Lorenzo MigliettaLorenzo Miglietta

Guida per designer alla gestione dei file di un logo

33 COMMENTI

Quali file di un logo servono al cliente

Hai appena concluso un progetto di logo design? Magari il cliente ha pure dato il suo OK definitivo e vuole procedere per la stampa dei vari materiali pubblicitari? Beh, a questo punto, allora, basta mandare il file e bom, sei a posto no? Beh, in verità, tutto dipende da quanto vuoi che sia professionale e di qualità la resa del tuo progetto finale.

Un modo per rendere ancora più professionale il proprio progetto è una buona gestione dei file di un logo nel momento della consegna. La gestione dei file d’esportazione e di lavorazione di un logo è un momento estremamente importante nel processo di logo design (del quale puoi leggerne le regole principali in questo articolo).

Come sai, un logo può essere utilizzato in una marea di modi differenti: in piccole o grandi dimensioni, su schermo, come icona di un’app, inciso nel legno o stampato su carta o altri supporti. Per essere professionali nei confronti del cliente e della propria professione di graphic designer, è bene quindi preparare i file d’esportazione nel modo più preciso possibile.

Dovrai quindi preparare file con, ad esempio, estensioni o gestioni del colore diverse a seconda dell’utilizzo finale. È tuo compito, come designer, adempiere a questo passaggio finale prima della consegna definitiva.

Vuoi sapere quindi come preparare i file per un logo? Allora è l’articolo che fa per te!

Iniziamo col vedere in quali tipi di file può essere salvato (e consegnato) un logo per le lavorazioni finali. Ci sono, infatti, file vettoriali e file raster. In un vecchio articolo ho spiegato bene qual è la differenza tra grafica raster e grafica vettoriale, se non sai di cosa sto parlando.

Ma prima ancora di ciò, voglio rispondere a una domanda che, lo so, c’è una buona probabilità che ti sia balzata in mente quando hai letto il titolo dell’articolo!

Perché non aspettare che sia il cliente a chiedere tutti i file?

Cioè, perché dovresti sbatterti per organizzare tutti i file di cui ti sto per parlare? Perché non consegnare un file .pdf con tutto quello che serve buttato lì e poi si arrangia il cliente con lo stampatore o il tipografo?

La mia risposta è: perché non dovresti?

Perché non dovresti essere professionale? Perché non dovresti fare quel passo in più? Quel passo in più che ti farebbe fare un’ottima figura con il cliente? Quel passo in più che ti eviterebbe tutte quelle chiamate in cui il cliente ti chiede “Ciao Lorenzo, mi puoi mandare il logo sul tipo di file .XYZ”?

Se sei un graphic designer, fai un mestiere bello e che rende onore a chi lo fa al meglio, consegnare il progetto nel modo più completo e dettagliato possibile è quel passo in più che ti può rendere davvero migliore come grafico. Io ne sono convinto! Spero di essere riuscito a convincere anche te, vero? 😉

E ora tuffiamoci in quelli che sono i file di un logo che servono al cliente.

File vettoriali

File vettoriali Grafigata

Non sto nemmeno a dirtelo, lo sai, vero, che i loghi vanno costruiti con i programmi di grafica vettoriale tipo Adobe Illustrator o altri, no? Questo perché lavorare in vettoriale permette la scalabilità dell’immagine, cioè, in poche parole si può trasformare l’oggetto in qualsiasi dimensione senza perdere qualità.

Ok, appurato ciò, possiamo proseguire analizzando i vari file vettoriali. Quali file vettoriali necessiterà il cliente?

I file vettoriale sono infatti necessari al cliente se vuole che qualcosa venga stampato in modo professionale su qualsiasi supporto come carta, penne, tazzine, automobili e quant’altro.

I file di questo tipo, proprio perché destinati alla stampa, devono essere consegnati al cliente in CMYK, la cosiddetta quadricromia, cioè Ciano, Magenta, Giallo e Nero che sono i 4 colori utilizzati per generare tutti i colori della stampa. Esistono anche altri tipi di inchiostri per la stampa, come quelli dell’azienda Pantone, ma ne parlo più in basso, con calma.

Prima concentriamoci su quali sono i file vettoriali da consegnare per un progetto di logo design. Infatti, se per caso dovessi consegnare al cliente un solo file, quello dovrà essere un file vettoriale, a partire dal quale si possono generare tutti gli altri tipi di file, utilizzando il giusto programma.

Le principali estensioni di file vettoriali nell’ambito del logo design sono .ai, .eps o .pdf.

.Ai – Adobe Illustrator

I file .Ai sono i file generati con il software Adobe Illustrator e sono i file sorgente del logo, ovvero i file originari in cui si è costruito e progettato il logo.

All’interno del mondo della grafica una discussione molto frequente è quella sul consegnare o meno il file sorgente al cliente.

