Per chi fa grafica sapere cos’è una moodboard, a cosa serve, come se ne costruisce una è una di quelle conoscenze base, che troppo spesso si danno per scontate.
In pratica, un sacco di gente è convinta di sapere cos’è, ma poi la realizza male e la usa peggio. Perché nel caso delle moodboard la competenza che ti serve per migliorare il tuo flusso di lavoro e portare i tuoi progetti al livello successivo va molto oltre l’inserire qualche foto dentro un template di Canva.
Invece, quando capisci perché ti servono una o più moodboard, e soprattutto come dovresti sfruttare questo strumento dentro il tuo work flow, allora ti rendi conto di quanto ti conviene imparare a costruirle nel modo giusto e a sfruttarle al meglio.
Questo articolo è la guida di Grafigata per spiegarti tutto, ma proprio tutto quello che devi sapere sulle moodboard.
Cos’è una moodboard

Ok, non si può cominciare se non dalla definizione.
Quando parliamo di moodboard intendiamo una bacheca, che può essere fisica o digitale, e che raccoglie in maniera organizzata una varietà di elementi per trasmettere in maniera visiva un concetto, una sensazione, uno stile.
Anche se ti possono sembrare un’invenzione recente, le prime moodboard sono state create più di un secolo fa da architetti come Sir Herbert Baker, che hanno sfruttato la tecnica del collage, da poco diffusa grazie alle Avanguardie, per restituire ai clienti un’anticipazione più “tattile” dei loro progetti.
Saranno poi designer come Coco Chanel nel campo della moda e Doroty Draper nella progettazione di interni a rendere standard il ricorso a questo strumento in ogni campo del design.
Oggi le moodboard sono diventate una prassi standard nella progettazione grafica. Ma questo non significa che sempre vengano usate nel modo corretto.
Come si fa una moodboard

Comincio col dirti che non c’è un modo solo di fare una moodboard, ma ce ne sono parecchi, a seconda della tua impostazione personale e dell’uso che ne vuoi fare.
Però ci sono alcune regole che è bene seguire se vuoi che siano efficaci.
Anzitutto risolviamo una questione che ritorna spesso quando si parla di questo argomento: la moodboard serve a ispirare o a spiegare?
Questo equivoco nasce soprattutto perché, come ti ho detto prima, la moodboard è uno strumento che la grafica condivide con un sacco di altri campi del design.
Nella moda, soprattutto nella costruzione di una collezione, la moodboard serve appunto come repertorio da cui ricavare l’ispirazione per la progettazione dei capi.
Nella grafica invece la moodboard non è tanto uno strumento utile nella fase di studio e brainstorming, quanto nella definizione e condivisione di un’estetica su cui basare le scelte di progetto.
Quindi, nel graphic design, la moodboard serve soprattutto per definire e spiegare.
Per questo non ti basta buttare cose un po’ a casaccio dentro una bacheca di Pinterest.
Se l’obiettivo è focalizzare e rendere evidente la direzioni, o le direzioni verso cui dirigere il progetto, allora i materiali da inserire devono essere selezionati con grande attenzione, e organizzati in modo chiaro.
Ecco qualche indicazione pratica che ti farà certamente comodo.
Non più di 10 – 15 immagini
Questa è più o meno una misura sensata di quello che ti serve inserire dentro una moodboard.
Se invece cerchi di infilarci una tonnellata di materiale rischi di confondere le idee, invece di chiarirle. Ricorda che il tuo scopo è definire un’estetica nel modo più chiaro ed evidente possibile.
Mantieni la massima coerenza

