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Grafica digitale: differenza tra raster e vettoriale

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Differenza tra raster e vettoriale

Molto spesso, quando si parla di grafica, o di graphic design, non si ha bene in testa di cosa si stia parlando.

Sostanzialmente la grafica è un settore della produzione artistica che si occupa di creare elementi e prodotti per la comunicazione visiva che è la trasmissione di un messaggio attraverso un’immagine.

La grafica, intesa come produzione di immagini, trae le sue origini in Johannes Gutenberg, orafo ed inventore tedesco che nel 1455 inventò la stampa a caratteri mobili. Essa consisteva sostanzialmente nell’allineare i singoli caratteri metallici, precedentemente costruiti, fino a formare una pagina, cospargerli di inchiostro e poi pressarli su un foglio di carta.

Questa invenzione fu talmente importante che molti storici fanno risalire a questo evento e a questa data l’inizio della modernità. Ma di tipografia ne parlo più approfonditamente qui.

Si va bene Lorenzo grazie per la lezione di storia ma veniamo al dunque, và!

Il mio alter ego ha ragione: passiamo alla pratica e al 2014. Oggigiorno, infatti, la grafica è principalmente grafica digitale, detta anche computer grafica o CG.

Cos’è la grafica digitale

Se la grande invenzione del XV secolo è stata la stampa a caratteri mobili, la grande invenzione del XX secolo è stato il computer, almeno nell’ambito della grafica. Con lo sviluppo dei personal computer è nata così, a partire dagli anni ’60 la grafica digitale o computer grafica, appunto.

Sostanzialmente il foglio di carta si è trasformato in monitor e la matita ha preso la forma del mouse. Grafica digitale è praticamente tutto quello che vediamo e che produciamo visivamente accendendo lo schermo di un computer o di uno smartphone.

La grafica digitale si divide in due categorie, con profonde differenze concettuali: la grafica raster e la grafica vettoriale.

Ma prima di analizzarne le caratteristiche e le differenze è meglio fare una breve introduzione sulla funzione del colore nella grafica digitale e sui metodi di colore che vengono utilizzati.

La teoria del colore

La grafica digitale si basa sull’utilizzo di svariati software che, a prescindere dal tipo di utilizzo, sono basati su alcune scale di colori e mescolanze.

Oltre alla scala di grigi e al bianco e nero si utilizzano principalmente due tipi di mescolanza di colori, ovvero la mescolanza (o sintesi) additiva e quella sottrattiva.

Mescolanza additiva (RGB)

Colori RGB

La mescolanza additiva o sintesi additiva si riferisce ai colori primari della luce ovvero il rosso, il verde e il blu (da cui la sigla RGB dai nomi in inglese RED, GREEN e BLUE).

Questi tre colori sono agli estremi (rosso e blu) e nel mezzo (verde) dello spettro elettromagnetico. Se miscelati tra loro, danno praticamente tutti i colori presenti nello spettro stesso, mentre se sommati in parti uguali (da qui il termine “additivo”) danno la luce bianca, ovvero il colore bianco.

La tricromia RGB è utilizzata quando un determinato elemento grafico è destinato ad essere visualizzato su schermo, ad esempio per il web.

Mescolanza sottrattiva (CMYK)

Colori CMYKLa mescolanza o sintesi sottrattiva, invece utilizza i colori primari dei pigmenti. Spiegato in parole povere: la materia, e quindi i pigmenti, ha la capacità di assorbire in modo selettivo solo alcune lunghezze d’onda della luce mentre le altre vengono riflesse. La parte di luce che viene riflessa è quella che dà un determinato colore.

Il colore di un pigmento è dato dalla sottrazione di radiazioni dalla luce bianca ed è per questo che questo eventi prende l’aggettivo di “sottrattivo”.

I colori primari della mescolanza sottrattiva sono ciano, magenta e giallo a cui viene aggiunto il nero, originato dalla sovrapposizione degli altri tre. La combinazione CMYK (Cyan, Magenta, Yellow e Key black) è quella utilizzata nella stampa.

Bisogna tenere presente, però, che lo stesso colore, che sia RGB o CMYK non dà sempre lo stesso risultato a seconda dello schermo o della stampante e bisogna sempre considerare questa possibilità ad esempio in fase di progettazione di un logo.

Come evitare sorprese? Facendo delle prove e testando! Questi sono elementi da tenere sempre a mente quando si sceglie il colore per un elemento grafico, come un logo.

Differenza tra grafica raster e grafica vettoriale

Una volta capita la differenza tra RGB e CMYK e tra le mescolanze di colore, passiamo al capire quali sono le due principali categorie della grafica digitale.

Grafica raster

Grafigata raster

Prende il nome dalla parola inglese “raster” che significa griglia. Infatti nella grafica raster, o bitmap, l’immagine è composta da una griglia di punti detti pixel, di forma quadrata.

Ognuno di quei pixel possiede determinate informazioni di colore che nell’insieme creano una determinata immagine. Il profilo di colore usato più spesso nelle immagini bitmap è l’RGB perché è il profilo che le schede grafiche dei computer utilizzano per generare l’immagine stessa su schermo.

La proprietà più importante di un immagine raster è la risoluzione, che è data dal numero di pixel contenuti in una certa unità di misura. Per standard si utilizza il pollice inglese (2,54 cm) e il rapporto Dot Per Inch, DPI, cioè punti per pollice. Più alto è il numero dato da questo rapporto più alta è la risoluzione dell’immagine e quindi la qualità della stessa.

