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La storia di Picasso su quanto farsi pagare per un progetto creativo

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La storia di Picasso sul quanto farsi pagare

Se tu sei uno di quelli che segue Grafigata già da un po’ sai che il mio modo di affrontare i vari argomenti di grafica e design qui sul blog, così come negli studi e nel lavoro, è un approccio molto pragmatico e pratico alla materia. Sai anche che, solitamente i miei articoli sono incentrati spesso sulle mie storie, le mie esperienze e su consigli che provo a trasmetterti.

Quest’oggi, invece, voglio focalizzarmi maggiormente su quello che uno dei più grandi artisti del ‘900 ha da dirti. Questo che sto per raccontarti è un aneddoto che probabilmente avrai già sentito da qualche parte ma che, all’interno del mondo creativo e non, penso che si utile da raccontare di tanto in tanto.

Questa storia ti potrà essere utile per imparare a dare un prezzo al tuo lavoro, ma anche, e soprattutto, a rispettare i prezzi richiesti da altri professionisti con cui i designer collaborano o da cui si riforniscono. Ti parlerò di tutti questi argomenti. Ma andiamo con ordine.

Sei pronto a cominciare?

L’aneddoto su Picasso

La leggenda narra che Pablo Picasso stesse disegnando in un parco quando, ad un certo punto, una donna un po’ sfacciata si avvicinò a lui e gli disse:

“Sei proprio tu, Picasso! Il grande artista! Oh devi assolutamente disegnare un mio ritratto! Insisto!”

Così Picasso accettò di disegnare la donna. Dopo averla studiato per alcuni secondi, utilizzò un singolo tratto di matita per creare il suo ritratto e, fatto ciò, porse alla donna il suo lavoro.

“È assolutamente perfetto!” disse lei con enfasi. “Sei riuscito a catturare tutta la mia essenza con un solo, singolo tratto, in un solo momento. Grazie mille! Quanto ti devo?”

“Cinque milioni di franchi” replicò l’artista.

“Ma, come?”  farfugliò la donna. “Come puoi chiedermi così tanti soldi per questo disegno? Ci hai messo solo qualche secondo per farlo!”

Al ché Picasso rispose: “Madame, in verità ci ho messo l’intera vita a farlo.”

Quanto farsi pagare per un progetto

Il messaggio di questo aneddoto penso che sia chiaro per ogni persona che lavora nell’ambito creativo, ma non solo, no? A mio avviso è un’ottima storia per parlare del giusto rispetto da portare a chi lavora in questo settore.

Molto spesso clienti, ma anche amici o parenti, sottovalutano la mole di studio e di lavoro che ci vuole per portare a termine ogni singolo progetto. Ma ancora di più, come in questa storia di Picasso, viene sottovalutato tutto quel bagaglio di conoscenze che porta un designer a svolgere un lavoro in poco tempo.

Viene spesso dimenticato che per arrivare ad essere capaci di svolgere un lavoro al computer, un disegno o un progetto in poco tempo, si è impiegato moltissimo tempo per conquistare tutte le conoscenze necessarie per farlo!

Tutto questo discorso si inserisce in un argomento spesso dibattuto nel mondo del design: quello su quanto farsi pagare un progetto.

Spesso mi viene chiesto: secondo te quanto dovrei chiedere a un cliente per questa commissione? Quanto dovrei chiedere per un logo? E via così.

La mia risposta è sempre: dipende.

Dipende innanzitutto dal tipo di lavoro e dal cliente ma dipende molto anche da te, dal tuo passato professionale, dalla tua esperienza, dalle tue competenze, dalla tua “intera vita”, come nel caso di Picasso.

Di recente, Stefano Torregrossa, autore del blog OniceDesign, ha scritto un ottimo articolo a riguardo nel quale propone tre diverse strategie su come poter decidere il prezzo da chiedere ad un cliente per un progetto.

