmetria di Vitruvio, la simmetria dinamica di Hambidge, l’asimmetria di Mondrian; che è buona Gestalt; generato dall’intuizione o da un computer, dall’invenzione o da un sistema di coordinate – non è un buon design se non collabora come strumento al servizio della comunicazione.

– Paul Rand, dal libro “Pensieri sul design”

Questa citazione di Paul Rand è una delle mie frasi preferite riguardo il design. Il design non è decorazione né marketing. Il design non è solo estetica né solo significato. Ma un insieme di tutto ciò.

Il design non è solo estetica né solo significato. Ma un insieme di tutto ciò.Click To Tweet

Questo è un principio su cui tengo molto e che cerco di sottolineare spesso all’interno dei molti articoli di Grafigata.

Non so come ci si possa “allenare” riguardo la comprensione di questo aspetto. Forse viene tutto dall’esperienza o forse dalla somma delle conoscenze degli altri 5 principi. Ma comunque bisogna sempre tenere conto, quando si progetta, sia del significato che dell’estetica.

Conclusioni

Per scrivere questo articolo ho usato come fonti, a parte le mie conoscenze e i miei stessi articoli qui su Grafigata, una serie di libri e contenuti online.

Innanzitutto il libro “Pensieri sul design” di Paul Rand, “Grid Systems in Graphic Design” di Joseph Müller-Brockmann, questo articolo su Freecodecamp di Jonathan Z. White, l’ebook “Universal Principles of Design” di William Lidwell, il “Canone Vignelli” di Massimo Vignelli, la pagina di Wikipedia inglese “Visual design elements and principles”, in parte tratta a questo articolo di John Lovett.

Questo perché gli argomenti di questo articolo, essendo alla base di un argomento come il design, sono enoooormemente vasti.

Se dopo aver letto questo articolo sei ancora invogliato a studiare ed approfondire il mondo del graphic design e i suoi principi fondamentali, allora sei sulla strada giusta! 😉

Alla prossima,

Lorenzo.

P.s.: condividi con i tuoi amici questo articolo! 😉