La nuova brand image di Visa mette l’inclusione al primo posto

Chiara ZoiaChiara Zoia
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Visa ha affidato allo studio Mucho un nuovo restyling della sua brand image dopo l’ultimo aggiornamento, che risaliva al 2014. L’obiettivo più immediato e pratico era quello di rendere gli strumenti di comunicazione più adatti al contesto digitale; ma c’era anche la volontà di incarnare nuovi valori e slegare il marchio dal solo ambito delle carte di credito.

Non si è trattato di un’operazione semplice, soprattutto perché quando si lavora con realtà così grandi e articolate il rischio è quello di restare impantanati nello sforzo di “piacere a tutti”. In più il desiderio dell’azienda era di non disperdere, ma al contrario capitalizzare la forza e riconoscibilità di un brand con 60 anni di storia. Quindi non c’era molto spazio per soluzioni di totale stravolgimento.

Andiamo allora a vedere in cosa consiste questo restyling e quali sono gli elementi più interessanti.

Colore e dinamismo per il logo

L’operazione fatta sul logo è stata minima, ma di grande portata, sia dal punto di vista pratico che concettuale.

In sostanza il logo è stato “smontato”: il logotipo con la scritta Visa in blu sarà infatti utilizzato da solo, così come le righe blu e gialla, che diventano un pittogramma autonomo. Questo espediente serve a salvare tutti gli elementi del logo originale e al tempo stesso aggira il problema delle dimensioni. In ambiti digitali, infatti, come l’icona di un app mobile, la versione precedente rischiava di risultare poco leggibile e soprattutto poco efficace.

Come già detto, inoltre, così facendo, si è creato un pittogramma che prima non esisteva. È bastato regolarizzare la dimensione delle righe gialla e blu con quello che prima era lo sfondo bianco del logotipo per ottenere una figura costituita da tre linee uniformi. Questa soluzione si presta molto bene a diventare una sorta di modulo attraverso cui costruire molti altri strumenti di comunicazione visiva. Diventa così più semplice mantenere una forte coerenza attraverso differenti mezzi e canali.

Non solo: se interpretiamo la striscia centrale bianca come un “vuoto” il nuovo pittogramma può richiamare anche il simbolo matematico dell’“uguale”. Lo scopo è incarnare i valori che il brand desidera comunicare (te ne parlo meglio tra pochissimo)

mockup cartaceo brand image visa

Anche i colori sono stati “aggiornati”: restano i caratteristici blu e giallo, ma più luminosi e contemporanei. Li affianca una palette di secondari che offre delle alternative a questa bicromia e permette di avere una giusta flessibilità nell’applicare l’immagine coordinata.

Una brand image fondata sull’inclusività

Interfacciarsi con un’azienda così strutturata non è facile; per orientare in modo più funzionale il lavoro in questo caso ci si è accordati su 6 principi che hanno fatto da guida per il progetto di rebranding (tra l’altro una bella idea che puoi rubare, anche per clienti più piccoli!). Il primo di questi principi recita “Include everyone, everywhere”.

La centralità di questo tema in quello che è uno dei primi rebranding di peso del 2022 non ci stupisce affatto: l’inclusività infatti è proprio uno dei trend che Lorenzo ha individuato tra i più interessanti per quest’anno (se vuoi scoprire tutti gli altri leggi qui).

Come abbiamo già accennato il nuovo pittogramma è chiamato a comunicare il concetto di uguaglianza attraverso il simbolo matematico “=“. Invece la versione a ”tre strisce“ (quella in cui il bianco è visibile) introduce nella brand image i tre purpose, i valori e propositi di Visa: “access, equality and inclusion”, quindi accessibilità, eguaglianza e inclusione.

Fanno parte del rebranding anche un repertorio di immagini fotografiche e varie ipotesi di applicazione dei nuovi strumenti. Vanno a integrare e rafforzare la rappresentazione dei valori che Visa considera centrali nella visione del suo modo di fare business.

brand visa inclusività

La tipografia è centrale

L’abbiamo già visto nel rebranding Pentagram per Fabriano.

Quando l’intervento su un brand non mira a stravolgerlo, ma a dargli una giusta dose di modernità e mettere ordine attraverso i vari utilizzi possibili, la tipografia diventa un elemento ancora più significativo su cui lavorare.

Anche in questo caso, infatti, Mucho, lo studio di branding e design incaricato da Visa, ha scelto di creare un font esclusivo. Visa Dialect è un carattere che fa parte della famiglia dei cosiddetti neo-umanisti (perché si ispirano agli antichi umanisti, o veneziani, ma in versione sans serif).

Si tratta di un font molto pulito e leggibile, quindi accessibile. Nelle sue versioni di maggior peso si rivela un’ottimo strumento per progettare grafiche molto efficaci, anche in grande e grandissimo formato. In più ha uno stile che si adatta molto bene al mondo dello sport, in cui Visa è molto coinvolta attraverso importanti sponsorizzazioni.

Va ancora detto che, oltre al nuovo font, Mucho ha realizzato anche un vasto set di icone, a partire dal pittogramma che è stato usato come “modulo base”. La “regola dei terzi” genera da qui un repertorio di simboli molto equilibrati e armonici, facili da utilizzare in diversi contensti.

Conclusioni

Il 2022 nel settore brand image si inaugura così con un progetto di grande peso, guidato dalla scelta di Visa di non stravolgere la propria immagine.

Difficile dire se altri grandi brand seguiranno questa scelta “prudente” di Visa o se la spinta verso il massimalismo porterà a rebranding più eclatanti.

Quello che è certo è che noi continueremo a seguire nella nostra sezione flash i casi più interessanti. E tu? cosa ne pensi di questo approccio? C’è qualcosa che ti non ti convince, o al contrario che ti entusiasma? Faccelo sapere nei commenti. Io per adesso ti saluto

A presto!

Tutte le immagini in questo articolo sono tratte dalla pagina portfolio di Mucho.

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