Guida per designer alla gestione dei file di un logo

Come gestire i file di un logoHai appena concluso un progetto di logo design? Magari il cliente ha pure dato il suo OK definitivo e vuole procedere per la stampa dei vari materiali pubblicitari? Beh, a questo punto, allora, basta mandare il file e bom, sei a posto no? Beh, in verità, tutto dipende da quanto vuoi che sia professionale e di qualità la resa del tuo progetto finale.

Un modo per rendere ancora più professionale il proprio progetto è una buona gestione dei file di un logo nel momento della consegna. La gestione dei file d’esportazione e di lavorazione di un logo è un momento estremamente importante nel processo di logo design (del quale puoi leggerne le regole principali in questo articolo).

Come sai, un logo può essere utilizzato in una marea di modi differenti: in piccole o grandi dimensioni, su schermo, come icona di un’app, inciso nel legno o stampato su carta o altri supporti. Per essere professionali nei confronti del cliente e della propria professione di graphic designer, è bene quindi preparare i file d’esportazione nel modo più preciso possibile.

Dovrai quindi preparare file con, ad esempio, estensioni o gestioni del colore diverse a seconda dell’utilizzo finale. È tuo compito, come designer, adempiere a questo passaggio finale prima della consegna definitiva.

Vuoi sapere quindi come preparare i file per un logo? Allora è l’articolo che fa per te!

Iniziamo col vedere in quali tipi di file può essere salvato (e consegnato) un logo per le lavorazioni finali. Ci sono, infatti, file vettoriali e file raster. In un vecchio articolo ho spiegato bene qual è la differenza tra grafica raster e grafica vettoriale, se non sai di cosa sto parlando.

Ma prima ancora di ciò, voglio rispondere a una domanda che, lo so, c’è una buona probabilità che ti sia balzata in mente quando hai letto il titolo dell’articolo!

Perché non aspettare che sia il cliente a chiedere tutti i file?

Cioè, perché dovresti sbatterti per organizzare tutti i file di cui ti sto per parlare? Perché non consegnare un file .pdf con tutto quello che serve buttato lì e poi si arrangia il cliente con lo stampatore o il tipografo?

La mia risposta è: perché non dovresti?

Perché non dovresti essere professionale? Perché non dovresti fare quel passo in più? Quel passo in più che ti farebbe fare un’ottima figura con il cliente? Quel passo in più che ti eviterebbe tutte quelle chiamate in cui il cliente ti chiede “Ciao Lorenzo, mi puoi mandare il logo sul tipo di file .XYZ”?

Se sei un graphic designer, fai un mestiere bello e che rende onore a chi lo fa al meglio, consegnare il progetto nel modo più completo e dettagliato possibile è quel passo in più che ti può rendere davvero migliore come grafico. Io ne sono convinto! Spero di essere riuscito a convincere anche te, vero? 😉

E ora tuffiamoci in quelli che sono i file di un logo che servono al cliente.

File vettoriali

File vettoriali Grafigata

Non sto nemmeno a dirtelo, lo sai, vero, che i loghi vanno costruiti con i programmi di grafica vettoriale tipo Adobe Illustrator o altri, no? Questo perché lavorare in vettoriale permette la scalabilità dell’immagine, cioè, in poche parole si può trasformare l’oggetto in qualsiasi dimensione senza perdere qualità.

Ok, appurato ciò, possiamo proseguire analizzando i vari file vettoriali. Quali file vettoriali necessiterà il cliente?

I file vettoriale sono infatti necessari al cliente se vuole che qualcosa venga stampato in modo professionale su qualsiasi supporto come carta, penne, tazzine, automobili e quant’altro.

I file di questo tipo, proprio perché destinati alla stampa, devono essere consegnati al cliente in CMYK, la cosiddetta quadricromia, cioè Ciano, Magenta, Giallo e Nero che sono i 4 colori utilizzati per generare tutti i colori della stampa. Esistono anche altri tipi di inchiostri per la stampa, come quelli dell’azienda Pantone, ma ne parlo più in basso, con calma.

