Cosa può imparare un giovane designer da Massimo Vignelli

Lorenzo MigliettaLorenzo Miglietta

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Massimo Vignelli giovane designer

Massimo Vignelli è stato uno dei designer più importanti nella storia della grafica e del design del secondo dopoguerra ed è da tempo che medito sullo scrivere o meno un articolo su quello che per me è uno degli idoli personali nel campo della grafica. Ho infine deciso di farlo, e di farlo oggi in particolare, 27 maggio, ad un anno esatto dalla sua morte nel 2014.

Non voglio, però, scrivere uno di quei soliti articoli da giornale generalista che oggi, sono sicuro, vedrete sparsi su tutte le bacheche dei vari social network. No, voglio parlare di Massimo Vignelli con il mio stile, con lo stile di Grafigata.com, e cioè cercando di trasmettere cose utili ed interessanti a te che stai leggendo.

In particolare, ho deciso di impostare l’articolo focalizzandomi su quelli che sono gli insegnamenti che un giovane designer (come me) può imparare dal design di Massimo Vignelli. Come possono essere utili le sue ricerche, i suoi progetti e le sue idee?

In questo articolo ti parlerò di quali insegnamenti sono (secondo me) quelli ancora validissimi oggi, nel 2015. E che probabilmente lo saranno anche per gli anni a venire.

Se ancora non lo conosci, tranquillo! Infatti, prima di scrivere che cosa ha da insegnare a un giovane (ma non solo), ho pensato che fosse una buona idea scrivere una breve introduzione su quello che molti graphic designer italiani definiscono come “Il Maestro”.

Allora, pronto a partire? Dai, cominciamo!

Chi è Massimo Vignelli?

Massimo Vignelli foto

Praticamente chiunque viva nel mondo occidentale, a un certo punto della sua giornata, si imbatterà in uno dei lavori di Vignelli – David Lasker (twittami!)

Massimo Vignelli è stato uno dei designer italiani più famosi e apprezzati di sempre, in Italia e, soprattutto, in tutto il resto del mondo. È stato uno dei designer di quel periodo storico che Daniele Baroni e Maurizio Vitta, nel libro Storia del design grafico, definiscono come “grafica sociale”, cioè una grafica responsabile e attenta alla società e ai suoi bisogni.

Vignelli Metropolitana New York

Non è infatti un caso che le opere più famose di Vignelli siano quelle relative a progetti con un forte impatto sulla società come, ad esempio, la mappa e la segnaletica della Metropolitana di New York.

Vignelli è stato un designer a tutto campo, cioè si è applicato, nel corso della sua lunga carriera, a un’incredibile varietà di progetti, dal logo design (American Airlines, Knoll e altri) al rebranding (Lancia, Ford) ma anche, come detto a mappe e segnaletiche o al design del prodotto (come la sedia Handkerchief Chair) fino addirittura al design degli interni (la Saint Peter’s Church).

Tutta questa varietà deriva dalla concezione del fatto che, secondo lui, il design è un’unica “cosa”, un’unica entità che poi si declina in varie discipline ma che ha bisogno dello stesso tipo di approccio per ognuna di esse.

Design is one – it is not many different ones.” – Massimo Vignelli (twittami!)

Una delle fortune più grandi, per un giovane designer come me, è la possibilità di girarmi verso la storia che mi ha preceduto e cogliere degli enormi insegnamenti da coloro che sono stati grandi nel mondo del design.

E Vignelli ha molto da insegnare. Sia nel caso che tu sia un giovane designer, sia nel caso che invece tu sia già un designer esperto.

I 7 insegnamenti di Vignelli per un giovane designer

Nel corso della sua lunga carriera Vignelli, oltre che designer, è stato spesso un insegnante. È un peccato che egli non sia riuscito a lasciare un’impronta più forte sul web, nel quale avrebbe potuto essere una figura importantissima. Ma comunque ha lasciato in eredità un’enormità di informazioni preziosissime.

Io stesso, quando mi sono informato per le prime volte su di lui, sono incappato nel suo libro “Il Canone Vignelli” (disponibile gratuitamente, in versione pdf, qui link non più valido) all’interno del quale elenca i principi del suo modo di vedere il design, del suo modo di fare e di essere un designer.

