I 6 principi fondamentali del graphic design

Lorenzo MigliettaLorenzo Miglietta

11 COMMENTI

I 6 principi fondamentale del graphic design large

Una delle domande che più spesso viene rivolta dai giovani designer e da chi si sta approcciando alla grafica è: “come posso acquisire nuove abilità per diventare un vero graphic designer?”.

Ed è una bella domanda. Io stesso me la sono fatta più volte e continuo a farmela, spinto dalla curiosità (la caratteristica più importante per un designer).

Per rispondere, mi piacerebbe riflettere sul modo in cui tutti noi abbiamo imparato a scuola materie piuttosto complesse, come la matematica o le lingue straniere. Nessuno, per imparare la matematica, partirebbe con lo studio delle disequazioni o, per imparare l’inglese, leggendo l’Amleto di Shakespeare! Perché la prima cosa che si fa, quando si approccia una nuova lingua o una nuova materia è impararne le basi.

Recentemente, ho pian piano ricominciato a imparare il francese, come sfizio personale, e ho ovviamente cominciato studiando cose come i nomi, i pronomi, i numeri, la pronuncia e la struttura della frase. Insomma mi sono concentrato sulle basi.

La stessa cosa è con il graphic design.

Non si nasce graphic designer, ci si diventa, si impara ad esserlo. E, per imparare, bisogna studiare e concentrarsi, innanzitutto, su quelli che sono i sei principi fondamentali del graphic design.

Questo articolo nasce proprio come risposta alla fatidica domanda che ti stai ponendo e come introduzione a tutto quello che andrò a spiegarti nel mio corso ABC Graphic Design, il corso avanzato di Grafigata sulle basi del graphic design.

I 6 principi fondamentali del graphic design

Facendo un piccolo passo indietro, voglio ricordarti  che la conoscenza del graphic design si basa su concetti ancora più elementari, comuni a tutto l’universo delle arti visive e grafiche.

Darò quindi per scontato, nel resto dell’articolo, che tu possieda una certa familiarità con i alcuni elementi alla base della grafica e del design come linea, direzione, forma, dimensione, texture, colore e luminosità (o valore).

Se si vuole quindi approcciare il mondo della grafica (del design e anche dell’arte) partendo da zero, probabilmente bisogna partire da qui.

Se gli elementi base sopraccitati rappresentano quindi il pavimento delle conoscenze da graphic designer, i 6 principi fondamentali di cui vado a parlare adesso, saranno i mattoni. Gli elementi con cui costruire tutto quanto 😉

Principio n. 1: la base di tutto è la tipografia

Overshoot tipografia

La conoscenza della tipografia e lo studio dei caratteri rappresentano una delle basi fondamentali per ogni designer e, sicuramente, una delle primissime materie dalle quali cominciare a studiare.

Quante volte capiamo la personalità di uno sconosciuto semplicemente osservando la sua calligrafia? Spesso, immagino, dato che una scrittura frettolosa, curata, a “zampa di gallina” o sbilenca ci dicono già con che tipo di persona andremo a relazionarci.

Per un designer è la stessa cosa: la cura che si cela dietro la scelta di un font fa capire da subito al mondo (e non solo agli altri designer) quali sono le intenzioni e quale messaggio vuole trasmettere.

Il modo in cui un designer sceglie ed impiega un carattere tipografico non non dovrebbe mai essere frutto del caso, ma di una scelta premeditata e consapevole, che pone il carattere in relazione con l’obiettivo finale del suo progetto.

Si può capire molto su un designer dai caratteri che utilizza. Click To Tweet

A differenza di quanto accade per la scrittura a mano libera, la tipografia possiede una gamma di possibilità ancora più ampia, dato che è possibile creare interi progetti grafici semplicemente usando caratteri tipografici e combinandoli tra loro.

Si può trasformare completamente un intero progetto, andando ad alterare e combinare meglio i caratteri impiegati. La dinamica con cui si utilizzano i testi, può, in quest’ottica, diventare il vero aspetto creativo di un progetto.

Uno dei poster della serie Dubonnet, progettati da Cassandre

Se, per caso, rientri nel gruppo di coloro che hanno sempre pensato che una “A” sia una “A”, punto e basta, a prescindere dal carattere con cui viene composta, sappi che dietro ogni lettera si cela un intero universo che cambia e si trasforma, a seconda di come la lettera viene scritta e realizzata.