La mia posizione all’interno di questa disputa è: il file sorgente va consegnato solo da richiesta esplicita del cliente in fase di redazione del contratto iniziale e va consegnato solo dopo esser stati pagati del 100 % del progetto. Altrimenti… tiè! 😀

.Pdf – Portable Document Format

Il formato .pdf è uno dei più diffusi e apprezzati formati sia tra i graphic designer che tra i non addetti ai lavori perché può essere visualizzato senza problema da qualsiasi computer o device grazie ad Adobe Acrobat o a qualsiasi altro visualizzatore di pdf.

Esistono molti tipi di pdf, come ad esempio quello che mantiene la modificabilità del file su Adobe Illustrator, cosa che può essere utile come un’alternativa al consegnare il file sorgente, se proprio non vuoi consegnare il sorgente!

.Eps – Encapsulated PostScript

I file .eps sono una sorta di “file vettoriale universale”. Servono per poter essere aperti su qualsiasi software che supporti grafica vettoriale (ma anche raster) come, ovviamente Adobe Illustrator ma anche altri software come Inkscape o QuarkXPress.

Negli ultimi anni sta venendo usato sempre meno, soprattutto da chi lavora all’interno dei programmi dell’Adobe senza mai uscirne. Questo perché il passaggio di file tra Illustrator, Photoshop e InDesign, ad esempio, è molto semplice e non richiede un’esportazione intermedia in .eps.

È comunque un tipo di file che il cliente potrà trovare utile e che è sempre bene fornire per fare un lavoro professionale. Ad esempio può capitare che alcune tipografie o serigrafie, che usano macchinari di qualche anno fa, richiedano i file .eps per stampare. Il tuo compito come designer di loghi è semplificare la vita del cliente in queste occasioni!

Gestione del colore nei file vettoriali

Vi ho accennato prima all’importanza nella gestione dei colori quando si progetta un logo e ai vari profili di colore che sono necessari per i vari utilizzi.

Adesso, voglio quindi rispondere a questa domanda che probabilmente ti sei già posto: con quali colori va consegnato un logo al cliente?

Se ti sei posto la domanda, allora vuol dire che ti sto pian piano convincendo dell’importanza di fare un lavoro di consegna dei file nel modo migliore, dai! 😉

Se si vuole professionalità, allora, è bene prendere in considerazione di mandare il progetto del logo con file vettoriali che contengano questi profili colore:

1. Quadricromia (CMYK)

Già accennata precedentemente. È la versione standard per la stampa, se proprio vuoi consegnare un solo file in vettoriale, allora assicurati che sia quello impostato con il profilo colore in CMYK. Pronto per essere stampato.

2. Colori Pantone

I colori Pantone sono una serie di colori codificati in modo alfanumerico ed universalmente compresi da qualsiasi designer e tipografo. Vengono utilizzati perché il CMYK non garantisce sempre la perfetta resa del colore su qualsiasi stampante poiché utilizza dei mescolamenti di 4 inchiostri con colori diversi. Con i Pantone invece, viene utilizzato un solo inchiostro, garantendo la medesima resa con qualsiasi strumento di stampa.

Per avere sempre a portata di mano i tantissimi colori Pantone che esistono in circolazione, tipografi e graphic designer (ma non solo: anche verniciatori, interior designer, ecc) utilizzano le mazzette Pantone, una serie di “cartoncini legati insieme” sui quali sono stampati tutti i colori Pantone per aiutare a capire quale sarà la resa grafica di ciascuno di essi.

3. Bianco e nero

Un buon lavoro di logo design prevede anche che il logo funzioni al meglio in bianco e nero e, visto che, magari, in bianco e nero hai applicato alcune differenze strutturali alla forma del logo stesso (capita spesso, specialmente con loghi colorati) sarebbe meglio fornire al cliente anche il file vettoriale con questa versione, no?

In questo caso, è bene fornire il file vettoriale sia del file in colore nero, sia del file in colore bianco. Questo perché, spesso, i loghi trasformati in colore bianco sembrano più grassottelli rispetto a quelli neri o colorati, è un effetto visivo a cui si rimedia modificando leggermente la struttura del logo stesso. Assottigliandolo. E ovviamente devi mandare anche quella variante, spiegando al cliente come mai è importante.

 

Prima di procedere con questo articolo sulla gestione dei file per la consegna di un logo a un cliente, che dici se mi fai un piccolissimo +1 su Google Plus? Mi faresti davvero contento! E a te non costa nulla dai! 🙂

Grazie mille! Adesso continuiamo! Ti ho parlato dei file vettoriali e di come gestirli, ora tocca ai file raster e a quali consegnare ad un cliente dopo un progetto di logo design.