Prima concentriamoci su quali sono i file vettoriali da consegnare per un progetto di logo design. Infatti, se per caso dovessi consegnare al cliente un solo file, quello dovrà essere un file vettoriale, a partire dal quale si possono generare tutti gli altri tipi di file, utilizzando il giusto programma.

Le principali estensioni di file vettoriali nell’ambito del logo design sono .ai, .eps o .pdf.

Icona file ai

.Ai – Adobe Illustrator

I file .Ai sono i file generati con il software Adobe Illustrator e sono i file sorgente del logo, ovvero i file originari in cui si è costruito e progettato il logo.

All’interno del mondo della grafica una discussione molto frequente è quella sul consegnare o meno il file sorgente al cliente.

La mia posizione all’interno di questa disputa è: il file sorgente va consegnato solo da richiesta esplicita del cliente in fase di redazione del contratto iniziale e va consegnato solo dopo esser stati pagati del 100 % del progetto. Altrimenti… tiè! 😀

Icona file pdf

.Pdf – Portable Document Format

Il formato .pdf è uno dei più diffusi e apprezzati formati sia tra i graphic designer che tra i non addetti ai lavori perché può essere visualizzato senza problema da qualsiasi computer o device grazie ad Adobe Acrobat o a qualsiasi altro visualizzatore di pdf.

Esistono molti tipi di pdf, come ad esempio quello che mantiene la modificabilità del file su Adobe Illustrator, cosa che può essere utile come un’alternativa al consegnare il file sorgente, se proprio non vuoi consegnare il sorgente!

Icona file eps

.Eps – Encapsulated PostScript

I file .eps sono una sorta di “file vettoriale universale”. Servono per poter essere aperti su qualsiasi software che supporti grafica vettoriale (ma anche raster) come, ovviamente Adobe Illustrator ma anche altri software come Inkscape o QuarkXPress.

Negli ultimi anni sta venendo usato sempre meno, soprattutto da chi lavora all’interno dei programmi dell’Adobe senza mai uscirne. Questo perché il passaggio di file tra Illustrator, Photoshop e InDesign, ad esempio, è molto semplice e non richiede un’esportazione intermedia in .eps.

È comunque un tipo di file che il cliente potrà trovare utile e che è sempre bene fornire per fare un lavoro professionale. Ad esempio può capitare che alcune tipografie o serigrafie, che usano macchinari di qualche anno fa, richiedano i file .eps per stampare. Il tuo compito come designer di loghi è semplificare la vita del cliente in queste occasioni!

Gestione del colore nei file vettoriali

Vi ho accennato prima all’importanza nella gestione dei colori quando si progetta un logo e ai vari profili di colore che sono necessari per i vari utilizzi.

Adesso, voglio quindi rispondere a questa domanda che probabilmente ti sei già posto: con quali colori va consegnato un logo al cliente?

Se ti sei posto la domanda, allora vuol dire che ti sto pian piano convincendo dell’importanza di fare un lavoro di consegna dei file nel modo migliore, dai! 😉

Se si vuole professionalità, allora, è bene prendere in considerazione di mandare il progetto del logo con file vettoriali che contengano questi profili colore:

1. Quadricromia (CMYK)

Già accennata precedentemente. È la versione standard per la stampa, se proprio vuoi consegnare un solo file in vettoriale, allora assicurati che sia quello impostato con il profilo colore in CMYK. Pronto per essere stampato.

2. Colori Pantone

I colori Pantone sono una serie di colori codificati in modo alfanumerico ed universalmente compresi da qualsiasi designer e tipografo. Vengono utilizzati perché il CMYK non garantisce sempre la perfetta resa del colore su qualsiasi stampante poiché utilizza dei mescolamenti di 4 inchiostri con colori diversi. Con i Pantone invece, viene utilizzato un solo inchiostro, garantendo la medesima resa con qualsiasi strumento di stampa.

Per avere sempre a portata di mano i tantissimi colori Pantone che esistono in circolazione, tipografi e graphic designer (ma non solo: anche verniciatori, interior designer, ecc) utilizzano le mazzette Pantone, una serie di “cartoncini legati insieme” sui quali sono stampati tutti i colori Pantone per aiutare a capire quale sarà la resa grafica di ciascuno di essi.

