Come gestire i colori nella stampa (guida per designer)

come gestire i colori nella stampaAi giovani graphic designer che si approcciano le prime volte al mondo della stampa capita spesso di vedere stampati dei colori diversi da quelli che si vedevano su schermo e che si erano scelti. Probabilmente è capitato qualche volta anche a te, vero? A me sicuramente si!

Quei momenti sono veramente tragici. Sono momenti in cui dici: “cavolo, ma allora sono proprio un incapace!”. Sono momenti in cui ti viene voglia di andare a conoscere più nel dettaglio le dinamiche di stampa, di capire meglio la gestione dei colori quando si prepara e si stampa un file, insomma.

Molti graphic designer come me, sono cresciuti lavorando solo su digitale e non interfacciandosi mai con la stampa, che diventa quindi un vero e proprio tallone d’Achille.

Proprio dalla necessità che io stesso avevo e dalle lacune che io stesso volevo colmare, è nato uno degli articoli più apprezzati su Grafigata, la guida su come preparare un file per la stampa.

In quella guida (che se non hai ancora letto ti consiglio di leggere) parlo di una serie di linee guida da seguire se vi vogliono evitare brutte sorprese una volta che si vedono uscire dal processo di stampa i propri progetti così ben studiati.

Questo articolo è un vero e proprio approfondimento completo di quella guida sulla parte della gestione del colore.

I colori sono infatti la prima cosa a cui devi prestare attenzione quando stampi un tuo design. Devi sempre preoccuparti che il colore da te scelto sia stampato con la resa di cui hai bisogno per evitare errori importanti.

Per parlare di colori in modo dettagliato e professionale ho chiesto la parola a Mauro Lussignoli, che sul suo blog personale, Artigrafiche, tratta questi argomenti divulgando le sue conoscenze.

Sei pronto?

Allora lascio la parola a Mauro!

Come gestire i colori nella stampa

Come detto da Lorenzo, questo articolo vuole essere una guida per designer alla gestione dei colori per la stampa. I colori sono infatti l’aspetto fondamentale della stampa (e della grafica in generale) e una buona resa degli stessi può comportare il successo o il fallimento dell’intero progetto!

Quindi, se vuoi che quello che vedi a monitor “assomigli” il più possibile a quello che otterrai sullo stampato, meglio se tieni bene presente quello di cui ti andrò a parlare in questo articolo! 😉

Prima di tutto però è meglio fare un po’ di chiarezza su alcuni termini, che ne dici?

Prima di tutto: chiariamo un po’ di terminologie!

Il sistema CIELAB

Tutto inizia dal capire come si possa definire un colore, ossia qualcosa legato alla nostra percezione umana, utilizzando un sistema matematico di riferimento.

Se io dico Rosso, a che rosso mi sto riferendo?

Mi sto riferendo a quello che vedo sul monitor? Mi sto riferendo a quello che vedrò sul campione del prodotto? Oppure a quello che otterrò durante la tiratura della stampa?

Per poter definire in maniera univoca ed inequivocabile una tinta, è necessario usare uno sistema di riferimento colorimetrico indipendente dal dispositivo usato per riprodurre quella tinta ed omni-comprensivo di tutte le tinte possibili.

Tradotto: un sistema che identifichi quel rosso, proprio quello, su ogni dispositivo.

Il sistema CIELAB (nato negli anni ’70) è stato inventato per rappresentare su di un grafico tridimensionale tutti i colori visibili dall’occhio umano. Questo grafico tridimensionale ha per coordinate L*, a* e b*, dove L* è la Chiarezza CIE 1976 (L*), una scala di valori della luminosità che serve ad identificare meglio un colore.

Una rappresentazione grafica del sistema CIELAB è la seguente:

sistema cielabQuesto spazio colore è indipendente da qualsiasi dispositivo di cattura delle immagini, visualizzazione o di stampa. Per definire un colore basta dichiarare le tre coordinate L*a*b* tracciarle sui tre assi ed ottenere il punto relativo a quella terna di coordinate colorimetriche.

L’asse L* verticale ha valori che vanno da 0 (Nero) a 100 (Bianco)

L’asse a* ha valori da -128 (Verde) a +127 (Magenta)

L’asse b* ha valori da -128 (Ciano) a +127 (Giallo)

Se non ci credi prova tu stesso dichiarando un colore L*a*b* in Photoshop.

selettore colore lab photoshopLe modalità di colore

Stabilito come possiamo definire qualsiasi tinta in uno spazio L*a*b*, ossia a livello colorimetrico teorico, dobbiamo ora definire le modalità di colore utilizzabili nei dispositivi fisici.