Una “C” presente su un pacchetto di “Camel”, e una “C” apposta su una confezione di coriandoli in vendita dal tabaccaio, possiedono identico valore, quando parliamo, ma la loro rappresentazione scaturisce da esigenze comunicative profondamente differenti.

Come migliorare nell’uso dei caratteri tipografici

Se desideri sviscerare a fondo di segreti che si nascondono dietro le lettere, ti consiglio di partire da una base linguistica (leggi cos’è un font e quali sono gli elementi di un font), per poi andare ad analizzare nel dettaglio nozioni sempre più complesse, come: kerning, tracking e cosa sono contrasto e x-height.

Una volta scoperti i segreti dei vari font e della loro dinamica, potrai dunque dare libero sfogo alla tua creatività ed iniziare a giocare con i caratteri secondo una serie di schemi ben precisa, che ho ampiamente illustrato nella mia guida alla scelta del font e quella su come abbinare i font.

Principio n. 2: le griglie non sono costrizioni ma punti di partenza

“Il grid system (l’insieme delle griglie) è un aiuto, non una garanzia di successo. Permette di farne tutta una serie di utilizzi, tra i quali il designer può trovare una soluzione adatta al suo stile personale.
Ma bisogna imparare come usarle le griglie; è un’arte che richiede pratica.”
Joseph Müller-Brockmann, nel libro “Grid Systems in Graphic Design”

Fin da bambini, quando iniziamo a disegnare, ci insegnano che seguire uno schema, rappresenta una sorta di limitazione alla nostra naturale tendenza all’espressività.

Tutte le scuole insegnano, fin dalla primissima infanzia, a lasciare esprimere il bambino liberamente, quasi come se lo schema o la forma geometrica fossero una sorta di mostro che divora le emozioni racchiuse nel disegno a mano libera.

Purtroppo, questa convinzione è ben radicata nella mente di molti graphic designer, che rifuggono le “griglie” come se fossero una prigione che limita la creatività.

Giusto per aumentare questa sensazione, la lingua italiana, in ambito grafico, tende a sostituire la parola “griglia” con “gabbia”. Questo genera un effetto negativo: ci dà l’idea che si tratti di qualcosa che imprigiona la creatività e conferma, a livello inconscio, quanto appreso in tenera età.

In realtà le griglie non sono costrizioni. Non sono “gabbie”.

Le griglie, nel graphic design, sono esattamente l’opposto! Sono il campo da gioco all’interno del quale giocare liberamente. Il foglio bianco da cui partire in modo ordinato. Sono il punto di partenza di ogni progetto di design.

Molto spesso, invece, molti, troppi designer ignorano una progettazione ordinata attraverso un utilizzo efficace delle griglie.

Proprio per farti capire l’importanza delle griglie, ho scritto uno degli articoli più approfonditi di Grafigata (come si usano le griglie nella grafica), in cui cerco di chiarire per bene l’immenso valore del nostro strumento grafico.

Principio n. 3: usa lo spazio bianco per creare equilibrio

Lo spazio bianco va considerato come un elemento attivo, non come uno sfondo passivo
– Jan Tschichold

Prova ora a chiudere gli occhi e ad immaginare una canzone priva di pause, in cui tutti gli strumenti (voce inclusa) battono incessantemente dall’inizio alla fine del brano, senza mai lasciare respiro al pezzo.

Scommetto che non ci sei riuscito; perché non esiste musica senza pause, suono senza silenzio e cantato senza respiro.

Esattamente come la musica è fatta di suoni e silenzi, la grafica è fatta di colori e spazi bianchi, dalla cui unione scaturisce il risultato finale che intendiamo raggiungere.

Gli spazi bianchi, intesi come spazi “vuoti”, aiutano a stabilire equilibrio ed armonia visiva all’interno di un progetto grafico. Servono a collegare concettualmente vari elementi tra loro e ad aumentare leggibilità e fruibilità di un progetto.

Imparare a gestire gli spazi bianchi e a sfruttarne le dinamiche è davvero molto importante per creare design di qualità, perché lo spazio bianco, se usato ad arte, esalta e non svilisce la forma, le conferisce centralità e dinamica.

Come migliorare nella gestione dello spazio bianco in un progetto?

Il mio consiglio  è quello di partire sempre dall’ambito tipografico, dove lo spazio bianco svolge un ruolo cruciale per garantire una buona leggibilità.

Come scrivo in quest’articolo sullo spazio bianco, nella tipografia, ci sono spazi bianchi micro e spazi bianchi macro. Quelli macro sono, ad esempio, i margini di una pagina o il padding in un sito web. I micro, sono cose come crenatura, spaziatura e interlinea, invece.