3. Bianco e nero

Un buon lavoro di logo design prevede anche che il logo funzioni al meglio in bianco e nero e, visto che, magari, in bianco e nero hai applicato alcune differenze strutturali alla forma del logo stesso (capita spesso, specialmente con loghi colorati) sarebbe meglio fornire al cliente anche il file vettoriale con questa versione, no?

In questo caso, è bene fornire il file vettoriale sia del file in colore nero, sia del file in colore bianco. Questo perché, spesso, i loghi trasformati in colore bianco sembrano più grassottelli rispetto a quelli neri o colorati, è un effetto visivo a cui si rimedia modificando leggermente la struttura del logo stesso. Assottigliandolo. E ovviamente devi mandare anche quella variante, spiegando al cliente come mai è importante.

 

Prima di procedere con questo articolo sulla gestione dei file per la consegna di un logo a un cliente, che dici se mi fai un piccolissimo +1 su Google Plus? Mi faresti davvero contento! E a te non costa nulla dai! 🙂

Grazie mille! Adesso continuiamo! Ti ho parlato dei file vettoriali e di come gestirli, ora tocca ai file raster e a quali consegnare ad un cliente dopo un progetto di logo design.

File raster

Grafigata raster

La grafica raster è quella basata su quei piccoli quadratini disposti a griglie (raster, in inglese) e chiamati pixel. La principale differenza con la grafica vettoriale è, quindi, che quando si zoomma, l’immagine raster diventa sgranata. E questo è ovviamente il motivo per cui un logo deve sempre essere costruito in vettoriale, come ho già scritto più sopra.

I file di un logo in versione raster sono però ovviamente necessari al cliente. Specialmente perché sono quelli che vengono utilizzati per il web o per gli schermi di qualsiasi device, che funzionano con i pixel. Vanno quindi forniti con un profilo colore in RGB (Red, Green, Blue) che è infatti il sistema di colore utilizzato dagli schermi a pixel.

Esistono numerosi formati per le immagini in grafica raster come .jpeg, .png, .bmp, .gif, .tiff, eccetera. Ma qui stiamo parlando di logo design e quindi mi focalizzerò soltanto su .jpeg e .png, che sono gli unici tipi di file che possono servire a te e al tuo cliente quando si parla di gestire i file di un logo.

Icona file jpeg

.Jpeg/.Jpg – Joint Photographic Expert Group

Il .jpg è uno dei formati più diffusi online perché offre un’ottima compressione del file salvaguardandone la qualità. Questo comporta immagini che pesano molto poco e che mantengono la risoluzione.

Uno dei problemi del .jpg è, però, che è un tipo di file “lossy“, cioè che perde (dall’inglese “loss”, perdere) qualità ogni volta che lo si modifica e lo si salva di nuovo. Il .jpg deve quindi essere un file di esportazione finale e non più da modificare.

Icona file png

.Png – Portable Network Graphics

Il .png risolve alcuni problemi del .jpg: non è lossy ma lossless (senza perdita di qualità) e quindi può essere modificato più volte senza perdere qualità e risoluzione. Inoltre, altra cosa importante, conserva le proprietà di trasparenza.

Per quest’ultimo motivo è molto utile per l’ambito del logo design: se dovesse servire applicare il logo su uno sfondo colorato all’interno di una pagina web o di una presentazione a schermo, il png con trasparenza fa al caso tuo, o meglio, fa al caso del cliente, quindi fornisciglielo!

 

Due consigli finali prima di consegnare i file del logo al cliente

Ok, ti ho parlato di quelli che sono i principali file da fornire ad un cliente dopo aver fatto un logo ma, prima di concludere, ti voglio dare due ultimi consigli che, sono sicuro, potrai trovare utili!

1. Non dimenticare le varianti del logo

Che ti piaccia o meno, il tuo logo verrà usato in moltissimi modi diversi e ognuna delle posizioni in cui il tuo logo verrà utilizzata avrà delle caratteristiche e delle necessità diverse. Ad esempio un logo stampato sul lato di una penna avrà una declinazione diversa rispetto a un logo stampato su un manifesto verticale.