Una risoluzione di 300 dpi è considerata lo standard di qualità per una buona stampa mentre per lo schermo sono sufficienti 72 dpi per ottenere una buona qualità visiva.

Ovviamente diminuendo la dimensione della foto aumenterà la sua risoluzione, così come ingrandendo la stessa essa avrà una risoluzione minore ottenendo il cosiddetto effetto sgranato, quello in cui i singoli quadratini diventano visibili, come nell’immagine in testa al paragrafo.

Formati di immagini raster

Le immagini raster possono essere salvate in svariati modi a seconda del tipo di utilizzo che si vuole fare di esse. Vediamo i 6 formati più diffusi:

  • Non compressi: file che pesano maggiormente sulla memoria fisica del computer.
    • Raw – letteralmente “grezzo”, è il file solitamente utilizzato dalle macchine fotografiche per mantenere intatta la qualità di un’immagine.
    • Bmp – Windows Bitmap è veloce da leggere e da modificare ma comporta un maggior peso in termini di byte.
  • Compressione lossless: ossia minor spazio occupato su disco, stessa qualità e risoluzione, lossless vuol dire infatti “senza perdita”.
    • Png – acronimo di Portable Network Graphics, uno dei più usati formati compressi, pesa poco e mantiene le eventuali trasparenze ed è quindi perfetto per il web.
    • Gif – Graphics Interchange Format, tra i suoi punti di forza c’è la possibilità di creare delle immagini animate.
    • Tiff – Tagged Image File Format, mantiene numerose informazioni importanti anche dopo la compressione ed è quindi usato per scanner e stampanti.
  • Compressione lossy: questi tipi di formato perdono qualità ogni volta che vengono salvati e modificati, non sono quindi adatti al fotoritocco ma sono perfetti per lo scambio di immagini via internet.
    • Jpeg – Joint Photographic Expert Group, è sicuramente il formato più famoso ed utilizzato, crea una potente compressione principalmente sul colore che, pur non essendo visibile dall’occhio umano è percepita dalla stampante.

Grafica vettorialeGrafigata vettoriale

La grafica vettoriale è molto diversa da quella raster. Essa si basa infatti sulle forme geometriche come linee, punti, curve e poligoni per generare un’immagine e a queste forme vengono attribuite determinate caratteristiche di colore o di effetti.

Poiché le immagini vettoriali sono costituite da forme geometriche è possibile ingrandirle praticamente all’infinito senza perdere minimamente risoluzione poiché le stesse forme geometriche hanno alla base delle equazioni matematiche. Puoi vederlo bene nel dettaglio dell’immagine qui sopra.

La differenza di spazio occupato su disco è un’altra fondamentale differenza: infatti le immagini vettoriali occupano di gran lunga minor spazio di quelle raster poiché le informazioni contenute nell’immagine sono nettamente inferiori, rendendo anche le modifiche più semplici.

Un aspetto negativo però è che, per ottenere delle immagini vettoriali ricche di qualità e di dettagli, come ad esempio è necessario fare nell’ambito della grafica 3D, sono necessarie delle macchine e dei software estremamente potenti. O perlomeno allo stato attuale della tecnologia.

Formati di immagini vettoriali

Generalmente ogni programma di grafica vettoriale permette il salvataggio in svariati formati a seconda del tipo di utilizzo che si vuole fare dell’immagine.

Quasi tutti i software hanno un loro formato personalizzato predefinito come il .dwg per Autocad o il .ai per Adobe Illustrator leggibili soltanto con il programma utilizzato per creare il file e per le sue versioni successive.

La peculiarità di questi file è che, essendo vettoriali, conservano sempre tutte le caratteristiche di qualità iniziale e soprattutto la possibilità di modificare all’infinito qualsiasi punto o curva dell’immagine.

La conversione da vettoriale a raster è sempre molto semplice, infatti tutti i softwares di grafica vettoriale permettono di salvare (esportare) il file vettoriale in un qualsiasi formato raster come il .jpeg o altri.

Un file di salvataggio particolare è il famoso PDF. Esso comprende tutte le informazioni di forme, colori e font contenuti all’interno del file originale e soprattutto ha la caratteristica di non dipendere da nessuna piattaforma o software ma di essere leggibile (tramite un lettore tipo Adobe Reader) su qualsiasi dispositivo.

Conclusioni

Ricordati che raster e vettoriale sono due cose ben differenti e che ogni tipo di progetto ha bisogno di un diverso approccio, ad esempio se tu hai bisogno di progettare un logo dovrai sicuramente utilizzare la grafica vettoriale. Perché? Lo spiego bene qui.

Come dico sempre, questi sono argomenti per cui un libro intero non basterebbe per dire tutto quanto, ed è per questo che ho aperto un blog! Infatti nelle prossime settimane arriveranno moltissimi nuovi post in cui parlerò di molti argomenti che in questo articolo ho solamente accennato.

A proposito, che ne pensate di questo articolo? Qualcosa non è chiaro? Insomma, qualsiasi cosa, come sempre, fatemelo sapere qui sotto nei commenti, o contattandomi.

Alla prossima, Lorenzo.

 


 

Immagine di testa di Cristiano Corsini.

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