La storia dell’Akzidenz Grotesk, il nonno della tipografia

Lorenzo MigliettaLorenzo Miglietta

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Akzidenz Grotesk

Esiste un carattere tipografico che ha svolto un ruolo cruciale nella storia della grafica ma che, nonostante questo, spesso viene snobbato o poco considerato. Si tratta dell’Akzidenz Grotesk e in questo articolo (e nel video qui sotto) te ne voglio parlare per bene.

Questo è il primo episodio (video+articolo) di una nuova serie, Typo-Storie, in cui andrò a parlare di storie, aneddoti, segreti e cose interessanti su font e tipografia.

La tipografia è infatti uno degli argomenti cardine del graphic design. Un argomento che, se vuoi diventare designer, devi conoscere per bene.

Negli anni, qui su Grafigata, ho scritto i migliori articoli dedicati a font e tipografia che si possano trovare online (anche in inglese) e ho anche creato il mini-corso Font-Ninja per chi vuole approfondire l’argomento.

In questa nuova serie di video e contenuti voglio condividere ancora di più questa mia passione, raccontando dettagli, segreti ed aneddoti.

Iniziamo dall’Akzidenz. E per farlo, facciamo un viaggio indietro nel tempo di più di 120 anni.

Berlino, 1896: nasce l’Akzidenz Grotesk

L’Akzidenz Grotesk è un carattere tipografico che viene creato nel 1896 (o tra il ’96 e il ’99 a seconda delle fonti) dalla fonderia tedesca H. Berthold AG, a Berlino, in Germania.

Qui sotto, si vede un poster del 1898 in cui vengono mostrati tutti i font creati dalla fonderia Berthold. L’Akzidenz Grotesk (qui chiamato “Accidenz”) svolge il ruolo di essere l’unico sans-serif della fonderia:

Eccolo qua in dettaglio:

L’autore dei disegni dei caratteri, il type designer, è purtroppo sconosciuto. Questo però non deve sorprendere. Anche se la maggior parte dei font oggi più famosi ha un type designer conosciuto (Paul Renner per il Futura, Baskerville per il Baskerville, ecc), per i caratteri creati a fine ‘800 è una cosa piuttosto comune non sapere nulla sui loro disegnatori.

A quell’epoca, il rapporto con la tipografia e con la creazione di caratteri tipografici era molto diverso rispetto ad’ora: si creavano moltissimi caratteri tipografici e molti di essi erano di bassa qualità e quasi usa e getta. Non con l’intensità con cui questa cosa avviene ora, ma era già un grosso cambiamento rispetto a prima, quando i caratteri erano pochi e venivano studiati e lavorati per anni.

Questo carattere, infatti, era un carattere di tipo commerciale, in un periodo, la fine del 19esimo secolo, in cui ne venivano creati due tipi: quelli per l’editoria e quelli per la pubblicità. E la maggior parte dei caratteri, comunque, era graziato, serif.

I caratteri pensati per la pubblicità venivano utilizzati spesso in grandi dimensioni, sui manifesti, con l’obiettivo di essere visti e notati dai passanti.

L’Akzidenz Grotesk era uno di questi.

I caratteri commerciali dell’epoca: Slab Serif e Grotteschi

In particolare, i caratteri pensati per l’uso su poster e manifesti, erano solitamente degli Slab Serif (chiamati anche Monster Fonts) e i primissimi Sans Serif che venivano chiamati Grotesque, Grotteschi.

Poster epoca vittoriana

La motivazione di questi soprannomi è semplice: venivano denigrati dai puristi della tipografia.

E, beh, non avevano tutti i torti. La maggior parte di quei font era di pessima qualità, progettati esclusivamente per attirare l’attenzione dei passanti. Venivano progettati in gran numero e utilizzati malissimo, spesso in maiuscolo e in bold uno a fianco all’altro.

In un unico manifesto era cosa comune trovare anche 10 o 15 diversi caratteri tipografici in maiuscolo e bold uno sotto l’altro per annunciare cose diverse. Un vero e proprio crimine tipografico 🙂

 

Insomma, per chi all’epoca era abituato a un utilizzo dei caratteri ben più elegante e preciso, l’apparire in massa di questi font fu un bel colpo. Da qui i soprannomi Monster e Grotesque.

L’Akzidenz Grotesk era uno di quei font e, in particolare, come dice il nome era uno dei “grotteschi”. Anche l’altra metà del nome, Akzidenz, voleva farne intendere un uso occasionale e “leggero” e non elegante. 

Però, a differenza della maggior parte dei suoi contemporanei, riuscì a distinguersi per le sue qualità di semplicità e neutralità.

Ma, quando uscì, per quanto fu comunque piuttosto popolare, non ebbe un enorme successo e la fonderia Berthold non ne fece nemmeno così tanta promozione. Insomma, era un carattere di secondo piano per l’epoca.

Questo relativo scarso interesse ed utilizzo era dovuto proprio al motivo per cui, in seguito, questo carattere venne invece così apprezzato ed imitato: era estremamente neutro.

Le caratteristiche dell’Akzidenz

L’Akzidenz Grotesk è infatti un carattere molto anonimo, quasi asettico, che trasmette emozioni molto equilibrate. Trasmette ordine, rigore.

Infatti, guardando un po’ più nel dettaglio i vari glifi, possiamo renderci conto che non ce n’è nessuno che spicca, che è particolare o “strano”.

Ha però alcune caratteristiche (tipiche dei font grotteschi) che è importante menzionare.

Innanzitutto, le lettere minuscole come la c, la s, la a e la e tendono ad essere ricurve su se stesse, creando spazi chiusi. Questa caratteristica fu probabilmente ispirata dai font Didoniani o Bodoniani (cioè quelli ispirati al Didot o al Bodoni) che andavano di moda all’epoca.

Altre caratteristiche dell’Akzidenz sono la g minuscola ad occhiello singolo (cosa molto particolare e rara per i font dell’epoca ma oggi invece decisamente più diffusa), mentre la a minuscola ha un doppio occhiello e la G maiuscola ha l’estremità a forma di uncino.

Va detto, però, che l’Akzidenz Grotesk, non è un font completo ed è difficile da utilizzare al giorno d’oggi, se non nelle sue versioni ridisegnate.

Questo perché presenta alcune limitazioni. Innanzitutto, non ha un vero italic ma ha un obliquo. La differenza la spiego bene all’interno del corso ABC Graphic Design. Questo non è un grosso problema di per sé, molti fon sans-serif hanno l’oblique, ma può essere comunque un fattore limitante.

Il difetto più grande dell’Akzidenz Grotesk è la grossa differenza di spessore tra le maiuscole e le minuscole che, quando il carattere viene usato per i testi, diventa molto visibile.

In linea generale, comunque, si tratta di un font “poster” e non “text” (e cioè adatti ai grandi titoli invece che ai testi, cosa che spiego in una lezione del corso ABC). E questo può però essere un grande pregio.

Il vero utilizzo di questo carattere

Il suo vero utilizzo e il motivo per cui amo questo font, si ha in un caso ben specifico: quando si utilizza l’Akzidenz Grotesk Bold per titoli e loghi.

Infatti, negli anni, raramente ho trovato un font capace di avere la stessa forza visiva e lo stesso prorompente impatto che ha l’Akzidenz Bold in un titolo.

Cioè guarda qua quanto risalta questo titolo soprattutto se confrontato ad altri font simili come l’Helvetica o l’Univers. Sono molto simili, sì, ma a livello di forza d’impatto, non riescono a reggere il confronto.

E lo stesso vale per il logo design. Tanto che, beh, il carattere del logotipo di Grafigata, hai indovinato, è proprio l’Akzidenz Grotesk!

Ma adesso torniamo alla sua storia.

L’arrivo del successo per l’Akzidenz Grotesk

Eravamo arrivati a quando, negli anni successivi alla pubblicazione non veniva molto utilizzato, giusto?

Il successo dell’Akzidenz, infatti, arrivò a partire da più di 20 anni dopo la sua pubblicazione.

Nel 1921 esce “Die Neue Typographie” (La nuova tipografia), di Jan Tschichold, un libro cruciale nella storia del Graphic Design. Puoi prenderlo in prestito, gratuitamente, nella sua versione digitale in inglese dal sito Archive.org. Oppure puoi comprare la versione cartacea (non ho trovato acquistabile quella in italiano).

È forse proprio a questo libro che risale una concezione tuttora molto viva e presente: l’idea che i font serif siano “vecchi” e i font sans-serif siano invece “moderni”.

In particolare Tschichold definì i font Grotteschi come quelli più adatti ai tempi (gli anni ‘20) anche se con la necessità di migliorarli e aggiornarli. E tra essi, sicuramente era da considerare l’Akzidenz (assieme ad altri grotteschi come l’Erbar e il Schelter).

Non è che da un giorno all’altro tutti iniziarono a scoprire ed utilizzare l’Akzidenz eh! Però sicuramente si iniziò, in certi ambienti avanguardistici, ad osservarli in modo decisamente diverso rispetto a prima.

Il vero successo per l’Akzidenz e i suoi tanti simili di fine ‘800 arrivò negli anni ‘50 e ‘60 infatti, nell’ambito della corrente estetica del modernismo svizzero. Anche detto Stile Internazionale.

Anni ’50: il carattere modernista

In quegli anni, l’Akzidenz si impose come il font di gran lunga più utilizzato all’interno di questa corrente. Molti graphic designer come Joseph Muller-Brockmann o Armin Hofmann lo usavano continuamente all’interno di quasi tutti i loro manifesti e stampati di qualunque tipo. E, ovviamente, lo usavano principalmente nella sua versione Bold, per i poster.

L’Akzidenz, per tutti gli anni ‘50 è stato IL font che caratterizzò il modernismo. Proprio perché era estremamente anonimo e neutrale, come voleva essere visto lo stile modernista internazionale.

In pratica, per circa 70 anni, l’Akzidenz, assieme a qualche altro carattere grottesco, era rimasto sempre al passo coi tempi senza cambiare mai. E negli anni ’50 veniva utilizzato non solo per le sue qualità ma proprio perché comunicava modernità. Un font vecchio di 70 anni era diventato insomma il simbolo della grafica e della comunicazione moderna.

Ma a quel punto c’era bisogno di un rinnovamento, di qualcosa che fosse più flessibile e più adatto ai tempi.

Così, a partire dai disegni di font come l’Akzidenz e lo Schelter Grotesk, vennero progettati in quegli anni alcuni caratteri come l’Helvetica (1957) e l’Univers (1957), che avrebbero condizionato di lì in poi il graphic design fino ad oggi.

Questi font vennero chiamati caratteri Neo-Grotteschi (in questo articolo trovi tutta la storia delle varie categorie di font).

Se, ad esempio, confrontiamo l’Akzidenz con l’Helvetica notiamo moltissime similitudini. La g con un singolo occhiello, ad esempio. Ma anche le lettere “e, c, s, a” che tendono a chiudersi. Anzi, nell’Helvetica questa chiusura è ancora più spinta (la “e” dell’Helvetica è uno dei glifi più riconoscibili che ci siano).

Capisci quindi perché ci tengo a raccontare dell’importanza che ha avuto l’Akzidenz nella storia? È stato un vero e proprio nonno della tipografia moderna!

Conclusioni

Ok, è concluso il primo episodio di Typo-Storie. Ci tengo a sapere il tuo punto di vista: ti piacerebbe vedere e leggere altri racconti, altre storie? Fammelo sapere lasciando un commento qui sotto!

Se invece sei interessato a conoscere meglio i font imparare meglio come sfruttarli ed utilizzarli, dai un’occhiata al mio mini-corso Font-Ninja, nella Grafigata Academy!

Per imparare davvero le basi del Graphic Design in modo avanzato, sia partendo da zero che per consolidare le tue basi sulla grafica, ti consiglio invece il nostro corso avanzato ABC Graphic Design.

Alla prossima,

Lorenzo.

Fonti utili

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