Non dimenticare, quindi, di progettare e di fornire al cliente alcune varianti base del tuo logo. Qui sotto ti faccio vedere un esempio di alcune varianti del logo che ho progettato in ambito universitario per la Scuola Politecnica di Genova in cui ho preso in considerazione diverse declinazioni e posizioni del testo di accompagnamento. Puoi vedere qui l’intero progetto.

Declinazioni logo SPG

2. In ogni file inserisci una sola immagine o variante

Organizza tutte le versioni e le varianti del logo in file diversi e magari anche in cartelle diverse (tipo: “file per la stampa”, “file sorgente”, ecc). Questo renderà la vita più facile al tuo cliente che saprà sempre quale file mandare ai vari stampatori, serigrafi e tipografi.

Ad esempio, nell’immagine di prima, al cliente non si dovrebbero mandare tutte le tre varianti del logo in un solo file ma sarebbe preferibile rendere tutto più ordinato mandando tre file diversi.

Conclusioni

Allora, ricapitolando, ecco un piccolo schemino/promemoria di file da mandare al cliente dopo aver concluso un progetto di logo design:

  • File vettoriali (.Ai, .Pdf, .Eps)
    • Versione in CMYK
    • Versione in Colori Pantone
    • Versione in Bianco e nero
    • Versione in Bianco e nero con modifiche strutturali (se necessarie)
  • File raster (.Jpeg, .Png)
    • Tutte le varianti del logo in .Jpeg
    • Tutte le varianti del logo in .Png
  • Varianti del logo
    • Tutti i file in vettoriale con le declinazioni del logo
    • Tutti i file in vettoriale con il logo in dimensioni minime

C’è ancora qualcosa che mi sono dimenticato? Può essere! Nel caso, fammelo sapere nei commenti qui sotto! E fammi sapere anche che cosa ne pensi di questo articolo! Pensi che sia utile? Credi che sia uno sbattimento eccessivo organizzare tutti questi file per il cliente? Credi che non ne valga la pena?

Insomma, qualsiasi sia la tua opinione… fammi sapere! 🙂

Alla prossima,

Lorenzo.

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  • lucas

    Ciao Lorenzo, articolo scritto molto bene ed esaustivo! Ho una domanda: quando crei il file per il logo (file—> nuovo su illustrator), che metodo colore imposti? Un tempo io partivo sempre con cmyk ma se inserivo dei pantoni e poi facevo il pdf da mandare al cliente i colori cambiavano e diventavano orrendi. Ho risolto partendo sempre con il metodo rgb (lo passo in cmyk in seguito se so che deve essere stampato, ovviamente). Ti faccio questa domanda perchè un dubbio mi attanaglia: se, come scrivi tu nell’articolo, un logo deve essere adatto sia sul web che sulla stampa, con che metodo colore è meglio partire?

    • Ciao lucas!
      Io quando lavoro su un logo parto sempre dal lavorare soltanto in bianco e nero (se un logo funziona in bianco e nero vuol dire che funziona anche a colori!), poi procedo alla costruzione della palette di colore che declino nelle varie versioni in RGB, CMYK e Pantone. Di ognuna di queste versioni faccio un file diverso.
      Non so se sia il metodo migliore ma per me funziona! Alla fine per moltissime sfumature di colore non c’è una diretta corrispondenza tra tricromia, quadricromia e Pantone, bisogna quindi lavorarci su 🙂
      Spero di esser stato utile!
      Lorenzo.

      • Lucas Rizzato

        molto utile! 🙂 non mi ero accorto che hai solo 21 anni D: sei bravissimo caspita!!

        ps ti ho iniziato anche a seguire su behance 😉

        • Grazie mille ma, davvero, ho ancora tantissimissima strada da fare! 🙂 A volte mi rendo conto che ci sono talmente tante cose da imparare che mi spavento ahah! 🙂
          Grazie ancora,
          L.

    • Niki

      Se si lavora in RGB e si sceglie un colore molto vivido, molto acceso, è probabile che passando in CMYK il colore si attenui, si “spenga”, cambiando anche di molto la “sfumatura”, questo perché la gamma (gamut) di colori disponibili in quadricromia è minore/diversa rispetto l’altra.