Per me, in questi anni in cui mi sono affacciato al mondo della grafica, è stato di fondamentale importanza e voglio quindi condividere con te quelli che penso siano le cose più utili da sapere sul suo modo di concepire il mondo del design.

Allora dai, pronto a leggere le 7 cose che Vignelli può ancora insegnare ad un designer?

1. La forza del progettare con disciplina

The attention to details requires discipline. There is no room for sloppiness, for carelessness, for procrastination. – Massimo Vignelli (twittami!)

L’attenzione ai dettagli richiede disciplina. Non c’è spazio per la negligenza, per la trascuratezza o per la procrastinazione. – Massimo Vignelli (twittami!)

Progettare con ordine e disciplina è qualcosa che ogni giovane designer deve considerare non come una delle tante cose da fare ma come un elemento fondamentale nel design.

La disciplina è un insieme di regole che ci auto-imponiamo e che ci permettono di operare in libertà all’interno di un percorso. La disciplina, in pratica, canalizza la nostra creatività verso l’obiettivo prestabilito.

Essa deve essere sia nei confronti dell’organizzazione del lavoro, quindi con, ad esempio la costruzione ordinata di griglie per ogni progetto che si intraprende (leggi pure la mia guida alla creazione delle griglie grafiche, a proposito), sia nei riguardi di come tu, come designer, ti poni nel confronto del progetto.

Senza disciplina non ci può neanche essere un buon design, a prescindere dal suo stile.

2. L’importanza di creare qualcosa che serva, qualcosa con un significato

The very first thing that I do whenever I start a new assignment in any form of design, graphic, product, exhibition or interior is to search for the meaning of it. – Massimo Vignelli (twittami!)

La primissima cosa che faccio ogni volta che comincio un nuovo progetto di qualsiasi tipo di design, che sia di grafica, prodotto, esibizioni o interni, è cercarne il significato. – Massimo Vignelli (twittami!)

Un progetto di design deve avere un senso, un significato. E questo vale per ogni tipo di design.

Si vedono spesso in giro manifesti, cartelloni o volantini con elementi grafici inseriti totalmente a caso e senza un vero significato.

Com si può evitare questa cosa? Facendoti delle domande! Tipo, perché ho inserito quella banda di colore orizzontale? Che scopo ha? Perché ho utilizzato quel font? Mi trasmette nel modo corretto il messaggio che il cliente vuole dare? E questo colore? A cosa serve?

Sei un designer, fatti delle domande! Fai delle ricerche! Comprendi il significato di quello che ti circonda!

3. Che il design deve essere senza tempo

We are for a Design that lasts, that responds to people’s needs and to people’s wants. – Massimo Vignelli (twittami!)

Siamo a favore di un Design che duri, che risponda ai bisogni e alle richieste delle persone. -Massimo Vignelli (twittami!)

Questo è una delle citazioni di Vignelli che più mi suscita passione. Un design “Timelessness“, senza tempo, che supera l’obsolescenza programmata delle cose (ovvero il progettare qualcosa al fine di essere buttato e cambiato dopo poco tempo).

Un buon design dura nel tempo. Un design che dura nel tempo è un buon design. Non c’è niente da fare, è così! Ed è per questo che bisogna sempre progettare considerando il futuro, cercando di capire cosa diventerà quello che stai progettando.

Ad esempio nel caso della creazione di un logo. Non progettare mai un logo che segua la moda del momento, ma, piuttosto, prova a fare qualcosa che andrà bene anche tra 1, 5 o 20 anni!

Famoso esempio, a tal proposito, è il logo dell’American Airlines progettato nel 1967 da Vignelli e rimasto invariato per più di 40 anni grazie alle sue qualità senza tempo. Finché, nel 2013, non si è deciso in modo un po’ sciagurato di sostituirlo con un altro logo. una mossa criticatissima dell’azienda (scopri perché le aziende fanno rebranding).

American Airlines Vignelli

4. La centralità della tipografia

In several teaching situations I remarked the lack of some basic typographic principles in young designers. – Massimo Vignelli

In molte lezioni ho sottolineato la mancanza delle basi sui principi della tipografia tra i giovani designer – Massimo Vignelli

La tipografia e lo studio dei font dovrebbe essere una delle basi fondamentali per ogni designer e sicuramente una delle primissime cose da conoscere per un giovane designer. Lo stesso Vignelli si era accorto come l’assenza di conoscenze approfondite a tal proposito porta a cattivi progetti di design.