Per raggiungere questo obiettivo io ti consiglio di lavorare alle tue moodboard in due fasi diverse. Prima l’esplorazione: sonda le tue fonti, che siano Pinterest o qualsiasi altro repertorio, in maniera abbastanza libera e salva da qualche parte tutto quello che in qualche modo colpisce la tua attenzione.
A questo punto, quando pensi di aver creato un repertorio abbastanza vasto (una cinquantina di risorse basteranno) devi iniziare la seconda fase: la selezione.
Tra tutti gli stimoli e gli spunti che hai raccolto devi individuare quelli che puntano nella stessa direzione, che convivono bene tra di loro e che si rafforzano.
Solo con questo criterio di selezione riuscirai a costruire un repertorio davvero coerente, quindi utile.
Punta sui dettagli
È più che frequente la situazione in cui un’immagine che hai trovato ti ha colpito per un dettaglio, anche se tutto il resto non funziona, oppure indebolisce quello che invece vorresti far emergere.
In questo caso non avere nessuno scrupolo a “tagliuzzare” le risorse che hai salvato come fonti. Anzi, proprio la tua capacità di intervenire sull’immagine per valorizzare le componenti più interessanti è quella che fa la differenza tra una moodboard efficace e curata e una sciatta e inutile.
Tieni alta la qualità
Ricorda che la moodboard deve anche, in parole povere, “vendere” un’immaginario, un’estetica.
Quindi non ti accontentare delle prime risorse che ti capitano sott’occhio. Cerca sempre di spingere la ricerca fino a trovare delle immagini, delle grafiche, delle texture o dei pattern di grande qualità. Così riuscirai a comunicare anche al cliente qual è lo standard a cui ti ispiri e quali sono le potenzialità di un progetto ben realizzato.
Esci dal digitale
Puoi trovare quello che ti serve sul web, in moltissimi casi, ma non perdere di vista tutto il mondo “analogico”, che ti può dare altrettanto materiale utile.
Riviste, ovviamente libri, oggetti che hai intorno, packaging, materiali con texture particolari … Inserire questo tipo di riferimenti dentro una moodboard può farti comodo soprattutto per quei progetti destinati non solo a canali digitali.
A cosa ti serve la moodboard

Una cosa fondamentale perché la moodboard sia davvero uno strumento che migliora il tuo lavoro è capire in che momento devi utilizzarla e con quale scopo.
Perché altrimenti c’è il rischio che tu la crei quando ormai non ti serve più a niente.
Quindi, secondo me, la fase giusta in cui lavorare sulla moodboard è quella che precede immediatamente lo sketching. Prima ancora delle tue prime idee su un possibile logo.
In pratica, appena dopo il debrief, è la prima cosa che dovresti fare quando ti metti a progettare un logo o un’identità.
Perché, prima di tutto, la moodboard serve a te. Ti serve a focalizzare bene quali sono le fonti visive (o musicali, o testuali … ) da cui vuoi pescare per realizzare una determinata identità. E a dargli già una prima forma coerente.
Come ovvio l’identità che provi a modellare attraverso questo strumento non è quella che piace a te, o che tu colleghi istintivamente al brand o al cliente. Ma quella che meglio corrisponde agli obiettivi del cliente che ti sta commissionando il lavoro.
Anzi, la moodboard ti aiuta proprio a esplorare più soluzioni, e a valutarle con il cliente prima di sviluppare un’intera proposta di logo o identità.
2/3 moodboard = 1 sola proposta