      I metodi di lavoro potrebbero essere almeno 3:

      • In RGB si sceglie il colore che si vuole anche se poi non c’è una esatta corrispondenza percettiva nel CMYK (se un logo vive maggiormente, se non esclusivamente, nel web, in digitale, come il logo di un sito, di un blog, ecc, si potrebbe “accettare” di perdere vividezza nel caso remoto di stampare qualcosa).

      • Si lavora in CMYK così nel convertire in RGB i colori rimangono molto più fedeli perché la maggior parte inclusi nello spettro più ampio dell’RGB (confrontare i gamut) .

      • Mentre si sceglie il colore nella finestra “Selettore Colore” tenere d’occhio il triangolino e il cubo di fianco il colore attivo per apprendere e/o correggere il fuori gamma del profilo in uso.

      Stare attenti a non lavorare con “Colori prova” attivata convinti di lavorare in altro metodo di lavoro.

      • Assolutamente d’accordo su tutto! Grazie mille Niki per questo prezioso intervento, davvero!

        Si, effettivamente io quando faccio illustrazione vettoriale lavoro in CMYK per poter poi avere una conversione più fedele nel RGB, come dici Niki.

        Nel logo design uso invece un workflow leggermente diverso ma il risultato è sempre quello di selezionare sfumature di colore il più possibili coerenti in ogni metodo di colore.
        L.

  • Articolo ben fatto, chiaro e piuttosto esaustivo.

    Alcuni aggiunte/appunti:

    * Varrebbe la pena introdurre un sezione esplicativa della scelta della
    risoluzione per i files raster lossy (jpg e simili per capirci).

    Un conto è avere un file a 300 px e uno averlo a 72… prova a riportare un 72 px a 300!
    😉

    Visto che l’articolo tocca punti da ABC mi pare il caso di spendere due righe si questo tema.

    * Attenzione a considerare i Pantone come la risoluzione di tutti “i mali” della gestione colore.

    I Pantone sono nati per macchine da stampa che utilizzano inchiostri
    PANTONE… se dai solo un Pantone di riferimento (l’articolo giustamente
    NON indica questa unica strada), il più delle tipografie farà la sua
    bella conversione in Quadricromia… e siamo a punto daccapo.

    * E’ cosa buona indicare “usi” e possibili posizionamenti/abbinamenti con eventuale pay-off

    E’ cosa altrettanto buona indicare come NON si può utilizzare il logo
    (messo di traverso, in verticale piuttosto che in orizzontale, ecc) per
    evitare spiacevoli libere interpretazioni.

    Lo stesso dicasi per le dimensioni MINIME.

    * Infine, visto che abbiamo fatto tutto questo “popò” di lavoro… una
    bella cartellina con il logo bene in evidenza in copertina (magari il
    nome del Cliente), Esempi stampati e il CD contenente i files.

    Se il Cliente il logo lo paga (si spera…) e il giusto (altra
    speranza…) non accontentiamoci di mandare un file via mail… avere
    “in mano” quello che si è acquistato è tutta un’altra cosa 😉

    • Ciao Bariom! Assolutamente d’accordo con tutto quello che hai scritto! Davvero un ottimo e prezioso intervento!
      Per i punti 1 e 3, sono sicuramente argomenti che tratterò in futuri articoli (ho una luuunghissima scaletta eheh).
      Il punto 2 sono totalmente d’accordo con te, proprio per questo ritengo che vadano forniti, con adeguate istruzioni, TUTTE e tre le versioni di colori (rgb, cmyk e pantone).
      Il punto 4 è tutta professionalità aggiunta (e da aggiungere per fare un lavoro ottimo).
      Quindi ti ringrazio ancora!
      Lorenzo.

  • iMacCloud

    Ciao Lorenzo,
    complimenti per il blog e l’articolo che ho seguito da linkedin.
    Mi sono sempre posto il problema delle misure in px nei file bitmap/raster.
    Con un versione piccola, media e grande, tu che valori daresti?

    • Ciao!
      Intendi il file di esportazione del logo? Beh, dipende da molti fattori come ad esempio la struttura del logo e la sua leggibilità. Di solito un logo deve essere poter letto fino a dimensioni di 10/20 mm quando stampato, la stessa cosa per i loghi in versione RGB e quindi per schermo.
      L’ultima consegna che ho fatto, ho mandato il file raster in 4 varianti (misure della larghezza): 50px, 150px, 300px, 600px. Ma è una cosa che cambia da progetto a progetto! 🙂
      L.