RGB, HSB, CMYK, CIELAB sono esempi di modalità di colore.

Una modalità di colore descrive astrattamente il modo in cui i colori possono essere rappresentati con terne (o quaterne nel caso di CMYK) di numeri.

Questi numeri da soli non sono indicativi di un colore vero e proprio, ma ci dicono solo che valori servono per ottenere una certa tinta su un certo dispositivo.

Ad esempio per “accendere” una tinta rossa su un dispositivo RGB basterà dichiarare R=255, G=0, B=0. Avrò così dichiarato una tinta Rossa, ma non saprò colorimetricamente parlando di quale rosso si tratta.

La modalità di colore è un sistema più o meno arbitrario, sostanzialmente inutile quando sia richiesta una specifica precisa del colore, ma fondamentale per gestire il colore nei dispositivi fisici.

Spazio colore

Uno spazio colore (per esempio AdobeRGB, sRGB, Fogra39) si basa su una modalità di colore ma è qualcosa di più.

Lo spazio colore, oltre a contenere i valori dei colori (ad esempio le terne RGB) specificata una funzione di conversione o una tabella di conversione (da numeri della modalità a coordinate colorimetriche), grazie ad essa i numeri di quella modalità acquistano un significato preciso e la modalità di colore diventa uno spazio di colore, di cui si può determinare, tra le altre cose, il Gamut (vedi tra poco cos’è).

Per esempio, RGB è una modalità di colore, mentre sRGB e AdobeRGB sono due spazi di colore, entrambi basati sulla modalità di colore RGB. Lo spazio colore definisce tutte le tinte gestibili/riproducibili in uno specifico dispositivo fisico.

Dispositivo RGB

È un qualsiasi dispositivo hardware che definisce le sue rappresentazioni cromatiche con terne di valori RGB. Dispositivi di questo tipo sono ad esempio le fotocamere digitali, i monitor, gli scanner, etc.

Dispositivo CMYK

È un qualsiasi dispositivo hardware che definisce le sue rappresentazioni cromatiche con quaterne di valori CMYK. Dispositivi di questo tipo sono ad esempio le stampanti InkJet, le macchine da stampa Offset, le macchine da stampa flessografiche etc. (o meglio i CTP che producono le lastre ed i polimeri per queste macchine da stampa). 

Gamut

Il Gamut è l’insieme dei colori, indicato in coordinate colorimetriche e considerato come oggetto geometrico, che la periferica (il monitor o la stampante+carta) può produrre.

Fotocamere e scanner non hanno un gamut perché non producono colori (li leggono soltanto).

Profilo colore ICC

È il file (con estensione .ICC) utilizzato per definire uno spazio colore in un sistema informatico. Grazie ai profili colore possiamo anche capire quanto è grande il Gamut di un certo dispositivo.

Qui sotto riporto ad esempio il profilo colore AdobeRGB (a sinistra) ed il profilo Fogra51 (a destra):

 

profilo fogra51 e adobergb

AdobeRGB è un profilo colore basato sulla modalità di colore RGB. Quindi definisce un colore che può essere osservato a monitor.

Fogra51 è un profilo colore basato sulla modalità di colore CMYK. Quindi definisce un colore che verrà stampato su una macchina da stampa Offset.

Dal confronto tra le due immagini si può vedere che Fogra51 è fisicamente più piccolo di AdobeRGB.

Ecco, questo è importante. Se definisci un colore usando lo spazio colore AdobeRGB (ad esempio un Blu intenso R=0, G=0 e B=255) che è al di fuori del Gamut ottenibile con il profilo colore Fogra51, secondo te quando lo vorrai stampare cosa otterrai?

Beh semplicemente non sarà possibile stamparlo, se non convertendolo in qualcosa d’altro, magari molto simile, ma mai uguale a quanto dichiarato a monitor.

Sfrutta lo spazio colore!

Dopo aver faticosamente appreso chili e chili di teoria, siamo finalmente arrivati al primo aspetto pratico … ossia: “Una volta scelti i profili colore per il mio progetto grafico… dove accidenti li metto?