Nel Canone Vignelli, viene dato un grande spazio e risalto alla tipografia, ad esempio affermando che bisogna sempre prediligere sempre gli stessi font per ogni progetto, come l’Helvetica, il Garamond o il Futura. O che perlomeno Vignelli fa così.

Ecco, l’utilizzare sempre gli stessi font è uno di quegli aspetti del design di Vignelli sulla quale non sono molto d’accordo. Il design si è evoluto e secondo me utilizzare sempre gli stessi font per ogni progetto è qualcosa di controproducente. Ma ovviamente non voglio passare per sbruffone! Voglio solo stimolare un confronto su questo argomento, a proposito, tu che ne pensi?

Comunque se ti interessa approfondire all’argomento tipografia e font ti rimando a quelli che sono gli articoli più importanti e completi che ho scritto a riguardo:

5. L’importanza di essere “responsabili”

Design is to solve the problem without compromises for the benefit of everyone. – Massimo Vignelli (twittami!)

Il Design è risolvere un problema senza compromessi e per il beneficio di tutti quanti. – Massimo Vignelli (twittami!)

Nel graphic design il concetto della responsabilità è molto importante. Bisogna sempre cercare la soluzione ad un problema che sia il più appropriata possibile sia dal punta di vista economico che pratico.

Bisogna essere responsabili nei confronti di noi stessi, dell’integrità del nostro progetto e di tutti i suoi componenti.

Bisogna essere responsabili nei confronti del cliente, per risolvere il problema che ci ha sottoposto nel modo più economico e soddisfacente possibile. Senza quindi fregarlo né dandogli un prodotto di scarsa qualità.

Bisogna essere responsabili nei confronti del pubblico che si interfaccerà con il nostro prodotto. Fare qualcosa che non debba né “chiedere scusa” né “dare spiegazioni”.

6. E di essere rispettosi

Come diretta conseguenza dell’essere responsabili c’è anche l’idea di essere rispettosi. In particolare Vignelli ha fatto spesso l’esempio del rispetto nei confronti del logo di un’azienda.

Infatti, nella sua carriera ha avuto a che fare con molti progetti di rebranding (Lancia, Ford, Cinzano, Ciga Hotels) nei confronti dei quali ha agito in modo molto conservativo e rispettoso. Cosa che, invece, non è stata fatta nel caso del suo logo dell’American Airlines.

I considered established logos something to be protected. – Massimo Vignelli (twittami!)

Considero i loghi consolidati come qualcosa da proteggere. – Massimo Vignelli (twittami!)

Un esempio: quando gli venne chiesto di riprogettare il nuovo logo della Lancia, la casa automobilistica, lui non pensò nemmeno di progettare qualcosa di totalmente nuovo ma, invece, “rinfrescò” il vecchio e consolidato marchio aziendale, come puoi vedere in questo foto-confronto qui sotto.

Logo Lancia rebranding

Il rispetto, quello che nel Canone Vignelli è definito “equity“, è fondamentale nel design ed è una cosa che tutti noi giovani, io in primis, dobbiamo imparare.

7. E infine: che il design è passione

That beautiful feeling of enrichment that comes from new discoveries, new ways of doing the same thing better than before. – Massimo Vignelli (twittami!)

Quel meraviglioso senso di arricchimento che proviene dal fare nuove scoperte, dal trovare nuove vie per fare la stessa cosa meglio di prima. – Massimo Vignelli (twittami!)

Il design è passione. Il Design è curiosità, arricchimento e voglia di mettersi in gioco per scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo. E questo, secondo me, è l’insegnamento più importante di Massimo Vignelli.

Conclusioni

Spero che anche tu condivida la mia ammirazione nei confronti del “Maestro” o che perlomeno tu sia d’accordo su quello che ho scritto. In qualsiasi caso ci tengo davvero a sapere la tua opinione! Pensi che questi argomenti siano davvero importanti per un designer? Ci sono cose che contano di più? C’è qualcosa su cui invece non sei d’accordo? Ad esempio sul discorso dell’usare sempre gli stessi font, non so!

Comunque, voglio concludere questo articolo con il video di una delle più belle interviste, secondo me, fatte a Massimo Vignelli:

Lo so, si rimane incollati allo schermo, vero? 🙂

Alla prossima,

Lorenzo.

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Designer da conoscere: Massimo Vignelli. Semplicemente uno dei più grandi designer italiani di sempre. Forse uno dei più grandi in assoluto.⁠ ⁠ Ha realizzato talmente tanti lavori nella sua lunghissima carriera che elencarli è davvero complicato. Ha lavorato per innumerevoli grandi brand come Cinzano, Benetton, Knoll, American Airlines, Ford, la città di New York e molti altri.⁠ ⁠ Vincitore di due compassi d’oro, ha ottenuto 7 lauree honoris causa da 7 diverse università, ha scritto uno dei libri cardine alla base della filosofia del design modernista.⁠ ⁠ Insomma, si tratta di un designer fondamentale da studiare se si vuole imparare la grafica.⁠ ⁠ Per vedere altri suoi progetti, ti consiglio l’account Instagram @vignellicenter⁠ ⁠ Se vuoi imparare il Graphic Design e vuoi scoprire le migliori risorse per farlo, clicca il Link in bio e vai su Grafigata.com :)⁠ ⁠ #grafigata #massimovignelli #designerdaconoscere

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Discussione:

Ci sono 30 commenti in “Cosa può imparare un giovane designer da Massimo Vignelli”

  • Grazie ancora per la condivisione delle tue conoscenze. Se posso dire la mia sul “rebranding” di A. Airlines, a me il nuovo logo piace. E non pensi che Vignelli abbiamo un tantino peccato di presunzione dicendo che il suo logo non aveva bisogno di essere cambiato? Secondo me una rinfescatina ci voleva. Posso capire che possa essere stato seccante per lui, sopratutto per il fatto che non sia stato affidato a lui il rebranding. Perfino a me da fastidio se mettono in discussione un mio lavoro, figurati ad un professionista come lui con la sua identità! Però penso che a volte si dovrebbe fare uno sforzo per trascendere le proprie “opere”, invece ci identifichiamo in esse, diventano una parte di noi, come se fossero un figlio. Non è così? Chi non ha mai provato questi sentimenti per il proprio lavoro?

    • Assolutamente hai ragione Mara 🙂 Mai innamorarsi dei propri progetti! Il problema del rebranding di AA secondo me è stato che non si è molto rispettata la storia della azienda stessa, cosa che Vignelli invece nel ’67 aveva fatto.
      Poi, il logo nuovo è sicuramente ottimo, indubbiamente, ma ha distrutto l’immagine usata per decenni 🙂 Che ne pensi?

      • Effettivamente guardando i loghi di AA precedenti al ’68, si può dire che Vignelli ha sicuramente rispettato il passato http://www.designboom.com/wp-content/uploads/2013/01/futurebrand_american_airlines_rebrand_00.jpg

        Nel rebranding del 2013 sembra che ci sia stata da parte del designer una volontà di mantenere la continuità http://payload154.cargocollective.com/1/11/365666/5383314/JD_Portfolio_Exploration3-22_1024.jpg Forse un pò forzata, forse non gli è venuta proprio bene, lo ammetto 🙂

        Però quando puoi prenditi un pò di tempo per leggere questo articolo interessante che ho trovato riguardo alle polemiche del rebranding di AA. Ti copio e incollo velocemente una parte….”YOUR LOGO IS NOT YOUR BRAND” The logo is simply the graphic manifestation or visual representation of the brand (…) It is a symbol of the brand, it is not the brand itself. The logo does not have the power to change the way that people feel about a company. It is the company’s values and actions that can do that, and therefore create an intimate and emotional connection which becomes the “brand”.

        Poi leggiti l’articolo, ciao 🙂 http://www.liquidagency.com/blog/america-airlines-rebrand-goes-beyond-the-logo/#.VWXYz2S8PRa

        • Wow! Non avevo mai visto quell’immagine dello studio del rebranding inteso come un’evoluzione! Sicuramente ci possono aver provato, la cosa è indubbia! Ma il collegamento, come dici te, appare un po’ forzato come resa grafica (di meno a livello concettuale, direi).

          Mi sono letto l’articolo. Assolutamente interessante e pieno di spunti da approfondire! Concordo con il frammento che hai citato. Ma allo stesso tempo mi trovo a pensare che entrambe le due “fazioni” abbiano delle ragioni.

          In particolare, sono anche io convinto, come dice Vignelli, che il nuovo logo non durerà mai 40 anni come quello precedente 🙂 E forse questo è un punto a favore per Vignelli in questa “sfida”, no?
          Lorenzo.

          P.s.: per ogni tuo commento bisognerebbe scrivere un articolo di approfondimento ahah 🙂 Davvero, grazie centomila mi diverto tantissimo a confrontarmi su così tanti argomenti! 🙂

          • hahah! 🙂 grazie lo prendo come un complimento. Anche io penso che difficilmente il nuovo logo durerà altri 40 anni, anche perchè mi rimane difficile immaginare come si evolverà il mondo della grafica nel prossimo mezzo secolo! Nell’ultimo secolo abbiamo visto cosa è successo, lo stesso Vignelli ne ha parlato nell’intervista. Si è passati dai supporti cartacei al digitale, l’avvento di internet…ecc… Tu pensi che la carta scomparirà definitivamente? Io un pochino spero di no…. 🙂

          • Io penso che siano due cose non così interscambiabili come molti pensano 🙂 Un recente sondaggio fatto tra gente della mia età o anche più giovani (i cosiddetti Nativi digitali) ha concluso che la stragrande maggioranza preferisce studiare su libri e materiali cartacei invece che su supporti digitali.
            Quindi penso che i supporti digitali quello che di cartaceo dovevano sostituire, l’hanno già quasi del tutto sostituito e che la carta avrà quindi un futuro 🙂

  • Veramente un articolo molto interessante. A volte oltre all’aspetto pratico, la teoria è importante per focalizzare la funzione del design e l’obiettivo che ognuno di noi deve avere. Io non nasco designer ma vengo da architettura. Nonostante questo mi sto appassionando tantissimo alla grafica e ho trovato questo articolo di forte ispirazione. Sui sette punti concordo con te sul uso degli stessi font per ogni progetto. Sul logo dell’American Airlines sono rimasto scioccato quando prima sono andato a vedere come l’hanno trasformato. A mio parere ora è bruttissimo rispetto a quello realizzato da Vignelli.

    Alessio

    • Ciao Alessio, grazie per il commento!
      Sul fatto di provenire da architettura non è mica un problema se poi ci appassiona anche alla grafica, anzi! Pure Vignelli (e tutti gli altri grandi designer del passato) è nato come architetto, anche se erano altri tempi!
      Per il logo AA, quello nuovo è progettato tutto sommato molto bene, ma a mio avviso non regge il confronto 🙂
      L.

  • Bello, bellissimo. E sì, il video mi ha tenuta incollata allo schermo. Con tanto di lacrimuccia :’)
    Grazie!

  • Sto facendo un progetto su Massimo vignelli. Nonostante non lo conoscessi, e mi sto documentando su di lui adesso, ho trovato il tuo articolo molto utile, in quanto ho capito in pochi passaggi quali solo i suoi dogmi nel progettare e nel vivere. Ti ringrazio per l articolo.
    Comunque anche io sono concordo con te nel dire che si dovrebbero utilizzare font diversi in base a quello che vogliamo trasmettere, ma mi trovo d accordo con Massimo poiché alla fine utilizzo sempre gli stessi!!!!

  • Bravo, mi è piaciuto il tuo articolo. Per la questione Font io personalmente credo che l’helvetica rimarrá sempre attuale, cosí come alcune font citate sopra. Progettate egregiamente e con delle forme che non hanno tempo. Certo non bisogna mai porsi limiti tranne quello di creare qualcosa di scarsa qualitá.

  • Ho sentito una stretta al cuore. Questo succede quando si ha una passione, grazie per averlo condiviso 🙂

  • Grazie Lorenzo, per tutti i contenuti , questo video fantastico e le tantissime altre cose che potrò capire/scoprire in modo chiaro e veloce grazie a te ed al tuo team! Da ieri sera ho tolto gli occhi dal tuo sito solo per 5 ore di sonno 🙂
    Buon tutto!

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