Olimpiadi: i cinque migliori (e peggiori) loghi dell’età moderna

Lorenzo MigliettaLorenzo Miglietta

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I migliori e peggiori loghi delle olimpiadi

Siamo entrati nel pieno delle Olimpiadi di Tokyo e mentre seguiamo le imprese sportive chi si occupa di graphic design non può fare a meno di notare, e magari esaminare con curiosità, segni grafici, loghi, insomma tutta la brand identity costruita intorno ai giochi.

Dal momento che si tratta di un evento su scala globale possiamo dire che i loghi delle olimpiadi, sia estive che invernali, sono sempre stati oggetto di confronto e dibattito, anche piuttosto acceso.

Questo è il motivo per cui ho deciso anch’io di cimentarmi in questa analisi. Ti propongo allora una doppia classifica:‌ i cinque migliori, e i cinque peggiori, loghi delle Olimpiadi nella storia moderna dei giochi.

Com’è fatto un buon logo per Olimpiadi

Il simbolo delle Olimpiadi pensato da Pierre de Coubertin nel 1913

Cominciamo da un paio di premesse, che ti saranno utili anche per capire le motivazioni che hanno guidato le mie scelte nel compilare questa classifica.

Anzitutto dobbiamo dire che il logo è una componente importante, ma non l’unica, nella comunicazione visiva che ruota intorno agli eventi olimpici. Dovremmo infatti tenere in considerazione l’intera brand identity che è stata costruita per ciascuna edizione.

In questa analisi, però, ci limitiamo ai loghi per un motivo molto semplice:‌ dal momento che i primi giochi moderni si sono tenuti alla fine dell’Ottocento per molti decenni non c’è stata una vera cultura della brand identity.

Ricordati però che, almeno per gli ultimi 50 o 60 anni di storia, un logo va sempre valutato non tanto nel suo aspetto più semplice di segno grafico ma in relazione all’immagine complessiva dell’evento e ai molteplici utilizzi che di quel logo vengono fatti.

In più, tutte le volte che ci troviamo a stilare una classifica, è corretto avere dei parametri ben precisi in base a cui si fanno le valutazioni. Ti spiego meglio, quindi, quali sono i parametri che mi hanno guidato nel fare le mie scelte.

Le caratteristiche principali

La tecnica

Il primo parametro che ho tenuto in considerazione è sicuramente la correttezza dal punto di vista tecnico e formale.

Insomma ho cercato di valutare se i loghi esaminati rispondevano a tutte quelle regole che insegniamo, ad esempio, all’interno del corso Logo Hero.

Ho esaminato la composizione, la distribuzione dei diversi elementi, l’uso dei font: in una parola, appunto, la tecnica.

L’identità

Le diverse edizioni dei giochi olimpici si distinguono tra di loro non solo per il momento storico, ma soprattutto per il luogo o la città che le ospita.

In questo senso il logo che deve appunto identificare ciascuna edizione dovrebbe raccontare qualcosa del posto in cui i giochi si svolgono, della sua cultura, della sua specificità.

Si tratta, tutto sommato, di lavorare sull’identità di una città o una nazione, come si fa con i marchi.

Per questo ho privilegiato quei loghi capaci di evidenziare un legame con il luogo in cui le Olimpiadi si sono svolte

I valori

I giochi olimpici sono non soltanto un grande evento, ma anche un fenomeno e un’eredità culturale in cui convergono valori universali.

Pensa che, nell’antica Grecia, erano considerati momenti sacri;‌ in occasione delle Olimpiadi venivano addirittura fermate le guerre.

Lealtà, fratellanza, accoglienza, amore per lo sport e volontà di superare i propri limiti, sono tutti concetti che fanno parte dell’essenza di questo evento e che devono essere comunicati da un logo perché possiamo definirlo efficace.

Adesso che ho chiarito quali sono i criteri in base ai quali ho costruito questa classifica, cominciamo proprio da quei loghi che risultano meno convincenti nella storia delle Olimpiadi.