Per spazio di lavoro si intende uno spazio cromatico intermedio utilizzato per definire e modificare il colore nei software di progettazione grafica.

A ogni metodo colore è associato un profilo dello spazio di lavoro.

Ad esempio in Photoshop, puoi scegliere i profili degli spazi di lavoro nella finestra di dialogo “Impostazioni colore” (dal menu Modifica oppure schiacciando Maiusc+Ctrl+K).

impostazioni colore photoshop fogra

Attenzione! Leimpostazioni di default di questa finestra non sono per forza la soluzione migliore per i tuoi lavori.

Gli spazi di lavoro vanno sempre configurati in base alle tue esigenze produttive. Provare per credere. La frase “Ma io non ho toccato niente!” non ti giustifica agli occhi del cliente dopo un risultato di stampa deludente!

Le applicazioni che non richiedono una precisa rappresentazione del colore (come Microsoft Word, Microsoft Excel, FileMaker e tante altre) non fanno uso di spazi di colore ma solo di modalità di colore. Queste applicazioni non saranno in grado di garantire una corretta trasformazione dei colori da uno spazio colore ad un altro.

Al contrario, le applicazioni che richiedono una rappresentazione precisa del colore (come Adobe Photoshop, CorelDraw, QuarkXpress e altre) fanno uso di spazi di colore, oltre che di modalità. Queste applicazioni saranno in grado di garantire un’accurata trasformazione dei colori da uno spazio colore ad un altro.

Chiariti questi punti possiamo addentrarci nella configurazione colore del nostro progetto grafico.

 

Prima di proseguire, però, che ne dici di ricambiare gli sforzi miei e di Lorenzo lasciando un piccolo +1 in cambio di questa guida sulla gestione dei colori nella stampa?

A te non costa nulla ma per noi è davvero importante! 🙂

Grazie! E ora proseguiamo!

Come scegliere il profilo colore giusto per la stampa

Visto che il tuo progetto dovrà essere stampato (in CMYK, presumibilmente), e chiarito che non tutti i colori RGB possono essere stampati correttamente così come sono, è bene preparare il tuo progetto già nello spazio colore più adatto al suo utilizzo finale fin dall’inizio.

Quindi affrontiamo il primo e forse più importante scoglio nella gestione colore del proprio progetto grafico.

Prima ancora di iniziare qualsiasi progetto grafico, devi essere in grado di sapere con precisione con che tecnologia e su quale supporto verrà stampato!

Si, vabbè, e perché mai dovrei saperlo?

Per non incorrere in banalissimi incidenti cromatici. E per non dover rifare tutto quanto quando, alla fine del progetto, ti sarai accorto di aver sbagliato nella scelta dei profili colore iniziali.

Partiamo dal concetto che le immagini che stai usando per il tuo progetto grafico arrivano sicuramente da un Dispositivo RGB (scanner, fotocamere digitali). Queste immagini così come sono non possono essere stampate, in quanto i dispositivi di stampa sono tutti Dispositivi CMYK.

Dovrai quindi convertire le immagini da RGB a CMYK.

Se la conversione non lo fai tu, dovrà farla qualcun’altro al tuo posto il che potrebbe rivelarsi un disastro perché non potrai controllare il risultato.

Ma a me non interessa! Io do i file allo stampatore e ci pensa lui a stampare il lavoro come lo voglio io!

Ehm, risposta errata! Lo stampatore non è responsabile delle conversioni colore del tuo lavoro. Il lavoro è tuo, e tu ne sei responsabile. Punto.

Se qualcosa va storto con chi credete che se la prenderà il cliente?

Convertire un’immagine da RGB a CMYK usando un profilo colore a caso è la cosa più sbagliata che si possa fare, in quanto sicuramente, nella conversione, alcuni colori verranno stravolti oppure andranno persi.

Oppure, molto più semplicemente, otterrai un risultato scadente quando invece avresti potuto ottenere un ottimo lavoro semplicemente utilizzando i profili colore corretti.

Quindi dovrai scegliere fin da subito il giusto profilo ICC da assegnare alle tue immagini ed alle tue composizioni vettoriali. E, visto che i profili ICC dipendono dal dispositivo e dal supporto di stampa, diventa importantissimo conoscere con che tecnologia e su che supporto verrà stampato il progetto.