Queste tre strategie proposte da Stefano sono:

  • Utilizzare un modello matematico: considerando quindi salario medio di categoria, tasse ed altri parametri
  • Usare l’intuito: semplicemente copiando i prezzi che fanno altri creativi, sperimentando e osservando le reazioni e le richieste dei clienti
  • Usare il baratto: uno scambio di servizi con altri professionisti che possono darti qualcosa di cui hai bisogno

Picasso, ad esempio in questa storia ha deciso di non farsi pagare in base al tempo ma in base alle sue capacità. Sapendo che nessuno sarebbe riuscito a fare quel ritratto come lo aveva fatto lui e per di più in così poco tempo, si poteva permettere di chiedere un tale prezzo.

A distanza di qualche mese da quando scrissi questo articolo, ho anche creato una guida super dettagliata per capire come decidere in ogni situazione che prezzo chiedere come designer. La puoi leggere qui!

 

Né io né te siamo Picasso, lo so, però c’è sempre qualcosa da imparare da questa storia no? Innanzitutto che il lavoro creativo merita il dovuto rispetto!

È infatti chiaro che in tutti questi discorsi c’è la necessità, sia da parte del designer che da parte del cliente, di una gran quantità di rispetto reciproco e di rispetto per il lavoro in se.

Il tuo lavoro merita rispetto, così come quello degli altri!

Ciò che la storia di Picasso ci insegna è che il lavoro creativo va rispettato e, soprattutto, pagato adeguatamente. I clienti devono rispettare il lavoro dei fornitori (noi designer, in questo caso) e se così non fosse vanno “educati”, cioè bisogna spiegare per bene per quale motivo le cose funzionano in un certo modo invece che in un altro.

Ad esempio, un cliente che dice “ma perché mi chiedi così tanto per un logo?” gli si deve rispondere (ovviamente in modo pacato e professionale), ad esempio, che un logo richiede un importante fase di studio e ricerca, una discreta quantità di prove, di tentativi e di tempo, magari mostrandogli quali sono le fasi principali per la creazione di un logo.

Ma allo stesso tempo, anche noi designer e noi grafici dobbiamo rispettare quelli che sono i nostri fornitori di servizi.

Ci si lamenta sempre che si trovano clienti che non vogliono pagare o che pretendono lavori gratis come se fosse una cosa ovvia, ma spesso siamo noi designer i primi a comportarci in questo modo. Non rispettiamo il lavoro di chi ci fornisce la materia prima con cui lavoriamo: font scaricati illegalmente, immagini e file vettoriali di cui non si rispetta il copyright, programmi crackati.

L’ultimo punto, a mio avviso, è il più incomprensibile.

Come pretendi di ricevere rispetto per il tuo lavoro quando tu stesso, come professionista, o come studente del settore, non porti rispetto agli strumenti che ti permettono di lavorare e di guadagnare?

Molti di voi non riusciranno a crederci ma il nostro settore è pieno di persone che lavorano con i programmi della Adobe senza averne la licenza e magari pur avendo una partita IVA!

Se tu che stai leggendo sei una di quelle persone che utilizzano Photoshop o Illustrator in modo illegale, sei sempre in tempo per iniziare a rispettare chi ti permette di lavorare: registrati al sito di Adobe e compra una cavolo di licenza Creative Cloud.

Se sei uno studente non hai comunque scuse, Adobe permette di comprare una licenza Creative Cloud a soltanto 19 euro al mese per gli studenti! Davvero, non hai scuse! 🙂

Conclusioni

In questo articolo ho lasciato molte porte aperte per miei futuri approfondimenti riguardanti la gestione dei clienti, cosa che, essendo un giovane designer, sto imparando pian piano giusto in questo periodo attraverso esperienze positive e facciate colossali come penso tutti abbiano fatto prima di me.

Parlerò sicuramente sia delle cose che imparerò col tempo, sia delle facciate e degli errori che compierò, mi confronterò con altri professionisti del settore e condividerò con voi quello che imparerò, come ho sempre fatto proponendo anche risorse interessanti.

Ma anche sta volta quello che mi interessa è la tua opinione! Cosa ne pensi della storia di Picasso? Sei d’accordo con quello che ho scritto? Sul fatto che bisogna rispettare tutti i passaggi lavorativi del processo creativo e tutti coloro che lo compongono? E tu ce l’hai la licenza Adobe? 😀

Fammi sapere cosa ne pensi, qui sotto, nel box dei commenti, ci tengo!

Alla prossima,

Lorenzo.

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