I cinque peggiori loghi delle Olimpiadi

5° posizione:‌ Los Angeles 1932

Il logo delle Olimpiadi di Los Angeles 1932

Cominciamo con una piccola precisazione:‌ in questi anni, e in generale nei primi decenni del Novecento, molti dei loghi scelti per le Olimpiadi presentano difetti molto simili a quelli che vediamo nell’edizione del 1932.

Alcuni dei loghi delle Olimpiadi dei primi decenni
Alcuni dei loghi delle Olimpiadi dei primi decenni

Questo perché non si era ancora affermata una vera cultura del branding e del logo design, almeno non codificata come quella che si afferma nella seconda metà del Novecento.

Negli anni ’30 e ‘40, troviamo infatti molti loghi che, secondo i parametri attuali, non sono neppure veri loghi:‌ troppo ricchi di particolari, troppo “disegnati”, con troppa confusione tra gli elementi.

Ma il logo delle Olimpiadi di Los Angeles nel 1932 porta davvero agli estremi queste problematiche.

Insomma, per fartela breve, è un gran casino!

Ci sono troppi elementi:‌ la bandiera americana chiusa in uno stemma, con sopra i cerchi olimpici. Un tralcio di alloro (sì sì, è alloro! ma non si capisce bene, giusto?) passa tra i cerchi.

Non basta:‌ c’è anche il motto delle Olimpiadi, citius, altius, fortior, per finire con la sezione in cui compare il logotipo che riporta le informazioni sull’edizione, l’anno e la città ospitante.

Il risultato è inevitabilmente una grande confusione, che non funziona e non ci comunica nulla.

4° posizione: Olimpiadi invernali di St. Moritz, 1948

Il logo delle Olimpiadi invernali di St Moritz 1948

Questa volta i problemi sono due. Anzitutto questa composizione non è un logo.

Potrebbe essere la copertina di una brochure, un segnalibro, un manifesto:‌ insomma tante cose diverse, ma certamente non un logo.

Anche in questo caso, infatti, non abbiamo un segno grafico o un insieme definito di segni che identifichiamo come il simbolo di quell’edizione.

C’è piuttosto una serie di elementi messi insieme in modo piuttosto confuso.

Il secondo problema? Questa composizione, dal punto di vista dello stile, è piuttosto vecchia.

Se pensiamo alla Svizzera della fine degli anni’40, infatti, pensiamo proprio all’età dell’oro del graphic design, in cui circolavano idee rivoluzionarie, che ci influenzano ancora oggi.

Questa composizione, invece, segue un’estetica molto vicina a esempi degli anni ‘10 o ‘20.

3° posto:‌ Atlanta 1996

Il logo delle Olimpiadi di Atlanta 1996

Con questo logo arriviamo ad anni molto più vicini ai nostri. Questo vuol dire che non valgono più le “attenuanti” che abbiamo considerato per gli esempi della prima metà del Novecento.

Qui abbiamo un esempio di creazione che non possiamo definire in assoluto brutta, ma di certo molto banale.

L’idea di fondo è quella di evocare una fiamma olimpica che si poggia su un capitello. Le cifre del numero “100” simulano le scanalature della colonna e ricordano che si tratta della centesima edizione dei giochi moderni.

Il logo delle Olimpiadi di Atlanta 1996 (sfondo verde)

Come vedi, davvero nulla di originale. Peggiora il risultato finale un gran miscuglio di stili: mentre la parte del capitello e della colonna sono realizzate con linee nere sottili, al contrario la fiamma ha forme decisamente più “pop” e colorate.

La scelta del font per la scritta “Atlanta 1996” introduce un ulteriore stile che non si accorda affatto con gli altri elementi.

Forse sarebbe bastato semplificare, privilegiare un’idea sola, magari la fiamma, e valorizzarla.