  • Alice Kle Borghi

    Ciao Lorenzo, vorrei aggiungere una piccolo consiglio per tutti. Mi è capitato spesso che clienti (specialmente con ristoratori e negozi) usino poi il logo in maniera scorretta, deformandolo, alterando i colori, inclinandolo e tanti altri orrori simili. Ho deciso quindi di allegare oltre alle versioni ed estensioni del logo , una piccola GUIDA ALL’USO CORRETTO DEL LOGO, in sui sono elencati, oltre alle misure minime e codici colore, le cose assolutamente da non fare con il proprio logo ( non deformare, non alterare colori, non spostare gli elementi che compongono il logo, non ruotare, ecc…correlati di esempio illustrati). Effettivamente può richiedere un po’ di tempo in più ma tutti i clienti che lo hanno ricevuto ne sono stati molo contenti, anche perché spesso essendo digiuni di grafica e simili, non sanno neanche loro come comportarsi. Qualcun altro lo fa? grazie per gli articoli interessanti che ci regali! buon lavoro Alice

    • Luca Bezzi

      Ciao Alice, sono d’accordo con te, aggiungere anche la guida all’uso corretto del logo è una ulteriore dimostrazione di professionalità e dimostrazione di preparazione a cui fa riferimento anche Lorenzo nell’articolo.
      Addirittura mi hanno parlato di manuali d’utilizzo del logo che fanno anche specifico riferimento a quali altri marchi si possono o non si posso accostare al nostro marchio progettato per questioni di colori similari… Però questa mi sembra una versione piuttosto “estrema” della guida per l’uso.
      Grazie Lorenzo per gli articoli che pubblichi, continua così!

    • Litan Trace

      Assolutamente si, io lo faccio 🙂 Un manuale di istruzioni per andare sul sicuro!

  • dodicipollici

    Buongiorno Lorenzo
    volevo chiederti un consiglio per favore, ho dato il logo della mia attività, fatto da un webmaster con illustrator, al mio falegname per stamparlo su legno, il problema è che quando lo apre con il suo programma di cad tutte le parti con le curve non vengono visualizzate, secondo te quale è il motivo e su cosa bisogna intervenire? i file li ho dati al falegname in dxf e dwg ma il problema continua ad esserci
    ti ringrazio anticipatamente
    Simone

  • Giuseppe Fersini

    Ciao Lorenzo, io stò creando proprio in questi giorni il mio primo logo per un cliente “vero”, solo che dopo aver letto il tuo articolo ( ormai sei il mio guru, sei una fonte di ispirazione per qualsiasi cosa io non conosca), ho cambiato il file del logo da RGB a CMYK ritrovandomi con un problema che non riesco a risolvere in nessun modo e non ho capito da cosa dipenda. Le sfumature dello sfondo che ho creato non sono più delle sfumature ma ora che ho cambiato le impostazioni del colore sono diventate dei cerchi concentrici bruttissimi da vedere, non più sfumature ma linee nette, e non so come risolvere la cosa. Da cosa dipende????? AIUTO!!! 🙁

    • Litan Trace

      Questo succede perché i colori disponibili nel metodo rgb sono di paradossalmente piú di quelli in cmyk (credo che abbia a che fare col gamut di ciascun metodo di colore).
      I colori che quindi compongono la tua sfu.matura in rgbsi riducono in cmyk, e la sfumatura non é piú bella “liscia” ma compie dei “gradini”.
      L’unico modo che hai per farla tornare normale é rifarla partendo subito in cmyk

      • Litan Trace

        @giuseppe Fersini non so se forse ti é giá capitato di stampare un immagine con delle sfumature con la stampante di casa, l’effetto che ottiene é lo stesso, perché i colori disponibili in stampa sono meno di quelli visibili sullo schermo!
        (Spero di essermi spiegata! Non sono brava come il nostro Lorenzo a chiarire i concetti!)

