Che cos’è la Gestalt? E come si applica al Graphic Design?

Lorenzo MigliettaLorenzo Miglietta

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Principi della gestalt applicati alla grafica

Oggi ti parlo di una delle cose che mi piacciono di più del graphic design: la psicologia della Gestalt, i suoi principi e come si applica alla grafica.

No, tranquillo, non è una parolaccia. La Gestalt, pronunciata gheshtalt, è una parola tedesca che in italiano significa “forma”.

La psicologia della Gestalt è una corrente psicologica che si sviluppò all’inizio del ‘900, in Germania, appunto.

È una corrente psicologica che studiava principalmente la percezione delle forme e l’esperienza.

Alla base della psicologia della Gestalt c’è questa frase, pronunciata da uno psicologo tedesco:

“Il tutto è diverso dalla somma delle singole parti”. – Kurt Koffka (1886 – 1941)

Spesso questa frase viene erroneamente riportata come “il tutto è maggiore della somma delle singole parti”.

Si tratta purtroppo di un errore tramandato da una cattiva traduzione dal tedesco di ormai circa 100 anni fa, che tengo a precisare per non darti informazioni errate.

La psicologia della Gestalt

La famosa frase di Kurt Koffka, alla base della Gestalt, significa sostanzialmente che noi esseri umani percepiamo gli elementi in modo diverso a seconda dell’insieme di cui fanno parte.

Non percepiamo i singoli elementi uno affianco all’altro, ma percepiamo un qualcosa di differente.

Facciamo subito un esempio, per chiarire meglio il concetto: la linea tratteggiata tra le corsie delle strade. Noi non percepiamo i singoli trattini come elementi distinti e separati, li percepiamo come, appunto, un elemento unico, una linea tratteggiata.

Il tutto è diverso dalla somma delle singole parti.

Un altro esempio sono le lucine di Natale, hai presente, no? Quei fili di piccole lampadine led che si accendono a intermittenza. Quando si accendono una dietro l’altra, il nostro cervello non percepisce l’accensione e lo spegnimento di ogni singola lampadina in sequenza, ma piuttosto una sola luce che sembra passare da una lampadina all’altra.

Questo è un esempio che mi piace molto, perchè fa capire come la Gestalt non sia qualcosa di legato alle classiche forme bidimensionali, ma è un qualcosa che si lega a qualsiasi ambito della percezione.

Questa teoria, nell’ambito psicologico, oggigiorno è in parte superata perché limitata in determinati ambiti cognitivi. Ciò non toglie che, nel corso della storia del design e della comunicazione visiva è stata capace di individuare determinati principi e metodi largamente utilizzati ancora oggi, spesso, come vedremo, in modo inconsapevole.

I principi fondamentali della Gestalt

Una volta compreso che cos’è la Gestalt, bisogna comprendere quali sono i suoi principi. Nel graphic design è importante comprendere come la mente umana si relaziona agli oggetti e alle forme e cercare di delineare alcuni principi che rimangano validi in ogni occasione.

In questo video, che è una lezione estratta direttamente dal nostro corso ABC Graphic Design, il corso avanzato sulle basi della grafica, ti spiego per bene i 6 principi fondamentali della Gestalt:

I principi fondamentali della Gestalt di cui parlo nel video sono 6. Ma, in realtà, ce n’è ancora qualcuno, come vedremo più avanti.

Se non hai voglia di vederti il video, leggi tutto il resto dell’articolo! 😉

Principio della vicinanza

Il primo principio della Gestalt è il principio della vicinanza, il quale afferma che all’interno di una composizione o di un’immagine, gli elementi vicini tra loro vengono percepiti come un elemento unitario.

In questo esempio questi nove cerchi, disposti in questo modo, ci fanno percepire una forma quadrata. Ma se li si separa con un po’ di spazio tra loro, diventano tre colonne.

E ancora, se si aggiunge ancora più spazio e li si posiziona senza alcun ordine sulla pagina, si percepiscono semplicemente nove cerchi disposti sullo schermo.

Il principio della vicinanza applicato alla grafica

L’esempio più importante, nella grafica, è quello delle colonne e dei paragrafi di testo e quindi della Tipografia.

Funzionano esattamente allo stesso modo, finché le righe di testo sono poste una vicino all’altra le percepiamo come un elemento unico: che sia un paragrafo o una colonna di testo.

Nel momento in cui inseriamo troppo spazio tra una riga e l’altra, le righe iniziano a sembrarci come elementi distinti tra loro e non come parte dello stesso testo.

Questo principio è anche alla base di una buona leggibilità di un testo.

Stessa cosa avviene ovviamente con lo spazio tra le parole o tra le lettere. Se lo spazio tra i vari elementi è troppo non percepiamo più un’unità tra essi.