2° posto: Olimpiadi invernali Sochi 2014

Il logo delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014

Questo progetto detiene un primato:‌ è stato il primo tra i loghi della storia delle Olimpiadi a non utilizzare nessun segno grafico, nessun simbolo (a parte i cerchi), nessun pittogramma.

Si tratta in pratica di un logotipo a tutti gli effetti. E da questo punto di vista dobbiamo dire che le scelte tipografiche, così come quelle compositive, non sono per nulla sbagliate.

Qui possiamo dire che tutto è corretto dal punto di vista tecnico. Ma se ti ricordi quali sono i criteri su cui mi sono basato per stilare la classifica avrai notato che la correttezza tecnica non basta.

Infatti il logo di Sochi 2014 si aggiudica il secondo posto tra i peggiori proprio perché non comunica assolutamente nulla.

La composizione, nelle intenzioni di chi lo ha commissionato, voleva sottolineare il legame con l’innovazione, il mondo digitale e quello del web (da qui la scelta di aggiungere “.ru”). Ma finisce per risultare del tutto anonima, senza alcun legame né con lo spirito olimpico e neppure con il territorio che ospitava l’evento.

1° posto: Berlino 1936

Il logo delle Olimpiadi di Berlino 1936

In questo caso possiamo dire che davvero il logo ha rispecchiato alla perfezione l’atmosfera di quell’edizione delle Olimpiadi.

Disputate nella Germania nazista, non si poteva immaginare, anche dal punto di vista dell’immagine, nulla di più lontano dall’originario spirito olimpico.

La realizzazione è molto debole anzitutto dal punto di vista tecnico:‌ le linee sono molto sottili, e quindi si perdono in piccola dimensione.

La scritta, che recita qualcosa come “Chiamo i giovani da tutto il mondo”, è tracciata in modo approssimativo, quasi infantile.

Ma l’elemento più sgradevole è proprio quello centrale, l’aquila che stringe tra gli artigli i cerchi olimpici. Di certo è inevitabile farsi suggestionare da tutto ciò che sappiamo del contesto, ma proprio quel simbolo, proprio quel rapace che sembra stringere i cerchi olimpici come fossero una preda, comunica idee e sensazioni che sono l’esatto opposto dei valori che associamo alle Olimpiadi.

Un paio di outsider che meritano attenzione

L’importante è partecipare

Mi piace ricordare che, per fortuna, dopo l’edizione di Berlino del 1936 la Germania ebbe l’occasione dopo 36 anni di ospitare di nuovo le Olimpiadi.

Stavolta a disegnare il logo fu chiamato Otl Aicher. Le premesse erano profondamente diverse:‌ il motto dell’edizione era “Happy games” e l’idea di questo designer, pacifista e internazionalista, era quella di rappresentare il concetto di universalità.

Il logo delle Olimpiadi di Monaco di Baviera del 1972

Il logo di Monaco 1972 è infatti un pittogramma che non ha legami particolari né con Monaco né con Germania.

Nonostante sia un’opera fondamentale per il design modernista, questa è in realtà la ragione per cui ho scelto di non inserirlo nella top five dei migliori loghi.

Secondo me rappresenta infatti solo in parte i valori dei giochi olimpici, ma non riesce (o meglio non aspira) a incarnare la specificità del posto e della nazione ospitante.

Cito qui anche un altro logo olimpico, e lo faccio perché sono sicuro che averlo escluso dalla top five è una scelta che troverà molti in disaccordo.

Sto parlando di Messico 1968:‌ molti magari lo conoscono, perché si tratta proprio di uno di quei loghi che ha rappresentato una tappa fondamentale, tanto per il design quanto per la storia delle Olimpiadi.

Il logo e i pittogrammi delle Olimpiadi di Città del Messico 1968

Per la prima volta infatti ai giochi è associato non un semplice logo, ma una brand identity completa, declinata in ogni forma possibile. Fu persino creato un font del tutto originale.