Imparare a gestire bene i micro spazi bianchi è già un grande passo avanti. Uno degli aspetti più difficili nella tipografia, ad esempio, è la gestione del kerning (o crenatura, cioè lo spazio tra i caratteri in un font). Un aiuto in questa direzione è questo giochino, Kern Type, che ho scoperto in cui bisogna sistemare le lettere in modo da farle avere il giusto kerning.

Io ho fatto 92/100, ti sfido a fare meglio! Scrivi nei commenti a questo articolo il tuo risultato! 🙂

Un altro metodo per allenare il tuo occhio nella gestione degli spazi bianchi, che ho trovato qui, è quello di: prendere un progetto di grafica famoso, disegnare l’asse delle x e delle y, semplificare gli elementi del progetto in forme base, analizzare come questi elementi sono bilanciati tra loro e infine riorganizzarli tenendo conto degli spazi e delle relazioni tra di loro.

Il consiglio, in ogni caso, è di fare grande attenzione a come gli spazi vuoti influenzano gli elementi e gli equilibri e, ancora una volta,per questo, ti rimando al corso Abc graphic design, dove l’argomento viene trattato nel dettaglio e dove il vuoto si trasforma in una sorta di alleato.

Principio n. 4: le dimensioni creano gerarchie visive

Per l’occhio umano, qualcosa di dimensionalmente più grande, a livello visivo, risulta più importante: è qualcosa cui prestare maggiore attenzione.

Una copertina di un libro in cui titolo, nome dell’autore, sottotitolo e casa editrice vengono stampati con lo stesso carattere e le stesse dimensioni, è una copertina che non dice nulla, che distrae lo sguardo e che non riuscirà mai a farci venire voglia di comprare il libro.

Tutta la comunicazione scritta si basa su gerarchie visive ben precise: è sufficiente che pensiate ai giganteschi “caratteri cubitali” dei giornali o alle piccolissime clausole dei contratti per capire al volo come le dimensioni evidenzino o nascondano messaggi ben precisi.

Per essere un buon graphic designer, occorre dunque calibrare perfettamente la scelta dimensionale, per non trasmettere il messaggio sbagliato e confondere coloro che guardano il nostro progetto senza capire cosa è importante e cosa invece non lo è.

Anche in questo caso, per imparare a creare gerarchie visive ad effetto, occorre partire dall’elemento tipografico dato che la lettera è senz’altro la base giusta per prendere confidenza con la possibilità di strutturare elementi grafici molto più complessi.

Distribuendo nel modo giusto i testi all’interno di un manifesto, si ottiene la giusta trasmissione di messaggio all’osservatore.

Uno dei miei esempi preferiti da mostrare quando si parla di gerarchia visiva sono i poster di Joseph Muller-Brockmann, come questi qua sotto, in cui il concetto viene graficamente espresso alla perfezione.

Se si progetta la homepage di un sito web, bisogna fare in modo di “far andare” lo sguardo dell’utente verso gli elementi più importanti o che vuole trovare. Se un sito di ricerca di viaggi, ad esempio, inserisce la barra di ricerca molto piccola in alto a destra, quel sito otterrà risultati scadenti.

Mentre, invece, se il sito darà il giusto risalto dimensionale, sfruttando anche spazi bianchi e griglie, allora l’effetto sarà radicalmente opposto:

Screenshot del sito Rome2Rio

Principio n. 5: i colori trasmettono significati ed emozioni

Chi ha studiato arte lo sa: i colori fanno la differenza. E nel graphic design rivestono un ruolo primario.

I colori possono trasmettere i significati di quello che si sta comunicando. E lo fanno attraverso le emozioni.

Un rosso acceso, un rosso magenta o un rosso sbiadito comunicano sensazioni profondamente differenti; prova a prendere un’opera di Matisse e a “ri-colorarla” con gradazioni più tenui e capirai immediatamente come il quadro si sia rapidamente trasformato in un’opera scialba e senza senso.

Saper scegliere la palette di colori adeguata è comunque una tappa fondamentale del processo creativo. In questo articolo do 10 consigli pratici su come scegliere una palette di colori. Ma i punti chiave possono essere riassunti in questi:

  • Scegli i colori in base al target con cui stai parlando. Ciascuna persona, o gruppo di persone, reagisce in modo diverso ad un colore in base alle proprie esperienze, alla propria situazione emotiva e alle dinamiche culturali.
  • Identifica in modo dettagliato lo scopo dei colori che devi scegliere. Quali obiettivi vuoi raggiungere? Che messaggio vuoi trasmettere? Sono domande cruciali a cui rispondere per far in modo di trasmettere i giusti significati e le giuste emozioni.
  • Semplicità. Non scegliere troppi colori e sceglili in modo ordinato e coerente. Un colore di sfondo, un colore primario e un colore per far risaltare alcuni elementi, generalmente bastano.