Ma il principio della vicinanza può essere applicato ad altri ambiti del graphic design, come ad esempio nel logo design.

Prendiamo ad esempio il logo di Unilever, progettato nel 2004 dall’agenzia Wolff Olins.

In questo logo vengono inseriti alcuni dei moltissimi prodotti venduti da questa multinazionale e vengono posizionati in modo tale da formare una U. Questo sfrutta proprio il principio di vicinanza della Gestalt.

O ancora, sempre rimanendo nell’ambito del logo design: il logo IBM progettato da Paul Rand. Il concetto è lo stesso.

Principio della somiglianza

Il secondo principio è quello della somiglianza. Afferma che all’interno di una composizione o di un’ immagine, gli elementi simili tra loro vengono raggruppati e percepiti come un elemento unitario. Questa somiglianza può essere data dalla forma, dal colore, dalla dimensione o dalla posizione.

In questo esempio percepiamo cinque righe diverse. Il primo gruppo formato da righe di tondi neri, e il secondo gruppo formato da righe di quadrati bianchi.

Se fossero tutti dei cerchi neri, la nostra percezione ci avrebbe detto che era un rettangolo, come nel principio della vicinanza che ti ho spiegato prima.

Il fatto che siano elementi diversi, ma somiglianti tra loro, ci trasmette un’idea di cinque righe composte da cerchi neri o quadrati bianchi.

Questo principio fa sì che il nostro cervello raggruppi elementi con caratteristiche simili tra loro, e questo può essere sfruttato in tanti modi nel graphic design.

Il principio della somiglianza nella grafica

Tutti i pattern e le texture, ad esempio, si basano su questo principio. Ma non solo, anche quando si costruisce una serie di icone.

Le icone devono essere simili tra loro per funzionare all’interno di un insieme che sia visivamente coerente.

Anche se ogni icona ha una forma diversa, ha caratteristiche simili alle altre: ha lo stesso colore,  ha lo stesso spessore delle linee e lo stesso stile grafico e questo fa sì che le percepiamo come un insieme unico.

Lo stesso principio si applica poi al branding, alla progettazione di un’immagine coordinata.

Quando si va a costruire l’immagine coordinata di un brand, infatti, si va ad utilizzare determinati elementi ripetendoli in ogni applicazione di quel logo o di materiale coordinato aziendale. Creando ritmo, consistenza.

Come si può vedere in questo esempio della nuova brand identity di Slack, progettato dall’agenzia Pentagram.

Principio del destino comune

Il terzo principio è quello del destino comune.

Nel principio del destino comune gli elementi con un movimento uguale tra loro e diverso dagli altri, vengono raggruppati tra loro.

In questo esempio percepiamo tre colonne verticali e una sola linea obliqua che gli passa dietro. Mentre in realtà si tratta di elementi spezzati che percepiamo come unici tra loro.

Un altro esempio è con tre silhouette di tre aerei visti dal basso, che vengono percepite come un gruppo di aerei che vola insieme nella stessa direzione.

Principio di continuità

Molto simile al principio precedente, del destino comune, ma diverso, è il principio di continuità, dove gli elementi vengono uniti secondo la loro direzione.

In questo esempio da manuale, noi percepiamo due linee curve, ma in realtà potrebbero essere quattro righe completamente separate tra loro, ma semplicemente poste visivamente nello stesso punto.

L’esempio lampante è la linea tratteggiata delle strade che ci appare, appunto, come linea continua tratteggiata, quindi come un elemento unico, e non come segmenti separati, come dicevo ad inizio articolo.

Nel graphic design questi principi vengono utilizzati nelle immagini per dare un senso di armonia nel movimento, e far percepire come un tutt’uno degli elementi che in realtà sono slegati tra loro.

Un esempio molto bello, nel logo design, è il pittogramma del logo per l’Association des Hotels du Canada:

Principio dell’esperienza passata

Questo probabilmente è il più complesso, ma alcuni esempi pratici ti aiuteranno a comprenderlo.

Secondo questo principio, l’esperienza modella la nostra percezione. E quindi gli elementi di un insieme che riescono a far rivivere le esperienze percettive di un determinato oggetto, vengono raggruppati e formano una figura.

In questo esempio infatti non vediamo tre segmenti distinti, ma percepiamo in modo molto chiaro una lettera E maiuscola. Questo perché conosciamo la lettera E e le linee posizionate in quel modo stimolano il nostro ricordo e fanno sì che la percepiamo, anche se in realtà non c’è.

Principi della Gestalt

Questo principio è spesso utilizzato in combinazione ai prossimi due, come vediamo in questo logo progettato dallo studio Pentagram nel 2018, per Vibia, che si occupa di illuminotecnica.

Noi leggiamo facilmente la scritta Vibia, anche se è quasi tutto bianco e grigio, ma lo percepiamo grazie alla nostra esperienza passata e al principio successivo, di chiusura (per quanto riguarda la lettera B).

Principio di chiusura o completamento

Il primo degli ultimi due è quello di chiusura o completamento, che afferma che il nostro cervello tende a percepire delle forme chiuse, anche se in realtà non lo sono per niente.

In questo esempio non vediamo due linee curve, ma percepiamo un cerchio.

Principi della Gestalt

Oppure in questo altro esempio, percepiamo distintamente la figura di un quadrato posta sopra a 4 cerchi. Ma in realtà in questa immagine non esistono né quadrati né cerchi.

Principi della Gestalt

Tendiamo a preferire le forme chiuse, e quindi anche quando una forma non è chiusa, il nostro cervello la completa in automatico, ricostruendo una forma in base alla memoria che abbiamo di quella forma specifica.

Un esempio famoso che sfrutta questo principio della Gestalt è quello del logo WWF, dove noi percepiamo la forma completa del Panda, pur non vedendolo davvero per intero.

Percepiamo anche la parte che in realtà è mancante e quindi completiamo la forma.

Questo succede anche grazie al principio precedente, dell’esperienza passata, poiché se non avessimo saputo come fosse fatto un panda, non sarebbe stato possibile percepirlo.

Principio di Figura/Sfondo

Principi della Gestalt

L’ultimo principio della Gestalt è quello di figura/sfondo, che a mio avviso è il più interessante come applicazioni nel graphic design, perché permette una maggiore creatività.

Un principio secondo il quale noi, in una composizione tendiamo sempre a percepire alcune figure come un’immagine e le altre come uno sfondo.

Alla fine è proprio come il nostro occhio funziona: quando parliamo con una persona distinguiamo il viso di quella persona dallo sfondo.

Questo è alla base di alcune delle illusioni ottiche più belle della Gestalt.

L’applicazione più famosa è sicuramente l’illusione ottica del Vaso di Rubin, in cui si vede sia la silhouette di un vaso nella parte nera, sia due persone che si guardano.

Il principi di Figura/Sfondo applicato alla grafica

Le applicazioni del principio figura/sfondo della Gestalt nel graphic design sono quasi tutte realizzate attraverso il principio di figura/sfondo.

Esistono infatti moltissimi esempi nel mondo del logo design o dell’illustrazione con questa tecnica: dare allo sfondo e alla figura due significati diversi, che a seconda di che cosa si osserva, possono essere compresi oppure no.

Un esempio spesso usato in questi casi è il logo dello zoo di Pittsburgh, in cui si mostra la silhouette di un albero come figura e il profilo di un gorilla e di una leonessa come sfondo.

Un altro esempio molto interessante è dello straordinario logo di un golf club chiamato Spartan.

In questo logo si possono vedere nello stesso momento la figura di un golfista che ha appena colpito la pallina da golf, e la figura di un guerriero spartano.

Quando si progetta un logo, ovviamente non deve essere così complesso a livello visivo come questi esempi che ti ho mostrato. Anzi, solitamente è meglio che siano più semplici.

Ad esempio questo logo che ho progettato l’anno scorso come progetto personale, lavorando sul concetto della lettera H legata alle parole inglesi help e humanities.

In questo caso si vede la silhouette della lettera H e le due mani che cercano di aiutarsi.

L’ambito del graphic design in cui questo principio viene applicato maggiormente è l’illustrazione.

Un maestro straordinario in questo ambito è Noma Bar, un artista e illustratore israeliano formidabile.

 

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Un post condiviso da Grafigata! (@grafigata_com) in data:

In questo post di qualche settimana fa sul profilo Instagram di Grafigata c’è una bella raccolta di sue illustrazioni.

Il principio figura sfondo è forse quello più utilizzato nel graphic design perché è in grado di regalare oltre che una doppia interpretazione alle immagini, anche un aspetto veramente interessante alla composizione, che cattura lo sguardo di chi lo osserva.

Conclusioni

Nel graphic design inoltre non viene quasi mai utilizzato un solo principio ma spesso più di uno per veicolare un messaggio.

Conoscere come funziona la teoria, in questi casi, è d’aiuto per farci trovare soluzioni originali da provare nei nostri progetti.

Quello che ti consiglio di fare ora per capire bene come funzionano questi principi, in particolare l’ultimo, è andarti a studiare i grandi maestri che li hanno applicati nei loro lavori, come Paul Rand nel logo design e Noma Bar nell’illustrazione. E poi provare a realizzare qualcosa di tuo!

Mi raccomando fammi sapere cosa ne pensi lasciandomi un commento!

Alla prossima,

Lorenzo.

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