A mio parere però ci sono cinque loghi che sono ancora più belli, importanti ed efficaci di questi due. Andiamo subito a scoprirli

I cinque migliori loghi delle Olimpiadi

5° posizione: Londra 2012

Lo so, voglio dirtelo subito:‌ questo logo, quando fu presentato, sollevò davvero un gran numero di critiche.

Intanto perché costò tantissimo, ben 400.000 £, e poi perché fu accusato di non rappresentare Londra, l’Inghilterra, i valori della nazione.

In realtà proprio il suo essere radicale, rivoluzionario l’hanno reso indimenticabile. C’è però un elemento di cui dobbiamo tenere conto se vogliamo capire questo progetto. Si tratta infatti di un logo che dipende completamente dalla sua brand identity.

È stato studiato proprio per essere riempito in molti modi diversi, per essere declinato in maniera flessibile e andare così a costituire l’elemento ricorrente di tutta l’immagine dell’evento.

Si tratta probabilmente di una delle migliori brand identity di tutta la storia delle Olimpiadi, caratteristica che ha fatto guadagnare a questo logo il suo posto nella mia personalissima top five.

4° posizione:‌ Beijng 2008

L’edizione di Beijing (Pechino) 2008 si presenta al mondo con un logo abbastanza classico nella sua composizione:‌ pittogramma, logotipo con il nome della città ospitante e l’anno, infine i cerchi olimpici.

Il pittogramma, però, è davvero interessante. Non solo abbiamo infatti un disegno piacevole dal punto di vista estetico, ma anche un simbolo che richiama subito alla mente l’estetica cinese.

Inoltre questa figura umana riesce ad evocare molto bene i valori olimpici. Vediamo infatti il dinamismo del movimento, che richiama lo sport, associato ad un gesto di abbraccio, che evoca accoglienza ed unità.

Ancora un particolare merita di essere notato:‌ la figura umana protagonista del pittogramma richiama anche la forma del carattere jing, che in mandarino significa “capitale” e che fa parte del nome della città ospitante, Beijing appunto.

L’ideogramma e la parola cinese “Jing” significa “capitale”

Di questo logo ho apprezzato tutte queste qualità, insieme alla capacità di incarnare molto bene i valori culturali ed estetici che tutto il mondo associa alla cultura cinese.

Ma andiamo finalmente al podio dei tre migliori loghi della storia delle Olimpiadi

3° posizione:‌ Barcellona 1992

La medaglia di bronzo se la aggiudica il logo progettato da Josep Maria Trias per l’edizione dei giochi tenutasi a Barcellona nel 1992.

Il pittogramma è una perfetta sintesi di semplicità ed efficacia:‌ tre linee creano la figura di una persona che salta e allarga le braccia.

Se quindi la forma evoca alla perfezione l’idea di dinamismo, felicità, passione per lo sport connesse all’evento, sono i colori a richiamare la cultura nazionale. Il blu del mare e il giallo del sole, accostati al rosso della bandiera, evocano immediatamente la Spagna in generale, e Barcellona in particolare.

In più questo logo ha una caratteristica davvero notevole:‌ l’estrema semplicità di riproduzione. È facilissimo per chiunque disegnarlo, con un gessetto su una lavagna, ad esempio, o persino con un dito sulla sabbia.

Un logo che merita questa posizione perché funzionale, efficace, riconoscibile e quindi memorabile.

2° posto:‌ Atene 2004

Devo confessare che per me non è stato facile decidere quale logo mettere in seconda e quale in prima posizione, perché‌ li considero entrambi davvero molto validi.

Ma queste sono le regole, quindi con grande sportività ho assegnato il secondo posto al logo dell’edizione 2004 delle Olimpiadi, che si sono tenute nella patria d’origine dei giochi, la Grecia, e in particolare ad Atene.