File raster

Grafigata raster

La grafica raster è quella basata su quei piccoli quadratini disposti a griglie (raster, in inglese) e chiamati pixel. La principale differenza con la grafica vettoriale è, quindi, che quando si zoomma, l’immagine raster diventa sgranata. E questo è ovviamente il motivo per cui un logo deve sempre essere costruito in vettoriale, come ho già scritto più sopra.

I file di un logo in versione raster sono però ovviamente necessari al cliente. Specialmente perché sono quelli che vengono utilizzati per il web o per gli schermi di qualsiasi device, che funzionano con i pixel. Vanno quindi forniti con un profilo colore in RGB (Red, Green, Blue) che è infatti il sistema di colore utilizzato dagli schermi a pixel.

Esistono numerosi formati per le immagini in grafica raster come .jpeg, .png, .bmp, .gif, .tiff, eccetera. Ma qui stiamo parlando di logo design e quindi mi focalizzerò soltanto su .jpeg e .png, che sono gli unici tipi di file che possono servire a te e al tuo cliente quando si parla di gestire i file di un logo.

.Jpeg/.Jpg – Joint Photographic Expert Group

Il .jpg è uno dei formati più diffusi online perché offre un’ottima compressione del file salvaguardandone la qualità. Questo comporta immagini che pesano molto poco e che mantengono la risoluzione.

Uno dei problemi del .jpg è, però, che è un tipo di file “lossy“, cioè che perde (dall’inglese “loss”, perdere) qualità ogni volta che lo si modifica e lo si salva di nuovo. Il .jpg deve quindi essere un file di esportazione finale e non più da modificare.

.Png – Portable Network Graphics

Il .png risolve alcuni problemi del .jpg: non è lossy ma lossless (senza perdita di qualità) e quindi può essere modificato più volte senza perdere qualità e risoluzione. Inoltre, altra cosa importante, conserva le proprietà di trasparenza.

Per quest’ultimo motivo è molto utile per l’ambito del logo design: se dovesse servire applicare il logo su uno sfondo colorato all’interno di una pagina web o di una presentazione a schermo, il png con trasparenza fa al caso tuo, o meglio, fa al caso del cliente, quindi fornisciglielo!

Due consigli finali prima di consegnare i file del logo al cliente

Ok, ti ho parlato di quelli che sono i principali file da fornire ad un cliente dopo aver fatto un logo ma, prima di concludere, ti voglio dare due ultimi consigli che, sono sicuro, potrai trovare utili!

1. Non dimenticare le varianti del logo

Che ti piaccia o meno, il tuo logo verrà usato in moltissimi modi diversi e ognuna delle posizioni in cui il tuo logo verrà utilizzata avrà delle caratteristiche e delle necessità diverse. Ad esempio un logo stampato sul lato di una penna avrà una declinazione diversa rispetto a un logo stampato su un manifesto verticale.

Non dimenticare, quindi, di progettare e di fornire al cliente alcune varianti base del tuo logo. Qui sotto ti faccio vedere un esempio di alcune varianti del logo che ho progettato in ambito universitario per la Scuola Politecnica di Genova in cui ho preso in considerazione diverse declinazioni e posizioni del testo di accompagnamento. Puoi vedere qui l’intero progetto.

Declinazioni logo SPG

2. In ogni file inserisci una sola immagine o variante

Organizza tutte le versioni e le varianti del logo in file diversi e magari anche in cartelle diverse (tipo: “file per la stampa”, “file sorgente”, ecc). Questo renderà la vita più facile al tuo cliente che saprà sempre quale file mandare ai vari stampatori, serigrafi e tipografi.

Ad esempio, nell’immagine di prima, al cliente non si dovrebbero mandare tutte le tre varianti del logo in un solo file ma sarebbe preferibile rendere tutto più ordinato mandando tre file diversi.

Conclusioni

Allora, ricapitolando, ecco un piccolo schemino/promemoria di file da mandare al cliente dopo aver concluso un progetto di logo design:

  • File vettoriali (.Ai, .Pdf, .Eps)
    • Versione in CMYK
    • Versione in Colori Pantone
    • Versione in Bianco e nero
    • Versione in Bianco e nero con modifiche strutturali (se necessarie)
  • File raster (.Jpeg, .Png)
    • Tutte le varianti del logo in .Jpeg
    • Tutte le varianti del logo in .Png
  • Varianti del logo
    • Tutti i file in vettoriale con le declinazioni del logo
    • Tutti i file in vettoriale con il logo in dimensioni minime

C’è ancora qualcosa che mi sono dimenticato? Può essere! Nel caso, fammelo sapere nei commenti qui sotto! E fammi sapere anche che cosa ne pensi di questo articolo! Pensi che sia utile? Credi che sia uno sbattimento eccessivo organizzare tutti questi file per il cliente? Credi che non ne valga la pena?

Insomma, qualsiasi sia la tua opinione… fammi sapere! 🙂

Alla prossima,

Lorenzo.

Condividi

Discussione: