Perché creare una versione bianca di un logo (e come farlo)

Ti è mai capitato di notare come uno stesso logo o icona, sembra avere una dimensione diversa a seconda del colore e dello sfondo che si usa? Cioè, se il logo è in bianco su sfondo colorato, sembra più grande. Ci hai mai fatto caso?

In questo articolo ti spiego come mai, quale fenomeno c’è dietro e come progettare, quindi, un logo nella sua versione bianca.

Iniziamo!

In un mio precedente articolo mi sono chiesto se un logo debba per forza funzionare anche in bianco e nero. So già che non ti andrai a leggere tutto l’articolo, vero? Quello che ci serve sapere qui, però, è la conclusione dei miei studi e ragionamenti in quell’articolo.

La risposta è che no, non è obbligatorio che un logo funzioni in bianco e nero, a parte alcuni specifici utilizzi (quotidiani, vetrofanie, ecc). Quel che è importante è che il logo sia flessibile.

Per logo flessibile, intendo un logo che si adatti alle diverse situazioni, alle diverse sue applicazioni. E per fare ciò, se ne devono progettare diverse versioni.

In quell’articolo ho fatto l’esempio del logo di Instagram. Il nuovo (2016) logo di Instagram ha al suo interno delle sfumature, che lo rendono caratteristico. Ovviamente, però, non può essere usato in tutte le situazioni in quel modo!

I designer di Instagram ne hanno quindi progettato una diversa versione monocromatica per far in modo che sia davvero flessibile ed applicabile ad ogni situazione:

Se progetti un logo, devi sempre tenere conto dei vari utilizzi cromatici che avrà. Devi progettare perché sia adatto sia a colori che in bianco e nero.

E fin qui, se hai letto l’articolo o se sai di cosa sto parlando, ci siamo.

Il problema viene, però, quando si va a ad utilizzare un logo monocromatico nella sua versione bianca.

L’immagine, allora, ottiene gli effetti negativi del cosiddetto Irradiation Phenomenon o Irradiation Illusion (non ho trovato come si dice in Italiano, quindi continuerò col termine inglese, che vuol dire tipo Fenomeno Irradiativo, o qualcosa del genere).

Per spiegarti meglio di cosa sto parlando, facciamo un gioco.

Cos’è l’Irradiation Phenomenon (o Irradiation Illusion)

 

Quale dei due quadrati (interni) ti appare più grande? Quello bianco o quello nero?

Hai detto quello bianco, vero? Sbagliato: sono uguali!

Questo strano termine, Irradiation Phenomenon, è infatti un’illusione ottica per la quale un’area chiara o bianca all’interno del campo visivo ci appare più grossa di quella scura.

L’immagine sopra dimostra perfettamente quello che intendo dire: il quadrato bianco su sfondo nero appare leggermente più grande di quello nero su sfondo bianco. Ma in realtà la dimensione è identica.

L’illusione si origina a causa del fenomeno fisico della dispersione ottica, che su Wikipedia è spiegata benissimo, la quale ha l’effetto di ingrandire l’immagine più chiara all’interno della retina dei nostri occhi.

Perché questo fenomeno è importante nella grafica? (e nel logo design)

Questo fenomeno diventa incredibilmente utile da conoscere per chi lavora nel mondo del graphic design.

La dispersione ottica, con conseguente irradiamento, avviene tutte le volte che un’immagine o una grafica bianca (o molto chiara) viene utilizzata su sfondo più scuro.

Avviene, quindi, quando si usano testi bianchi, quando si usa un logo monocromatico in bianco o, beh, per qualunque tipo di grafica e immagine.

Nell’esempio qui sopra, il fenomeno irradiativo si nota di meno. Ma prova a guardare le singole linee e i singoli spazi prima da un lato e poi dall’altro: vedrai la differenza percettiva!

In questo secondo esempio, invece, la differenza è gigantesca e facilmente visibile. Si stenta quasi a credere che sia lo stesso identico logo, con le stesse identiche misure!

Capisci bene, quindi, che quando si vuole fare un progetto di logo design che sia completo in ogni sua applicazione, non basta semplicemente “fare la versione monocromatica”.

Bisogna anche pensare a come sarà la versione in bianco di quel logo.

Andiamo quindi a vedere come progettare la versione bianca di un logo! Ma prima, che ne dici? Un piccolo +1 lo metti? A te non costa nulla mentre per me è davvero una soddisfazione 🙂

Grazie! E ora proseguiamo

Come progettare la versione bianca di un logo

Generalmente, quando si tratta di progettare la versione bianca del logo, basta, semplicemente, diminuire leggermente le dimensioni delle aree bianche.

Per fare ciò si può aggiungere, con Illustrator, una sottile traccia interna (Finestra>Traccia>Allinea traccia all’interno).

In seguito (mantenendo selezionato l’oggetto con la traccia) si usa lo strumento Traccia Contorno (Oggetto>Tracciato>Traccia contorno) che trasforma la traccia in un oggetto pieno e infine si sottrae la traccia all’area bianca originale (Finestra>Elaborazione tracciati>Sotto meno sopra).

Il risultato di questa operazione sarà quello di avere una versione in bianco otticamente uguale (ma non dimensionalmente) a quella nera (o scura):

Non ci credi che sia diverso? Ecco la dimostrazione grafica (zoomma se sei dal cellulare o se vuoi vedere meglio):

Questa tecnica l’ho applicata, ad esempio per creare la versione bianca del logo di Super Freelancer (il corso per designer freelancer per trovare clienti e ottenere risultati come freelancer):

Non noti differenze? Beh, allora significa che ho fatto un buon lavoro! 🙂

Problema: quando si ha a che fare con cerchi e forme curve

Questa tecnica va sicuramente bene in tutti quei casi in cui si ha a che fare con forme, tutto sommato, “semplici”.

Quando invece si ha a che fare con forme più complesse o in cui è bene lavorare sulle correzioni ottiche avanzate, come nel caso di loghi testuali, il discorso si complica un po’.

In un vecchio articolo ho spiegato nel dettaglio cosa sono e come funzionano le correzioni ottiche nel graphic design, sono sicuro che ti interesserà approfondire 😉

Un esempio di forma “complessa” quando si progetta la versione bianca di un logo è la forma del cerchio.

Per spiegarti come mai una delle forme base della geometria, in questo caso, è complessa ho bisogno di andare più nel dettaglio e spiegarti come funzionano le correzioni ottiche per un cerchio.

Come funzionano le correzioni ottiche di un cerchio

Paragrafo in parte proveniente dal capitolo 7 del corso per designer Font-Ninja.
Clicca qui per scoprire di più!

Quando si parla di correzioni ottiche di un cerchio, nel graphic design, si parla della lettera O.

La lettera O è facilissima! Lo si insegna ai bambini, basta fare un cerchio ed è fatta.

Ok, ma proprio un cerchio perfetto? Siamo sicuri?

Perfino Paul Renner, nella progettazione del suo geometricissimo Futura, si accorse che fare una O perfettamente rotonda avrebbe reso il font otticamente “sbagliato”.

E perciò applicò una quasi invisibile, ma importantissima, correzione ottica:

In pratica, le aste “orizzontali”, cioè le curve sopra e sotto, sono più sottili di quelle verticali.

Perché?

Sostanzialmente perché gli esseri umani non vedono veramente quello che c’è. O perlomeno non proprio l’esatta copia della realtà.

Questo perché, quello che vediamo attraverso i nostri occhi viene mediato dai recettori del nostro cervello e dal cervello stesso che ce ne dà una rappresentazione diversa in base alle nostre conoscenze ed esperienze.

Non voglio fare un trattato scientifico né una pappardella psicologica o filosofica, quello che importa è che spesso il nostro cervello viene ingannato da quello che vede.

In particolare, i nostri occhi ci ingannano e ci dicono che le linee orizzontali sono più spesse di quelle verticali. All’interno del capitolo 7 di Font-Ninja (il corso per designer su font e tipografia), spiego come questo fatto cambi completamente il modo in cui si progettano i font.

Questa correzione ottica è molto strana una volta scoperta ma, in realtà, è appunto presente in modo più o meno accentuato in ogni font, di qualsiasi stile esso sia.

Questi due font (Univers e Cheltenham), che all’apparenza sembrano così profondamente diversi, in realtà lavorano esattamente sugli stessi principi!

Cosa possiamo imparare da come i font designer hanno progettato i loro font?

Paragrafo in parte proveniente dal capitolo 7 del corso per designer Font-Ninja.
Clicca qui per scoprire di più!

Quando si varia il peso di un carattere non si aggiunge semplicemente una traccia o un po’ di spessore al carattere, si cambia proprio font.

Anche se a noi un font bold sembra solo un po’ più ciccioso di uno roman, le differenze a livello di correzioni ottiche sono moltissime.

Ovviamente, si parte dall’aggiungere/togliere un po’ di spessore alle forme precedenti, questo è ovvio, ma non è così semplice.

Si aggiunge, sì, dello spessore, ma lo si fa spesso in modo non equamente distribuito tra le varie linee.

Ad esempio le variazioni proporzionali degli spessori appaiono molto più chiare se si utilizza come esempio il Cheltenham, un font con un forte contrasto.

Applicare questi concetti alla creazione di una versione bianca di un logo con curve

Dopo tutta questa pappardella sulle correzioni ottiche e la tipografia, andiamo ad applicare questi concetti quando si progetta la versione bianca di un logo con curve, magari rotondo.

Questa è la situazione di partenza:

Si modificano da un lato le dimensioni degli elementi semplici aggiungendo una semplice traccia, dall’altro il cerchio modificando in modo leggermente più accentuato la parte superiore ed inferiore. In questo caso spostando leggermentein alto e in basso i due punti di ancoraggio).

La modifica deve essere otticamente impercettibile ma tale da rendere la diminuzione di spessore armoniosa e che sembri otticamente identica alla versione nera su sfondo bianco.

Ecco fatto!

Conclusioni

Quello di cui ti ho parlato in questo articolo non è qualcosa che si applica tutti i giorni, è graphic design avanzato, quasi sperimentale.

Nella stragrande maggioranza dei casi nemmeno si progetta una versione bianca di un logo avendo come effetto quello di ritrovarsi con loghi ciccioni quando usati in bianco.

Una cosa per cui un grande designer cerca invece di distinguersi è la cura dei dettagli. Anche quelli che possono non vedersi ma che, in fin dei conti vengono “percepiti”.

Alla prossima,

Lorenzo.

 

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  • Paolo t.

    Wow! Davvero un ottimo articolo su un argomento cjhe non avevo mai nemmeno considerato.
    Bene, bravo!

  • Marcol83

    Grazie Lorenzo un articolo molto interessante! 🙂

    • Mi ero perso il commento! Grazie davvero 🙂