Avrai subito notato che si tratta di un logo molto diverso da tutti quelli che abbiamo visto finora. È un disegno che vuole apparire semplice, spontaneo;‌ rappresenta una ghirlanda di rami d’ulivo.

Questa ghirlanda, che in greco si chiama kotinos, è proprio il premio che nell’antichità ricevevano gli atleti vittoriosi alle Olimpiadi.

Ma questo andamento circolare può ricordare anche un girotondo di persone visto dall’alto, simboleggiando così unione, abbraccio, comunione tra popoli diversi, tra atleti.

I colori, bianco e azzurro, non sono soltanto quelli della bandiera nazionale, ma quelli che tutti associamo alla Grecia, ai suoi paesaggi fatti di mare, cielo e casette di un candore quasi abbagliante.

Insomma é perfetto per ricordare i valori delle Olimpiadi, sia antiche che moderne, e allo stesso tempo è eseguito in maniera ineccepibile dal punto di vista tecnico. Guarda il logotipo: è perfettamente bilanciato rispetto agli altri elementi.

1° posizione: Tokyo 1964

Il logo che rappresenta l’edizione giapponese dei giochi olimpici disputati nel 1964 è davvero quanto di più semplice si possa immaginare.

L’immagine intorno a cui si costruisce tutto il progetto è il sol levante, che compare anche come simbolo della nazione nella bandiera giapponese e rappresenta speranza e fiducia nel progresso.

In questo caso però non si tratta di un cerchio rosso piatto, ma, grazie alla sfumatura che va dal rosso scuro al rosso intenso, la forma acquisisce profondità e dinamismo.

Questo elemento, molto grande e ben valorizzato, è bilanciato dai cerchi olimpici e dalla scritta “Tokyo 1964” in Helvetica Condensed. Sia i cerchi che la scritta sono declinati in una elegante tonalità oro.

Tecnicamente si tratta di un logo perfetto. Se infatti osservi questa tavola di progettazione ti accorgerai di come ogni tratto, ogni spazio è stato calcolato al millimetro, per ottenere il risultato più armonico possibile.

Sono sicuro però che molti mi solleveranno un’obiezione. Si tratta infatti di un progetto davvero molto poco originale e creativo. E io sono d’accordo! Ma attenzione: come ricordo spesso, anche all’interno dei corsi della Grafigata Academy, non è affatto necessario che un logo sia originale o creativo.

I loghi più efficaci e funzionali, al contrario, sono quelli più semplici. Perché sono in grado di sintetizzare in un tratto, in un simbolo, tutti i valori e le suggestioni di un marchio o, come in questo caso, di un evento.

Insomma io credo davvero che non possa esistere per i giochi olimpici un logo migliore di questo, a cui ho assegnato la prima posizione.

Conclusioni

Forse hai notato un grande assente in questa classifica:‌ ma certo, il logo che stiamo tutti vedendo in questi giorni, quello di Tokyo 2021!

Per adesso preferisco non sbilanciarmi, ma forse ne parlerò tra breve. Mi piacerebbe infatti fare un secondo approfondimento e prendere in considerazione altri loghi della storia delle Olimpiadi, magari scegliendo tra quelli che hanno suscitato più dibattito e sollevato più critiche.

Ma chiedo anche la tua collaborazione: segnala qui nei commenti la tua personale classifica, e indica i loghi di cui vorresti vedermi parlare, o che vorresti che analizzassi.

Mi raccomando, per me è molto importante.

Alla prossima,

Lorenzo.

Discussione:

Ci sono 2 commenti in “Olimpiadi: i cinque migliori (e peggiori) loghi dell’età moderna”

    • Li reputo tutti e tre validi:
      Sidney 2000 molto bello, tra i migliori
      Torino 2006 un ottimo lavoro anche se non mi trasmette (personalmente) grandi emozioni
      Rio 2016 probabilmente lo metto subito dietro i 5 selezionati, a pari merito con Monaco 72 al sesto posto. Davvero un ottimo logo e una ottima brand identity

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