  • Roberto Messina

    Ciao Lorenzo,sto leggendo tutti i tuoi articoli e penso che siano tutti molto chiari e interessanti,i miei complimenti e grazie di esistere.
    Roberto

  • Chiara Scarola

    Ciao,
    articolo chiarissimo, e utilissimo.
    Ho solo una domanda da farti, le dimensioni standard del logo da impostare, quali dovrebbero essere?
    Grazie.

    • Ciao Chiara! Dipende molto dal tipo di utilizzo che se ne fa! Non esistono dimensioni standard perché ogni logo è diverso e ha necessità diverse. Ad esempio un logo per la stampa deve avere una risoluzione molto più elevata (conviene infatti lasciarlo in vettoriale), mentre un logo per un sito web avrà dimensioni il più ridotte possibile per essere caricato velocemente.
      Spero di esserti stato d’aiuto! 🙂

  • Riccardo Olla

    Salve complimenti per la guida.. però ho una domanda..
    Un mio cliente Vorrebbe inserire il logo che ho creato in una immagine ma quando la inserisco perde di qualità.
    Ha la necessità di inserire un logo che hi salvato in png con illustrator su delle foto che fa con lo smartphone per questioni lavorative.
    Mi ha parlato di un’applicazione logo licious ma mi dice che come mette il logo sul programma glie lo mostra tutto sgranato come mai?
    Il logo è salvato in png con sfondo trasparente ed è di alta qualità 3000mpx e pesa 2 mb.
    Non so come risolvere il problema.

    • gio gio

      Ciao Lorenzo complimenti di tutto, mi sei molto d’aiuto nei tuoi tutorial e articoli… seguo la domanda di Riccardo.Perchè nel momento in cui esporto il file in png, a 300dpi, il bordo del file perde qualità, nello specifico, l’outline presenta i bordi tratteggiati, ho provato a modificare i parametri di esportazione del png, ma nonostante abbia fatto tutte le prove nell’esportare in png, il problema della perdita della qualità dell’outline del file persiste, grazie anticipatamente della tua attenzione!

      • Ciao Gio Gio,
        Ti riferisci anche tu a quell’applicazione che menzionava Riccardo o fai un discorso generico?

        • gio gio

          Ciaoo, dico in generale… Perché visualizzo l outline del mio png, nello specifico di un marchio , a scalare , seghettato … È normale considerato che il png é un formato per file raster /btmap ? Oppure sbaglio io a esportarlo sto benedetto png? In futuro un qualunque elaborato in vettoriale al cliente lo consegnerò solo ed esclusivamente in PDF ? Il png non è adatto ai vettoriali , serve solo per la trasparenza? … spero di essere stato chiaro, grazie mille caro amico.

          Il 08/gen/2017 09:20, “Disqus” ha scritto:

          • Deve esserci qualche impostazione da correggere nell’esportazione oppure nel file originale di Illustrator. Prova semplicemente a ingrandire il file di illustrator. Se lavori su uno spazio 300×300 è ovvio che l’esportazione in png sarà sgranata, a meno che non fai “Esporta per schermi” e lì usi un moltiplicatore (2x, 4x, ecc)

    • Ciao Riccardo,
      il png probabilmente su quell’applicazione sgrana perché l’applicazione stessa comprime il file in modo non professionale. Perché un lavoro del genere non lo fai te con Photoshop?
      Oppure può farlo il cliente scaricandosi GIMP e imparando quelle due semplici azioni che gli servono!

  • Francesco Craparo

    Ciao Lorenzo,
    bellissimo articolo complimenti!
    Veniamo al dunque, io ho un problema che non riesco proprio a risolvere. Come faccio a salvare un logo vettoriale ad alta risoluzione? Quando salvo un logo nel formato .SVG per il web si vede benissimo solo che non mi andrebbe di condividere con tutti il file sorgente. 🙂
    Quando salvo il file in png sul web non ottengo la stessa qualità, i contorni sono sfumati.

    Soluzione??

    Grazie!!

  • ebbre

    Ciao Lorenzo,
    articolo molto interessante, come anche altri che ho letto. Io solitamente uso Inkscape, perché non sono un grafico professionista. Ti scrivo perché il formato EPS, con Inkscape in ambiente Windows, è un po’ problematico da importare, non è proprio universale.