Quando avrai scoperto con che tecnologie e su che supporto verrà stampato il lavoro, le strade per scegliere il giusto profilo ICC sono le seguenti:

  • O ti crei un profilo ICC tuo usando i dati di caratterizzazione di una precisa condizione di stampa (ma questo non lo puoi fare senza l’aiuto dello stampatore)
  • Oppure usi un profilo ICC standard che qualcuno ha già preparato (si, per fortuna qualcuno ha già fatto questo sporco lavoro).

Il profilo FOGRA

È arrivato il momento di presentarti un paio di signori. Il primo signore si chiama ECI e il secondo si chiama Fogra.

L’ECI, o European Color Initiative (qui il sito web), è un gruppo di esperti che lavorano dal 1996 alla creazione di linee guida riguardanti i colori indipendentemente dai device utilizzati.

Assieme all’istituto di ricerca sulle arti grafiche Fogra, si sono posti il problema di come standardizzare e normare le condizioni di stampa nel mondo della stampa Offset.

Questo perché le possibili combinazioni di tecnologia di stampa, retino e lineatura di stampa e supporto di stampa sono parecchie e tutte portano a dei risultati cromatici diversi.

ECI e Fogra hanno deciso di effettuare svariate misurazioni in condizioni di stampa controllate, e ,dai dati ottenuti, creare dei profili colore ICC utilizzabili liberamente da tutti.

Questi profili colore, denominati da Fogra9 a Fogra52, sono descritti dettagliatamente sul loro sito (qui) e sono liberamente scaricabili (qui).

Scegliere i profili ICC per la stampa

Arrivato a questo punto ormai avrai capito che la scelta del profilo ICC giusto dipende dal tipo di stampa (formato e tipologia della carta, stampa offset, ecc) che andrai a fare.

Nel primo articolo dedicato alla preparazione di un file alla stampa (quello che ho linkato all’inizio) Lorenzo aveva parlato della suddivisione dei tipi di carta per la stampa offset con i relativi profili ICC Fogra da utilizzare.

Facciamo un esempio pratico:

Se il tuo lavoro dovrà essere stampato in Offset su una macchina da stampa a foglio, con, ad esempio, una lineatura di 60lcm e su una carta patinata lucida.

Allora il tuo profilo Fogra di riferimento potrà essere il Fogra39 oppure il Fogra51, in base alle condizioni della macchina da stampa del tuo stampatore. Nel dubbio chiedi allo stampatore.

Infatti, laddove prima Fogra39 era il profilo più comunemente utilizzato, ora, assieme al Fogra47, sono stati superati come standard dal Fogra51 e dal Fogra52, come ho scritto qui su Artigrafiche.

Ma attenzione! La decisione di scegliere, per esempio, Fogra51 al posto del “vecchio” Fogra39 non può essere presa da te unilateralmente, è una decisione che va sempre presa di comune accordo con lo stampatore.

N.B. di Lorenzo: davvero, parlare con lo stampatore è sempre importante per evitare errori e per risparmiare tempo sapendo in modo preciso le necessità del file di stampa.

Sia che si tratti di un rapporto lavorativo tenuto di persona sia che si abbia a che fare con tipografie online come Flyeralarm, ad esempio, e con la loro assistenza clienti.

Caricare i profili ICC nello Spazio di lavoro

Se osservi nelle Impostazioni colore dei software Adobe, noterai che molti profili Fogra sono già presenti ed utilizzabili.

profili colore photoshopNel caso in cui non trovassi i profili Fogra che stai cercando, basterà scaricarli dal sito ECI e copiarli all’interno della tua suite, seguendo le istruzioni di Adobe (qui).

Consiglio finale: chiedi sempre una prova colore certificata

Ultimo passo (ma non per questo meno importante), dopo aver mandato i file allo stampatore, chiedigli sempre di proporti una prova colore certificata del lavoro che andrà in macchina da stampa. Osservala attentamente e firmala solo se concordi con il risultato ottenuto.

Perché ?

La prova colore deve essere fornita dallo stesso stampatore e certificata con misurazioni spettrofotometriche della stampa. Sarà compito dello stampatore assicurarti che la stampa rispecchi quando da te visto ed approvato nella prova colore.

Prove colore fornite da terze parti, e non dal tuo stampatore, non hanno ragione di esistere, in quanto non sanno le reali condizioni della macchina da stampa su cui verrà stampato il lavoro.