Questo per me è un passaggio molto importante, e anch’io ci sono arrivato solo dopo averci sbattuto il naso diverse volte.
Costruire bene una moodboard vuol dire mostrare al cliente diverse strade che si possono percorrere a livello di identità.
Ti faccio un esempio: Davide, che durante il percorso Da 0 a designer ha progettato l’identità per una gelateria artigianale, avrebbe potuto ipotizzare anche una soluzione diversa.
E se avesse scartato questa opzione prima di rendersi conto che era la direzione che il cliente avrebbe giudicato più efficace?
Oppure Swami, quando ha affrontato l’immagine della caffetteria “GIRI&RIGIRI”, poteva costruire un mondo visivo iper-minimalista e concettuale, secondo un linguaggio che tante attività di questo tipo oggi scelgono quando vogliono puntare sulla qualità della materia prima e la cura nell’offerta.
L’impostazione che poi ha prevalso, tutta basata su uno stile decisamente più funky, retrò e divertente, ha dalla sua la forza di un’autenticità più originale. Una scelta magari più coraggiosa, che presentata nel modo giusto può non solo convincere, ma conquistare il cliente e il mercato.
Per tutta questa serie di ragioni ti consiglio di preparare 2 o 3 moodboard, farlo come si deve, e poi presentarle al cliente. Questo per avere la certezza che quando parli di concetti come “minimale” “moderno” “fatto a mano” “vivace”, il cliente abbia davvero ben presente qual è il linguaggio visivo a cui ti riferisci.
Così, una volta individuata l’estetica su cui convergono le vostre competenze, potrai sviluppare una sola proposta: quella giusta.
+ moodboard = – revisioni
Più o meno sempre per gli stessi motivi una moodboard ben fatta ti salva anche da infiniti giri di revisione.
Questo perché la proposta, ad esempio di logo, che presenterai non sarà più un totale “shock” per il cliente, e non dovrai più giustificare la scelta di ogni tratto e ogni elemento.
Avrai già costruito e condiviso un mondo visivo coerente e convincente in cui ogni scelta che hai fatto avrà il suo senso.
Una bussola per te e per il team
Una volta che il cliente ha scelto la direzione da prendere, e la moodboard che la rappresenta, questa diventa un fondamentale aiuto nel lavoro.
Anzitutto per te: tutte le volte che ti trovi di fronte a una scelta, o hai la sensazione di perdere il focus, puoi tornare alla moodboard per verificare se quello che stai facendo è coerente e per trovare una guida.
Se poi il progetto prevede la collaborazione con altre professionalità, la moodboard è uno strumento estremamente efficace per lavorare in maniera allineata, evitare frizioni e ottenere un risultato convincente.
Cosa ti serve per costruire una buona moodboard
La risposta a questa domanda è meno scontata di quello che potresti pensare.
Diciamo che, in linea di massima, quello di cui hai bisogno per realizzare le tue moodboard si divide in due grandi categorie:
- I repertori: quindi le fonti da cui pescare il materiale
- I tool: quindi gli strumenti – soprattutto software – che usi per confezionarle
Qui ti do qualche suggerimento per entrambe queste categorie
I repertori
Qui direi che non c’è discussione: Pinterest è di sicuro la piattaforma che la fa da padrone in questo senso. È quella che anche Lorenzo usa più spesso.
Oltre Pinterest, però, ci sono anche altri repertori online che possono darti un grosso aiuto, soprattutto quando la tua ricerca si sta focalizzando in una direzione precisa e hai bisogno di qualcosa di meno “generalista”.
Io te ne segnalo 3:
Public Work di Cosmos: una raccolta di immagini che puoi navigare liberamente, trascinando la schermata in ogni direzione, che comincia da un punto casuale e che si va raffinando man mano che clicchi sugli elementi per te più interessanti.
Are.na: una piattaforma dove puoi esplorare contenuti creati da altri utenti, che rappresentano un sacco di discipline diverse, creare le tue collezioni e tracciare collegamenti tra le risorse.
Mymind: una sorta di browser personale. Attraverso un’estensione puoi salvare con un click tutto quello che attira la tua attenzione mentre navighi, e creare un archivio. Mymind classifica il materiale che hai archiviato e ti permette di esplorarlo attraverso chiavi di ricerca.
I tool
Qui potremmo aprire un capitolo davvero gigantesco, perché in realtà i tool con cui puoi costruire in maniera efficace una moodboard sono moltissimi, e tutti altrettanto validi.
Lorenzo preferisce Illustrator: ma la scelta non è legata a una particolare feature del software. Semplicemente per Lorenzo Illustrator è estremamente familiare, e quindi è lo strumento che gli consente di procedere in modo più rapido e preciso.
Ma allo stesso modo Canva, Miro, Figma, Affinity possono essere alternative altrettanto valide. Anche in questo caso molto dipende da te, dallo strumento con cui hai più dimestichezza e dal tipo di risultato che vuoi ottenere.
Oltre a questi software, che sono molto popolari, voglio ancora segnalarti un tool magari un po’ meno noto, ma che è stato progettato da un’importante agenzia creativa, e quindi è pensata proprio sulle esigenze di chi si occupa di graphic design, e di branding in particolare.
Si chiama Composit, e ha un piano gratuito che ti consente un buon numero di lavori, oltre a darti accesso a un vasto repertorio di progetti che puoi usare come ispirazione.
Conclusioni
Sapere cos’è una moodboard, come puoi costruirla e soprattutto quale ruolo può avere dentro il flusso di lavoro dei tuoi progetti è di sicuro una competenza che ti permette di fare un bel passo avanti come graphic designer.
Come sempre, si tratta di acquisire un metodo, più che di imparare una sequenza di azioni dentro un software o un trucchetto di progettazione. Se vuoi capirci qualcosa di più su come funziona questo metodo e su che differenza può fare per la tua carriera, puoi parlarne direttamente con noi: prenota la tua chiamata con il Grafi-Team per avere delle indicazioni preziosissime su come raggiungere i tuoi obiettivi.
Questa super-guida si conclude qui, ma tu hai tutto il nostro archivio di oltre 300 risorse da esplorare, se vuoi imparare cose nuove. Io, per il momento, ti saluto
a presto!