Un modo per allenarsi a creare palette di colori efficaci è quello di prendere spunto da ciò che offre la natura. Utilizza app come Adobe Color per generare palette fotografando ambienti, scenari naturali o altro.

Allo stesso modo, puoi prendere spunto dai grandi maestri dell’arte, dal cinema o da altri designer.

Palette di colori del film “Le avventure acquatiche di Steve Zissou” di Wes Anderson.

Principio n. 6: il design è bello se è utile

Il graphic design – che soddisfa bisogni estetici, rispetta le leggi della forma e le esigenze dello spazio bidimensionale; che parla usando la semiotica, il sans-serif e la geometria; che astrare, trasforma, traduce, ruota, dilata, ripete, riflette, suddivide e raggruppa – non è un buon design se poi risulta inutile.

Il graphic design – che evoca la simmetria di Vitruvio, la simmetria dinamica di Hambidge, l’asimmetria di Mondrian; che è buona Gestalt; generato dall’intuizione o da un computer, dall’invenzione o da un sistema di coordinate – non è un buon design se non collabora come strumento al servizio della comunicazione.

– Paul Rand, dal libro “Pensieri sul design”

Questa citazione di Paul Rand è una delle mie frasi preferite riguardo il design. Il design non è decorazione né marketing. Il design non è solo estetica né solo significato. Ma un insieme di tutto ciò.

Il design non è solo estetica né solo significato. Ma un insieme di tutto ciò.Click To Tweet

Il design è l’anello di congiunzione tra due universi solo apparentemente distinti, dato che un progetto di design trova nella sua funzionalità un’intrinseca bellezza e nella sua bellezza un’intrinseca funzionalità.

Un progetto di design coglie nel segno solo quando riesce ad essere utile, a livello comunicativo, riuscendo, al contempo a “scaldare il cuore” di chi lo guarda, come in un balletto in cui bellezza e funzionalità si fondono.

Questo è un principio su cui tengo molto e che cerco di sottolineare spesso all’interno dei molti articoli di Grafigata.

Per essere un buon designer bisogna necessariamente trovare un punto di unione tra la nostra volontà di trasmettere un messaggio e il farlo nel modo esteticamente più piacevole e adatto.

Esattamente come la capacità di guidare un’automobile ad alta velocità, di suonare la chitarra o di dipingere, qui entra un gioco un fattore del tutto personale, che pone la sensibilità individuale al centro del nostro modo di fare grafica.

Non so dirti di preciso come ci si possa “allenare” riguardo la comprensione di questo aspetto. Forse viene tutto dall’esperienza o forse dalla somma delle conoscenze degli altri 5 principi. Ma comunque bisogna sempre tenere conto, quando si progetta, sia del significato che dell’estetica.

Conclusioni

Per scrivere questo articolo ho usato come fonti, a parte le mie conoscenze e i miei stessi articoli qui su Grafigata, una serie di libri e contenuti online.

Innanzitutto il libro “Pensieri sul design” di Paul Rand, “Grid Systems in Graphic Design” di Joseph Müller-Brockmann, questo articolo su Freecodecamp di Jonathan Z. White, l’ebook “Universal Principles of Design” di William Lidwell, il “Canone Vignelli” di Massimo Vignelli, la pagina di Wikipedia inglese “Visual design elements and principles”, in parte tratta a questo articolo di John Lovett.

Questo perché gli argomenti di questo articolo, essendo alla base di un argomento come il design, sono enoooormemente vasti.

Se dopo aver letto questo articolo sei ancora invogliato a studiare ed approfondire il mondo del graphic design e i suoi principi fondamentali, allora sei sulla strada giusta e puoi iniziare a scoprire il corso ABC Graphic Design grazie al quale avrai una panoramica completa ed esaustiva sul mondo della grafica.

Si tratta di un corso di più di 65 video-lezioni per un totale di circa 10 ore di lezioni, all’interno di un’area membri a cui potrai accedere per sempre e vedere i video in qualunque momento.

Trovi tutte le informazioni su ABC Graphic Design su questa pagina qui!

Alla prossima,

Lorenzo.

Discussione: