Gotham adesso è un variable font

Chiara ZoiaChiara Zoia
Gotham-Monotype

Il font Gotham è stato creato solo 25 anni fa dai font designer Jonathan Hoefler and Tobias Frere-Jones e pubblicato dalla Hoefler & Co. Eppure, anche se si tratta di un font molto più giovane, per fare un esempio, di icone come Futura, Gill Sans o Times New Roman, è diventato uno di quelli più amati e diffusi.

Pensa che, da quando è comparso per la prima volta sulla copertina di GQ nel giugno 2001, questo font ispirato alle insegne luminose di New York è stato utilizzato da Netflix, Coca-Cola, dal servizio postale degli Stati Uniti e dal Saturday Night Live.

La decisione di ri-progettarlo come font variabile non era per nulla scontata, quindi adesso ti spiego meglio cosa ha portato a questa nuova versione.

Un’operazione per nulla semplice

Creare un font variabile da zero è un progetto che si porta dietro inevitabilmente della complessità. Si tratta comunque di un livello che è diventato, specie negli ultimi anni, uno standard nel font design.

Questione del tutto diversa, però, è ri-progettare come variabile un font nato in modalità statica. In cui quindi ogni peso e variabile rilasciata era stata attentamente curata per ottenere una qualità coerente.

Questa difficoltà è sicuramente uno dei motivi principali per cui questa operazione non è stata presa in considerazione prima. È stato infatti considerato più saggio aspettare finchè i variable fonts non si sono diffusi in maniera decisamente importante sul mercato, e soprattutto nell’uso corrente del graphic design.

La stessa Monotype ha riconosciuto comunque i vantaggi che derivano da questa diversa modalità di progettare i font. Come la velocità di caricamento, dal momento che si può richiamare un singolo file di font invece di dover caricare uno ad uno tutti i pesi e le varianti.

Poi la flessibilità. La possibilità di giocare con più parametri tra quelli che determinano l’aspetto di un font permette, ad esempio, di non dover più per forza ricorrere al font pairing. Perché le varianti di un singolo font, soprattutto se ben progettato quindi di qualità, permettono di coprire le esigenze di un’intera interfaccia, o progetto grafico.

Un font, tante lingue

La qualità di un font si misura anche sulla quantità di glifi che vengono progettati. Ti sarà successo di sicuro di scaricare un font che ti sembrava perfetto, per poi scoprire che ti mancavano, ad esempio, le lettere maiuscole accentate.

In questo caso dover progettare Gotham come variable font ha dato l’occasione di espandere le lingue e i sistemi di scrittura supportati. In particolare sono stati progettati da zero i caratteri per il Vietnamita, e ampliati quelli per il Cirillico e il Bulgaro.

Questa cosa può sembrare non troppo rilevante per te, che magari al momento lavori solo per un pubblico italiano, o comunque con l’alfabeto latino. Considera che però oggi nessun progetto o marchio che aspira a un pubblico internazionale può permettersi di scegliere per la sua comunicazione un font che non funzionerà in parecchi paesi al mondo.

Insomma, questo aggiornamento del Gotham ha certamente come obiettivo quello di dare al font un nuovo slancio, adattandolo alle esigenze di mercati e piattaforme di comunicazione sempre più globali.

Conclusioni

Mettere le mani su un font tra quelli già diventati iconici di certo non è stata una scelta semplice, e ha implicato un grosso lavoro di progettazione.

È però di sicuro un’ottima occasione per alzare ulteriormente il livello di qualità del carattere, e allo stesso tempo per garantirgli una maggiore diffusione.

Certo, il rischio di ogni font variabile è che possa essere “usato male”, se le proporzioni vengono modificate in modo maldestro.

Tu cosa ne pensi dei variable fonts? Ti piace la libertà che ti offrono oppure preferisci quando pesi e variabili sono rigidamente progettati dai font designer? Dimmelo nei commenti, intanto io ti do appuntamento alla prossima news

a presto!

I diritti delle immagini sono di Monotype

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