Usare come riferimento colore una “vecchia stampa” oppure una prova colore non certificata è controproducente. Così facendo non potrai mai essere sicuro delle condizioni di stampa usate per ottenere quel riferimento colore, ottenendo il solo risultato di mettere “in crisi” lo stampatore, che si troverà costretto a seguire un riferimento colore “non standard”, con inevitabili perdite di tempo in avviamento macchina e dubbi risultati qualitativi.

Usare come riferimento colore “il vostro monitor” non profilato è anch’essa una pratica sbagliata in quanto l’immagine che si vede sul monitor, in realtà non esiste.

Non esiste a livello fisico e avrà, per forza di cosa, una resa visiva diversa quando stampata. Per il semplice fatto che cambierà il tipo di supporto fisico (dai pixel su schermo alla retinatura di stampa su carta). A tal proposito, ti consiglio di leggere l’approfondimento che io (Mauro) ho scritto sul mio blog, qui.

Checklist finale

Ok, ti ho dato un bel po’ di informazioni ma, prima di concludere e lasciare la parola a Lorenzo, facciamo una checklist di quello che devi fare quando gestisci il colore di un progetto che deve essere stampato.

  • Pensare il progetto per lo spazio colore in cui verrà usato (CMYK) e lavorare solo con immagini ed oggetti CMYK
  • Scegliere ed impostare i giusti profili ICC (Fogra)
  • Chiedere sempre la prova colore del lavoro
  • Se tutto va bene, stampare! 😉

P.s.: lo so che prima non lo hai schiacciato il +1! Che ne dici di farlo ora? 🙂

Fonti, altri articoli, libri e approfondimenti

Eccomi qua, sono di nuovo io, Lorenzo! Allora, direi che di informazioni, anche in questo articolo, ne sono arrivate parecchie ma, lo so, tu ne vuoi sempre di più! 🙂

A tal proposito ti rimando ad una serie di altri articoli e libri per approfondire alcuni di questi argomenti, iniziando da quelli scritti su Grafigata.com!

Ovviamente ci sono anche alcuni libri che ti potrebbe venir voglia di leggere per approfondire ancora di più il mondo della stampa e dei colori, tra i tanti, io consiglio questi:

E infine, ovviamente, altri blog e articoli utili:

Conclusioni

Leggendo articoli come questo, un po’ più tecnici degli altri, potresti sentirti spaesato e confuso ma, tranquillo, è normale quando si scoprono cose nuove e il bello è proprio quello!

Quindi, non lasciarti scoraggiare dalla mole di informazioni da apprendere o dal numero di aspetti da considerare quando si gestiscono i colori in un file per la stampa. Si migliora piano piano e non si impara tutto dal giorno alla notte! 😉

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Per qualsiasi dubbio o domanda o perplessità, scrivi un commento qui sotto e io, Mauro o gli altri lettori di Grafigata faremo in modo di risponderti.

Per oggi ho concluso,

Alla prossima,

Lorenzo.

  • Roberto Flamini

    Perché parlate di profili e mettete le schermate dello SWOP che non si usa in Europa??? Sono leggerezze pesanti per chi non sa a cosa serve!!

    • Ciao Roberto, hai ragione! È stata una mia svista: ho fatto uno screenshot veloce e sono stato superficiale, ora ho corretto sostituendo l’immagine! 🙂
      Un abbraccio,
      Lorenzo.

      • Roberto Flamini

        Ottimo Lorenzo! 🙂
        Comunque l’altra immagine è sempre li.. (Uso Generico America del Nord2) che non va mai usata 😀

  • Questo articolo è una vera perla! Dovrò stamparlo e incorniciarlo davanti alla mia scrivania! 😀

  • C’è una cosa che ancora non capisco: un file può avere contemporaneamente un profilo colore RGB e uno CMYK? E “Assegnare un profilo colore” attraverso la finestra “impostazioni colore” significa convertire un file da un profilo all’altro? Come si decide che tipo di conversione utilizzare?

  • modi68

    Interessantissimo, ma come hai detto già tu, io sono “confusa”.

  • Nirix

    Ciao una curiosità, come mai su illustrator vedo determinati colori e poi quando esporto il pdf sono più saturi o diversi? Lavoro in CMYK.
    Altra cosa,scusate, dovrei stampare su pvc, consigli sui settaggi per l’esportazione del pdf? GRAZIE mille in anticipo e GRAZIE per questi articoli.